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Yoga e Saṃskṛtam, un equilibrio da riconquistare.

Se per un momento cerchiamo di acquisire un punto di vista equanime e distaccato, dal quale osservare lo sviluppo degli eventi nella manifestazione, è possibile acquisire alcune informazioni che evidenziano delle anomalie a cui occorre porre rimedio, ristabilendo un equilibrio di ordine superiore, l’Armonia oltre la dimensione profana delle dualità.

Per poter procedere all’identificazione delle ‘anomalie’, è indispensabile premettere l’ambito rispetto al quale le anomalie sono definite. Tali premesse sono consapevolmente e volutamente definite ‘assiomatiche’, in quanto radicate nell’essenza stessa dell’unica Sapienza Tradizionale. Il contributo è diretto nella sua integrità a coloro che, essendo già collocati all’interno della Sapienza Tradizionale, potranno trarne tutte le indicazioni operative che ne deriveranno.

Gli altri lettori, in ogni caso, potranno valutare in modo critico ogni elemento sottoposto alla loro attenzione, sottoporlo a verifica e validazione; ad essi non è richiesta alcuna adesione, fermo restando l’auspicio che il contributo possa essere utile a focalizzare gli elementi di criticità basati su dati oggettivi e verificabili.

Lo Yoga. Premesse assiomatiche di partenza

Lo Yoga, nella sua essenza, in accordo a tutte le fonti originarie, è un corpus sapienziale nato e definito nell’ambito della Tradizione del Sanātana Dharma.
Lo Yoga è un ‘unicum’ inscindibile ed inseparabile dal Sanātana Dharma. Il testo di riferimento fondamentale dello Yoga, nel quale l’intero sistema è stato codificato, è rappresentato dagli Yogasutra di Patañjali. Nella sua inscindibile unitarietà sono comprese le otto membra (aṣṭāṅga), raccolte in quattro parti (pāda).
Per la sua intrinseca natura, non è un testo ‘teorico’ da studiare in modo astratto, ma un  metodo scientifico di applicazione pratica ed operativa che richiede a chi vi si avvicina l’impegno alla sua sperimentazione.

Lo Yoga, così come tutta la Sapienza del Sanātana Dharma, è inoltre intrinsecamente vincolato alla modalità di trasmissione propria della Sapienza Tradizionale: la trasmissione diretta da Maestro a discepolo, fondamentale per la continuità della catena iniziatica (paramparā).
Solo ed esclusivamente rispettando tale modalità il testo degli Yogasūtra può essere realmente compreso e vivificato.
Comprendere lo Yoga implica un impegno costante e totale da parte di chi vi si avvicina: ‘penetrare’ i significati dello Yoga è un percorso complesso, che implica la progressiva acquisizione di una prospettiva più ampia, ovvero l’universo costituito dalle due componenti fondamentali del Sanātana Dharma: Sruti e smṛti, quindi anche  delle altre ‘visioni’ o ‘punti di vista’  (darśana).

Lo Squilibrio
Osservazioni focalizzate su Yoga e Saṃskṛtam nel tempo della degenerazione globalizzante.

Da un punto di vista Tradizionale, l’epoca attuale è quella del Kali-yuga, ovvero della dissoluzione che prelude alla rigenerazione; averne consapevolezza equivale a comprendere qual è l’ambito nel quale si è immersi, quindi ad indirizzare la propria esistenza manifestata in modo fluido ed armonico rispetto al flusso degli eventi.
Dal punto di osservazione esoterico, oltre la dualità ovvero oltre il ristretto ambito dei nomi e delle forme e dello spazio/tempo, l’epoca attuale è simultaneamente: positiva;  negativa; né positiva né negativa.
Dal punto di vista ‘profano’,  ovvero limitato agli aspetti materiali della manifestazione collegati all’ambito dei sensi,  è con tutta evidenza un’epoca di profonda crisi e degenerazione. Il dominio quasi assoluto dell’aspetto economico/finanziario, ovvero del profitto, ha raggiunto una diffusione planetaria, condizionando e stravolgendo l’esistenza materiale e spirituale di gran parte dell’Umanità.

L’economia, dominata dall’aspetto finanziario/speculativo, è l’esatto contrario, il polo opposto del Sanātana Dharma. Il dominio della finanza nell’ambito profano è assoluto: tutto è ridotto a merce.
Merce finalizzata al profitto. Merce da acquistare, consumare e poi gettare….. sostituendola con nuova merce. La ‘mercificazione’ è il vero motore della globalizzazione: merci totali per un mercato globale.
Nulla si salva in questa frenesia onnivora. Sul piano profano della manifestazione, non si salvano neanche lo Yoga ed il Saṃskṛtam. Basta osservare, con distacco, e campionare le evidenze.

Lo Yoga è stato vivisezionato, fatto a pezzi, rimasticato, sradicato dalle sue fondamenta, stravolto.
Praticamente quasi nulla di ciò che è offerto e venduto sul mercato è Yoga. Yoga, nella dimensione profana, è solo un’etichetta che rende ‘vendibile’ qualsiasi merce che ad esso si richiami. Essendo in un mercato competitivo, con i fornitori in continua concorrenza tra loro, assistiamo ad una corsa frenetica ad inventare sempre ‘nuovi prodotti yoga’, resi sistematicamente accattivanti con aggettivi che qualificano lo specifico ‘venditore’, da formalizzare come ‘marchi registrati’ protetti da diritto d’autore. Una miriade di prodotti che hanno un comun denominatore: nessuno di essi  rispetta ed è conforme all’integrità dello Yoga, dell’unico Yoga nato e inscindibilmente legato alla Sapienza Tradizionale.

