Yoga-terapia e Āyurveda आयुर्वेद

Parlare di Yoga-terapia[1] è impossibile senza fare un riferimento all’Āyurveda[2], scienza complementare allo Yoga. Entrambi costituiscono frutti specifici della stessa pianta, i Veda. Non a caso l’Āyurveda[3] è considerato da alcuni autori autorevoli come estensione (upāṅga) dell’Atharvaveda, “il quinto Veda”. Entrambi hanno come elemento centrale d’indagine la stessa triade: nell’ Āyurveda i tre Doṣa (Vata, Pitta, Kapha) assumono caratteristiche al contempo specifiche ed analoghe ai tre Guṇa dello Yoga (Sattva, Rajas e Tamas).

L’approccio olistico dello Yoga è identico a quello dell’Āyurveda. La loro complementarietà è evidente, così come la loro genesi nell’ambito della Tradizione Vedica. Per questo l’utilizzo degli strumenti e metodologie messi a disposizione dello Yoga da parte dell’Āyurveda è semplice ed armonico.

Entrambi condividono e pongono tra le basi fondanti dei rispettivi insegnamenti il concetto di “purificazione”.  Richiamiamo la riflessione di Svāmī Veda Bharati proponendola come spunto di specifica meditazione:

“There exist in the tradition preparations prerequisite to imparting a teaching, such as (a) a student’s application and rising of questions, (b) his ascetic observances and purifications, (c) preparing the body through rasāyanas…”[4]

Per differenza, scenario completamente diverso è quello del rapporto tra Yoga e medicina occidentale: il primo guarda l’essere umano come un “unicum”, la seconda si concentra sui sintomi e sugli organi affetti da malattia. Il primo presuppone che il Maestro sia colui che ha realizzato se stesso prima di poter trasmettere l’insegnamento[5], il secondo presuppone l’acquisizione di un titolo e competenze tecniche, eludendo completamente la formazione rispetto ai requisiti esistenziali.

Esiste quindi, concretamente, il rischio che l’essenza dello Yoga sia stravolta quando si utilizzano in modo strumentale le pratiche yogiche come semplici accessori delle metodologie medico-cliniche predominanti in Occidente.
Le difficoltà riscontrabili in quest’ultimo caso sono fortemente alimentate dall’aspetto “merce” che caratterizza l’intero scenario della Salute, in modo particolare nel mondo occidentale.

Gli assiomi etici ed esistenziali espressi da Yama e Niyama, mentre trovano assonanza con i principi fondanti dell’approccio terapeutico proprio della Tradizione occidentale (Alchimia, Omeopatia, Medicina Naturale sopravvivono ancora, ma con un ruolo marginale), sono largamente negletti, se non del tutto irrilevanti, se ricercati nello specifico scenario odierno dell’industria della salute[6], dominata da preponderanti logiche di mercato.

La sempre maggiore diffusione della Yoga-terapia in occidente, in ogni caso, rappresenta un’opportunità positiva: l’esperienza diretta con lo Yoga, sia pure in forma parziale come ausilio alla specifica terapia medica finalizzata al ristabilimento di uno stato di equilibrio psico-fisico, può rappresentare l’inizio di un percorso evolutivo globale, oltre e al di là della specifica patologia.
A patto che i principi fondanti dello Yoga costituiti da Yama e Niyama siano pienamente recepiti ad applicati.
In tale prospettiva è significativo il recente contributo di Jennifer G. Rioux, specialista in Integral Āyurveda and Yoga Therapy, dal quale riportiamo brevi citazioni che si offrono alla riflessione:

