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Yama यम e Niyama नियम

I primi due aṅga, concernenti quelle che normalmente sono tradotte come astensioni (Yama[1]) e osservanze (Niyama[2]) rappresentano, per la quasi totalità dei commentatori, le colonne a fondamento dell’intero sistema dello Yoga.
Prima di procedere oltre, è utile fornire un quadro riepilogativo preliminare, che ci viene offerto dal “Glossario Sanscrito[3].Volendo approfondire, sono disponibili all’interno del sito, nella sezione articoli vari, contributi specifici su Yama e Niyama; sono inoltre accessibili strumenti specialistici ‘on-line’[4].

Ahiṃsā (f.): non-violenza, una delle virtù essenziali per accedere alla conoscenza (Jñāna); comportamento di colui che, avendo realizzato l’unità della Vita si astiene spontaneamente da ogni atto e pensiero suscettibili di nuocere a un essere vivente; una delle “proibizioni” (Yama) nel Rājayoga di Patañjali e precetto fondamentale del Buddhismo e del Jainismo.[5]

Satya (n): la Verità, la Realtà ovvero ‘ciò che è’ (sat), la Realtà assoluta (paramārtha); non falsità.[6]

Asteya (n): non appropriazione.[7]

Brahmācarya (n): continenza, l’astenersi da qualsiasi godimento sensoriale; padronanza perfetta dei sensi; condotta improntata alla consapevolezza brahmanica.[8]

Aparigraha (m): non possessività.[9]

Śauca (n,m): purezza del corpo, azione, espressione e pensiero; una delle virtù essenziali per accedere a Jñāna , la purezza interna che riguarda soprattutto la mente: se la mente è pura, tutta la nostra spazialità psicofisica è purificata.[10]

Saṃtoṣa  (m): il contentarsi; sinonimo di santṛpti.[11]

Tapas (n): calore, calore ascetico, austerità; calore o fuoco della volontà che si sviluppa con l’ascesi; ardente aspirazione.[12]

Svādhyāya (m): studio di Sé e delle Scritture.[13]

Īśvarapraṇidhāna (n): l’offerta al Signore del proprio agire, pensare, essere; l’abbandono a Īśvara.[14]

Testi di riferimento e abbreviazioni

P. Sa.
Svāmī Satyananda Saraswati, Quattro capitoli sulla libertà- commentario sugli Yogasūtra di Patañjali, Yoga publication trust,  Bihar, 2009.

P. De.
T.K.V. Desikachar, Il cuore dello Yoga, Ubaldini, Roma, 1997.

P. SV
Patañjali, Yogasūtra, a cura di P. Scarabelli e M. Vinti, Mimesis, Udine, 2009.

P. R.
Patañjali, La via regale della realizzazione (Yogadarśana), a cura di Raphael, Āśram Vidyā, Roma, 2010.

I.K.T.
I. K. Taimni, La scienza dello Yoga. Commento agli Yogasutra  di Patañjali,, Ubaldini, Roma 1970.

I cinque Yama (Sūtra II.30)

अहिंसासत्यास्तेयब्रह्मचर्यापरिग्रहा यमाः॥३०॥

Ahiṁsāsatyāsteyabrahmacaryāparigrahā yamāḥ||30||

“La non violenza, la verità, l’onestà, l’astinenza sessuale e il non accumulare sono le cinque forme di autocontrollo” (Svāmī Satyananda Saraswati, Quattro capitoli sulla libertà- commentario sugli Yogasūtra di Patañjali, Yoga publication trust,  Bihar, 2009  pg. 171).
Gli Yama comprendono:

  1. Il rispetto per tutti gli esseri viventi, soprattutto per quelli indifesi, in difficoltà o in condizioni peggiori delle nostre.
  2. La retta comunicazione attraverso la parola, gli scritti, i gesti e le azioni.
  3. La non cupidigia, ovvero la capacità di astenerci dal desiderare ciò che non ci appartiene.
  4. La moderazione in tutte le nostre azioni.
  5. La non ingordigia, ovvero la capacità di prendere solo ciò di cui abbiamo bisogno.”( T.K.V. Desikachar,Il cuore dello Yoga, Ubaldini, Roma, 1997 194).