Ci limitiamo ad focalizzare alcuni elementi macroscopici. La stragrande maggioranza delle merci vendute come yoga sono solo esercizi fisici tratti dal terzo arto degli Yogasutra: Asana. Ginnastica raramente accompagnata da un po’ di esercizi di respirazione tratti dal quarto arto degli Yogasutra: prāṇāyāma. Quindi, il ‘corpo originario vivo e vitale’, composto da otto membra, è stato vivisezionato e smembrato, sei parti sono state gettate e le due più idonee alla vendita come merce sono state manipolate e riutilizzate.
Poste sul mercato della clientela in cerca di esercizi fisico-salutistici un po’ esotici, nelle due varianti ‘soft’ come ginnastica leggera ed ‘hard’ come contorsionismi estremi. Un’altra merce largamente diffusa sul mercato è quella della ‘meditazione’.
Merce singola, destinata ad un altro tipo di clientela, alla ricerca di facili paradisi ‘spirituali’. Non entriamo nel merito delle metodologie di meditazione estranee allo Yoga. Per tutti i casi che rientrano nello Yoga, ‘vendere’ prodotti di meditazione che non siano basati sull’integralità del percorso yogico (ovvero gli ‘otto arti’ codificati negli Yogasutra) è manifestamente un falso: la meditazione (dhyāna) è solo una parte del ‘processo meditativo’ (saṁyama, ovvero: dharāna, dhyāna, samādhi) che costituisce il nucleo interno dello Yoga (antar yoga).

Lo stato ‘meditativo’ è il risultato di un lungo cammino di purificazione e trasformazione individuale; eludere tale percorso costituisce una palese mistificazione, venderla come ‘prodotto’ un’azione scorretta.
Una caratteristica comune delle due tipologie di falso ‘Yoga’ vendute come merce è la loro sostanziale dissociazione dal Saṃskṛtam, sia per gli aspetti fonetici (corretta pronuncia) che grafici (i caratteri specifici con cui il Saṃskṛtam è scritto). In definitiva, ciò a cui stiamo assistendo, è una vero e proprio inquinamento ed adulterazione dello Yoga, progressivamente trasformato in un ‘oggetto alieno’ che nulla ha a che vedere con l’unico, vero Yoga della Tradizione.
Il tutto avviene mediante un saccheggio indiscriminato delle fonti dello Yoga e dei testi di śruti e smṛti, dalle quali si prelevano ‘pezzi’ che poi vengono malamente rimasticati e  rivenduti come ‘opere originali’.  Qualunque ricercatore o lettore in buona fede, privo di ipocrisia e/o ignavia, potrà verificare facilmente quanto affermato, constatandone la veridicità e la gravità.

Analogo discorso è possibile fare per il Saṃskṛtam: la comprensione del Saṃskṛtam, a partire dalla fonetica e dalla forma grafica, è inscindibile dal Sanātana Dharma.
I due sono geneticamente e strettamente interconnessi.
Comprendere nella sua pienezza il Saṃskṛtam è possibile solo se il suo studio è indissolubilmente associato al percorso esistenziale ed esperienziale del Sanātana Dharma. Dissertare di Saṃskṛtam e dei testi scritti in tale lingua sacra senza aver intrapreso il cammino (sadhana) coerente con l’insegnamento di śruti e smṛti è un’operazione profondamente scorretta, auto-relegata nella dimensione materiale-riduzionista propria della cultura degenerata (ossia alienata dalle sue sorgenti classiche)  dell’Occidente.
I risultati di tale approccio hanno comunque una validità limitata agli aspetti di sofismi logico-formali, devitalizzati di ogni Significato; quindi denotando un profondo disprezzo per la Sapienza tradizionale del Sanātana Dharma, un’indebita intromissione (non richiesta) in una Cultura diversa dalla propria.
In sintesi: un’azione di colonialismo culturale, perfettamente coerente con l’ideologia della globalizzazione che assegna priorità al mercato e alla merce.

Certamente, un mercato e una merce particolari, destinati all’ambito accademico.
Un ambito ed un mercato ristretto, ma di grande importanza: l’obiettivo della globalizzazione, celato sotto l’ombrello dell’integrazione culturale, è realizzare una piatta uniformità a partire dalla cultura dominante, ovvero  una versione riveduta e corretta del colonialismo. Ambito che non sfugge alla regola generale della sudditanza alla cultura e quindi alla lingua dominante: l’inglese.
Tra il Saṃskṛtam e l’Inglese esiste un abisso, una differenza qualitativa e quantitativa incolmabile: pretendere di ‘ridurre’ il Saṃskṛtam all’inglese è tanto irragionevole quanto deleterio.

Proposte riequilibranti

La Sapienza tradizionale è basata sul distacco dalle passioni profane ed opera mediante la discriminazione tra lo spesso (la profanità) ed il sottile (gli stati superiori dell’Essere).
Tendendo al superamento dei vincoli legati alla dimensione dei nomi e delle forme, del tempo e dello spazio, non può che sottrarsi ad ogni forma di dialettica intrisa di dualità. Quindi non entra in alcun modo in contrasto con tutto ciò che attiene la manifestazione profana.
Si limita ad operare conformemente ai principi a-temporali che sono stati tramandati ed alle modalità della loro integra trasmissione da generazione a generazione: ri-vivificandoli e calandoli di volta in volta nella dimensione spazio-temporale data.

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