“…The following comments reflect 16 years of experience as a Yoga therapist integrating the disciplines of Āyurveda and Yoga; I have seen firsthand what becomes possible for patients when the two knowledge streams are combined to inform diagnosis and treatment…..Āyurveda is a comprehensive medical science that developed historically alongside yogic approaches to health; their trajectories have remained intertwined.
Ayurvedic theories of anatomy, physiology, psychology, and spiritual causality are woven into yogic science and its therapeutic modalities—implicitly and often explicitly. The evidence base for Yoga therapy and
Āyurveda generated by Western researchers is growing, but biomedical outcomes are not sufficient to capture the wide-reaching, multifaceted effects of Yoga therapy.
Integration of ayurvedic medicine into the explanatory models of Yoga therapy infuses diagnosis and treatment with a comprehensive theoretical and applied scientific framework for interpreting and improving patient outcomes—physical, emotional, and psychospiritual…..Whether ayurvedic medicine or biomedicine provides the context for the application of yogic healing methods, the methods remain the same—Āsana
, Prāṇāyāma, Meditation, Yoga Nidrā, Mantra, Mudra, etc.—but the lens through which the methods are selected, applied, and evaluated focuses on different qualities and a different scope of patient experience and feedback.
Through either lens, the objective continues to be whole-person healing initiated through the application of traditional yogic tools. Biomedicine can help to inform the musculoskeletal diagnosis and treatment model, an important part of the equation for any Yoga therapist but a limited part of the equation in terms of the multi-faceted causes that Yoga recognizes as contributing to imbalance or as catalysts for the healing process…….The ayurvedic Yoga therapist will be an ally and colleague of all other Yoga therapists working towards shared goals, a shared mission, and enhancing the profile of Yoga therapy with other mainstream and holistic healthcare providers. Āyurveda has an excellent safety profile as a medical system that is focused on providing the foundation for catalyzing self-healing mechanisms in the body and mediating the positive or negative impact of environmental influences and self-awareness.”
[7]

Le motivazioni per l’utilizzo dello Yoga come metodo terapeutico per le problematiche sia fisiche sia mentali, sono state enunciate dalla discepola di Svāmī Satyananda, Svāmī Muktibhodananda[8].
Dopo aver affermato che l’Haṭhayoga, oltre ad essere un metodo per il risveglio spirituale, è anche un’importante scienza della salute, evidenzia che a rendere tale metodo potente ed efficace sono i principi di armonia e unificazione sui quali è basato. Ciò perché i disturbi fisici e mentali dei quali soffre l’essere umano non sono altro che l’esito di una disarmonia del sistema energetico.
Da ciò, tra i principi base dell’approccio terapeutico, troviamo sia il riequilibrio energetico (Idā इदा e Piṅgalā पिङ्गला, Prāṇa प्राण e Apāna अपान) che quello della purificazione (Śauca) dei tre Doṣā दोषा (Vāta वात, Pitta पित्त, Kapha कफ). Naturalmente tale pratica richiede, rispetto alle terapie convenzionali, più tempo e dedizione da parte del paziente.

Sul tema abbiamo un contributo specifico di Georg Feuerstein[9], che prendendo in considerazione la tematica, teorizza una stretta relazione tra Haṭhayoga, la forma di Yoga più diffusa in Occidente ed in particolare negli USA, ed Āyurveda:

“In contrast to Patañjali’s Classical Yoga, the many schools of Post Classical Yoga are nondualistic….This orientation achieved its peak in Haṭhayoga (“Forceful Yoga”).
This type of Yoga specializes in exploring the body’s potential for the transformative processes of yogic consciousness technology. Understandably, it is this orientation that holds the greatest appeal for contemporary Western students, especially those concerned with the integration of body and mind. Haṭhayoga
 has always had a close relationship with India’s native naturopathic system called Āyurveda (“Life Science”), which is profoundly holistic and for this reason has become fashionable in the West in recent years. The psychosomatic approach of Haṭhayoga includes many physical purification techniques and a large number of postures that exercises the body in various ways.
The last mentioned feature has been mainly responsible for the great popularity of Haṭhayoga
 outside India. Today an estimated six million Americans are practicing postures and other Haṭhayoga techniques on a more or less regular basis to help restore or maintain their fitness and/or health.”[10]

Feuerstein fa risalire la diffusione dell’Haṭhayoga in occidente, (e non del Sistema Yoga di Patañjali), al propugnatore del Viniyoga विनियोग[11], T. Kṛṣnamācārya e suo figlio T. K. V. Desikachar, nonché a K. S. Iyengar, allievo e genero di Kṛṣnamācārya. Secondo Feuerstein queste sono le radici sulle quali si è sviluppata e diffusa la Yoga-terapia negli USA, di cui cita due casi esemplari.