“Gli Yama sono: non violenza, verità, assenza di desiderio per le cose altrui, continenza, assenza di desiderio di possesso”( Patañjali, Yogasūtra, a cura di P. Scarabelli e M. Vinti, Mimesis, Udine, 2009 pg.97-98).

 “Le proibizioni sono: non violenza (Ahiṃsā), non falsità (Satya), non appropriazione (Asteya), continenza (Brahmācarya), non possessività (Aparigraha).” (Patañjali, La via regale della realizzazione (Yogadarśana), a cura di Raphael, Āśram Vidyā, Roma, 2010 pg.74).

“I voti di astinenza comprendono l’astenersi dalla violenza, dalla falsità, dal furto,dall’incontinenza e dall’avidità.” (I. K. Taimni, La scienza dello Yoga. Commento agli Yogasutra di Patañjali, Ubaldini, Roma 1970 pg.193).

Il Grande Voto Mahāvrata महाव्रत (Sūtra II.31)

जातिदेशकालसमयानवच्छिन्नाः सार्वभौमा महाव्रतम्॥३१॥

Jātideśakālasamayānavacchinnāḥ sārvabhaumā mahāvratam||31||

Sa. “Quando sono praticati integralmente, senza eccezioni dovute alla nascita, al luogo, al tempo e alle circostanze, (gli Yama) diventano grandi discipline” (op. cit. pg. 172).

De. “Questi comportamenti verso ciò che ci circonda, se sono praticati in modo inflessibile, indipendentemente dalla nostra condizione sociale, culturale, intellettuale o personale, diventano irreversibili.” (ibidem pg.194).

SV “Quando (gli Yama) sono universali, non condizionati dalla casta, dal luogo, dal tempo e dalle circostanze, costituiscono il Grande Voto.”(ibidem pg.99).

R. “Non condizionate [le proibizioni] dalla classe sociale (tipo di nascita), dal luogo, dal tempo, dalle circostanze, ed estese a tutti gli stadi, rappresentano il Grande Voto.” (ibidem pg.74).

I.K.T. “Questi (i cinque voti), non condizionati dalla classe, dal luogo, dal tempo o dall’occasione ed estesi a tutti gli stadi, costituiscono il Grande Voto.” (ibidem pg. 203).

I cinque Niyama (Sūtra II.32)

शौचसंतोषतपःस्वाध्यायेश्वरप्रणिधानानि नियमाः॥३२॥

Śaucasantoṣatapaḥsvādhyāyeśvarapraṇidhānāni niyamāḥ||32||

Sa. “La pulizia, l’appagamento, l’austerità, lo studio di sé e l’abbandono a Dio sono le osservanze stabilite” (op. cit. pg. 172).

De. “ I Niyama comprendono:

  1. La pulizia, ovvero mantenere pulito e in ordine il corpo e l’ambiente in cui viviamo.
  2. La capacità di accontentarci, ovvero l’essere soddisfatti di ciò che abbiamo e di ciò che non abbiamo.
  3. La rimozione delle impurità del corpo e della mente attraverso un corretto modo di dormire, di fare esercizio fisico, di nutrirci, di lavorare e di riposarci.
  4. Lo studio e la necessità di esaminare e valutare i progressi fatti.
  5. Il rispetto per una più alta intelligenza, ovvero l’accettazione dei nostri limiti in paragone a Dio, l’onnisciente. (ibidem pg.195)

SV “La purezza, l’appagamento, l’ascesi, lo studio dei testi sacri e l’abbandono al Signore costituiscono i Niyama(ibidem pg.100).

R. “Le osservanze sono: purezza [interna ed esterna], il contentarsi, ardente aspirazione, studio e abbandono a Īśvara (ibidem pg.77).