Come per tutte attività soggette alle regole del mercato, anche la Yoga-terapia si è evoluta adeguandosi agli standard di qualità tipici di tale società:

“Yoga teacher training in the United States is becoming ever more professionalized through the efforts of organizations like the International Association of Yoga Therapists .., and International Yoga Studies …. Training specific to Yoga therapy is also increasingly subjected to higher professional standards…. The first fruits of these various efforts can be seen in the recent interest by health insurance companies in admitting Yoga and Yoga therapy into their programs.”[12]

Ovviamente non sfugge a Feuerstein la radicale trasformazione che lo Yoga sta subendo nel nuovo scenario preso in considerazione, che di fatto nega la sua essenza iniziatica e tradizionale, nonché la modalità di trasmissione diretta da Maestro a discepolo:

 “Throughout its long history, Yoga’s proven vitality has always been integrally connected with the traditional initiatory structure and oral transmission of yogic teachings. In the West, a new approach to Yoga is evolving, which tends to downplay these two traditional elements but which has introduced a battery of new concepts and practices stemming from medicine and psychology.”[13]

Scenario multiforme e complesso, che meriterebbe un’indagine approfondita, nel quale l’effettiva possibilità di coesistenza delle ferree logiche di tipo economico-finanziario con i valori propri della Tradizione è tutta da dimostrare, al di là della buona fede e delle encomiabili dichiarazioni d’intenti di coloro che se ne fanno portatori.

Il rischio da evitare, in altre parole la deriva riduzionista dello Yoga, è chiaramente espresso da Feuerstein:

“While this direction is necessary and inevitable, it also exposes Yoga to reductionism, which must be avoided.”[14]

Per questo le menti più sensibili stanno ponendo l’attenzione sulle basi fondanti dello Yoga codificato da Patañjali: appunto Yama e Niyama.

divisore fantasia geometrica
divisore fantasia geometrica

[1]tratto dal testo: Dall’Uno della Tradizione ai Sistemi Aperti, Patañjali Yogasūtra. Il “punto di vista” dello Yoga Vol I -Yama e Niyama, delle astensioni e delle osservanze.

[2]Cfr. Introduzione all’Ayurveda.

[3]I testi base presi a riferimento sono:
Suśruta Saṃhitā Sūtrasthāna, English translation edited and published by Kavraj Kunja Lal Bhishagratna, Calcutta, 1907.
Caraka Saṃhitā, Shree Gulabkunverba Ayurvedic Society, Jamnagar,  1949.

[4]In Svāmī Veda Bhāratī, Yogasūtras of Patañjali  with the exposition of Vyāsa, vol I Samādhi-Pāda, op. Cit. Pg 68. “Nella Tradizione [Vedica] sono presenti dei prerequisiti per poter accedere all’insegnamento da parte dello studente, ad esempio (a) applicazione e formulazione di domande, (b) osservanze ascetiche e purificazioni, (c) preparazione del corpo attraverso rasāyanas…”. (Nell’ Āyurveda è  chiamata Scienza dei Rasāyana  quella conoscenza che ripristina la giovinezza , che promuove la longevità, l’intelligenza e la forza e che è in grado di curare i disordini …” cfr. Sushruta Saṃhitā Sūtra 1.10.)

[5]Questa breve citazione dalla Caraka-Saṃhitā (che insieme alla Suśruta-saṃhitā rappresenta il testo base dell’Āyurveda), è sufficiente per illustrare il concetto: “The ideal medical student. He should be of a mild disposition, noble by nature, never mean in his acts, free from pride, strong memory, liberal mind, devoted to truth, likes solitude, of thoughtful disposition, free from anger, of excellent character, compassionate, one fond of study, devoted to both theory and practice, who seeks the good of all creatures. — Caraka-Saṃhitā 3.VIII.6”- ” (Lo studente di medicina ideale. Dovrebbe avere una disposizione mite, nobile per natura, privo di orgoglio, di memoria forte, mente liberale, devoto alla verità, amante della solitudine,  riflessivo, privo di rabbia, di ottimo carattere, compassionevole, appassionato dello studio, impegnato sia nella teoria sia nella pratica, che cerca il bene di tutte le creature.”).

[6]Basti pensare al termine di “Azienda” adottato per gli ospedali e le strutture sanitarie di base per rendersi conto del perché, al di là delle dichiarazioni strumentali, la malattia ed il malato siano di fatto ridotti al ruolo di merce da cui ricavare profitto. (N.d.c.)

[7]Jennifer G. Rioux, Perspectives and Issues in Yoga Therapy, Why Ayurvedic Yoga Therapists and Why Now?, in International Journal of Yoga Therapy — No. 25 (2015), pgg. 27-30.  “… I commenti che seguono riflettono sedici anni di esperienza come terapista Yoga, integrando le discipline di Āyurveda e Yoga; ho avuto modo di costatare direttamente cosa diventa possibile per i pazienti quando i due flussi di conoscenza sono combinati nella definizione della diagnosi e del trattamento… L’Āyurveda è una scienza medica completa, sviluppata storicamente in parallelo agli approcci alla salute dello Yoga; le linee di sviluppo sono rimaste intrecciate. Teorie Ayurvediche di anatomia, fisiologia, psicologia e causalità spirituale sono interconnesse alla scienza yogica e alle sue modalità terapeutiche — implicitamente e spesso in modo esplicito. Le basi scientifiche realizzate dai ricercatori occidentali relativamente alla terapia di Yoga e Āyurveda stanno aumentando, anche se gli esiti nel campo biomedicale non sono in grado di cogliere i vasti e multiformi effetti della Yoga terapia. L’integrazione della medicina ayurvedica nei modelli esplicativi della Yoga-terapia infonde, nella diagnosi e nel trattamento, un quadro scientifico completo sotto i profili teorici e applicativi; ciò consente d’interpretare e migliorare i risultati per i pazienti sui piani fisico, emotivo e psico spirituale… Se la medicina ayurvedica, o biomedicina, fornisce il contesto per l’applicazione di metodi di guarigione yogici, i metodi rimangono gli stessi — Āsana, Prāṇāyāma, Meditazione, Yoga Nidrā, Mantra, Mudra, ecc — ma la lente attraverso la quale i metodi sono selezionati, applicati e valutati si concentra su qualità differenti e un diverso ambito dell’esperienza del paziente e del feedback. Attraverso le due lenti, l’obiettivo continua a essere la guarigione complessiva della persona, avviato mediante l’applicazione dei tradizionali strumenti dello Yoga. La biomedicina può contribuire con l’informazione relativa alla diagnosi osteomuscolare e del modello di trattamento, elemento importante del problema per qualsiasi Yoga terapeuta, ma pur sempre una componente limitata del problema stesso rispetto alle molteplici sfaccettature che lo Yoga consente di identificare, sia relative alle cause di  squilibrio sia ai fattori catalizzatori per il processo di guarigione… Lo Yoga terapeuta ayurvedico sarà alleato e collega di tutti gli altri Yoga terapisti, lavorando con obiettivi condivisi, una missione condivisa, accrescendo in tal modo il profilo della Yoga terapia insieme ad altri operatori sanitari e olistici. L’Āyurveda ha un eccellente profilo di sicurezza in quanto sistema medico che si concentra nel fornire le basi per catalizzare i meccanismi di auto-guarigione del corpo e per mediare l’impatto positivo o negativo delle influenze ambientali e la consapevolezza di sé.”

[8]Haṭhayoga Pradīpikā, Commentary by Svāmī Muktibodhananada under the guidance of Svāmī Satyananda Saraswati, Yoga publication trust, Bihar, 2013 golden Jubilee edition. Pgg.17-19

[9]Georg Feuerstein, Yoga and Yoga Therapy, 1998 (fonte IAYT)

[10]Ibidem: “In contrasto con lo Yoga Classico di Patañjali, le varie scuole di Yoga post-classico sono non-dualiste. Quest’orientamento ha trovato il suo apice nell’Haṭhayoga (“Yoga della forza”). Questo tipo di Yoga è specializzato nell’esplorazione delle potenzialità del corpo finalizzata al processo trasformativo della coscienza yogica. Comprensibilmente, quest’orientamento è quello che ha esercitato maggiore attrazione negli allievi occidentali contemporanei, soprattutto quelli interessati all’integrazione corpo-mente. L’Haṭhayoga ha sempre avuto una stretta relazione con l’Āyurveda (“Scienza della vita”), il sistema naturopatico nativo dell’India, che essendo profondamente olistico è divenuto recentemente attraente in Occidente. L’approccio psicosomatico dell’Haṭhayoga comprende varie tipologie di purificazione fisica ed un grande numero di posture che esercitano il corpo in vario modo. Queste ultime [Āsana, le posture] sono principalmente responsabili della grande popolarità dello Yoga fuori dall’India. Attualmente si stima che sei milioni di americani praticano le posture e le altre tecniche di Haṭhayoga su base più o meno regolare, finalizzate a ristabilire o mantenere il benessere fisico e/o la salute.”

[11]Ibidem (“In the West, there are several significant contemporary approaches to Hātha-Yoga, which are based on traditional teachings to varying degrees and also utilize the therapeutic potential of Yoga. The most traditional orientation, which goes by the name of Viniyoga, is found in the school of T. Kṛṣnamācārya (1888-1989) and his son T. K. V. Desikachar. It has produced a number of Western Viniyoga teachers”). Non possiamo esimerci dal notare che alcuni termini utilizzati da Patañjali, quali Viniyoga e Aṣṭāṅgayoga, sono stati oggetto di strumentalizzazioni, arrivando ad una vera e propria aberrazione del loro utilizzo strumentale come “marchio registrato” da parte di individui che difficilmente riusciamo a considerare eredi della Tradizione vedica e di Patañjali.  Chi volesse approfondire l’emblematico caso di Viniyoga, può farlo accedendo al link www.yogastudies.org/art-personal-Sādhanā-overview/personal-lessons/viniyoga/

[12]Ibidem: “La formazione degli insegnanti Yoga negli Stati Uniti sta diventando sempre più professionalizzata grazie agli sforzi di organizzazioni quali l’International Association of Yoga Therapists e l’International Yoga Studies …. Anche la formazione specifica in Yoga-terapia è soggetta ad un incremento secondo standard professionali elevati.…. I primi frutti di questi sforzi possono essere riscontrati nel recente interesse da parte delle compagnie di assicurazione sulla salute nell’inserire nei loro programmi lo Yoga e la Yoga terapia.”

[13]Ibidem: “ Attraverso la sua lunga storia, la dimostrata vitalità dello Yoga è sempre stata integralmente connessa con la struttura Tradizionale dell’Iniziazione e la trasmissione orale [Maestro-discepolo, bocca-orecchio] dell’insegnamento yogico. In occidente sta evolvendo un nuovo approccio allo Yoga, il quale tende ad eliminare questi due elementi tradizionali , mentre ha introdotto una nuova serie di concetti e pratiche derivate dalla medicina e dalla psicologia.”

[14]Ibidem: “Questa direzione, se da un lato è necessaria ed inevitabile, dall’altro espone lo Yoga al riduzionismo, il che deve essere evitato.”

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