I.K.T. “La purezza, l’appagamento, l’austerità, lo studio di sé e l’abbandono all’Īśvara costituiscono le osservanze.” (ibidem pg.205).

Pratipakṣabhāvanam (Sūtra II.33)

वितर्कबाधने प्रतिपक्षभावनम्॥३३॥

Vitarkabādhane pratipakṣabhāvanam||33||

Sa. “Quando la mente è disturbata dalle passioni, si dovrebbe riflettere sui loro opposti” (op. cit. pg. 173).

De. “Nell’esame del comportamento, può essere d’aiuto la riflessione sulle possibili conseguenze di comportamenti alternativi” (op.cit. pg.195).

SV. “Quando si è tormentati da inclinazioni contrarie (vitarka), si sviluppino i loro opposti” (op.cit. pg.101).

R. “Quando si è turbati da pensieri nocivi, si coltivino pensieri opposti” (op.cit. pg.79).

I.K.T. “Quando la mente è turbata da pensieri scorretti, la ponderazione costante sugli opposti (costituisce il rimedio)” (ibidem pg.214).

Ahiṃsā अहिंसा (Sūtra II.35)

अहिंसाप्रतिष्ठायां तत्सन्निधौ वैरत्यागः॥३५॥

Ahiṁsāpratiṣṭhāyāṁ tatsannidhau vairatyāgaḥ||35||

Sa. “Quando si è saldamente stabiliti in Ahiṃsā, ogni ostilità cessa nelle proprie vicinanze” (op. cit. pg. 176).

De. “Più una persona è rispettosa, più alimenta sentimenti di amicizia in coloro che la circondano” (ibidem pg.197).

SV “Una volta radicata in lui la non-violenza, in sua presenza cessa ogni ostilità” (ibidem pg.102).

R. “In presenza di colui che è fermamente stabilito nella non violenza, cessano le ostilità” (ibidem pg.80).

I.K.T. “Quando si è fermamente stabiliti nella non-violenza in (sua) presenza vi è abbandono dell’ostilità” (ibidem pg. 219).

Satya सत्य (Sūtra II.36)

सत्यप्रतिष्ठायां क्रियाफलाश्रयत्वम्॥३६॥

Satyapratiṣṭhāyāṁ kriyāphalāśrayatvam||36||

Sa. “Quando si è fermamente stabiliti nella veridicità, da questa dipendono totalmente i frutti prodotti dalle azioni” (op. cit. pg. 178).

De. “Chi possiede un’elevata capacità di retta comunicazione non fallirà nelle sue azioni” (ibidem pg.196).

SV “Quando la verità è radicata in lui, egli diviene il padrone del frutto dell’azione” (ibidem pg.103).

R. “ [Lo Yogī] fermamente stabilito nella veracità determina il frutto dell’azione.” (ibidem pg.80).

I.K.T. “Quando si è fermamente stabiliti nella veracità il frutto (dell’azione) poggia soltanto sull’azione (dello Yogī)” (ibidem pg. 221).

Asteya अस्तेय (Sūtra II.37)

अस्तेयप्रतिष्ठायां सर्वरत्नोपस्थानम्॥३७॥

Asteyapratiṣṭhāyāṁ sarvaratnopasthānam||37||

Sa. “Quando si è fermamente stabiliti nell’onestà, tutti i gioielli si presentano da soli” (op. cit. pg. 179).

De. “Chi è fidato perché non brama ciò che appartiene ad altri, ottiene naturalmente la fiducia altrui e tutto è condiviso con lui, per prezioso che sia” (ibidem pg. 196).

SV “Quando non desidera più appropriarsi indebitamente di nulla, compaiono attorno a lui tutti i gioielli” (ibidem pg.103).

R. “Quando [lo Yogī] è fermamente stabilito nella non appropriazione, si manifestano [a lui] tutte le gemme” (ibidem pg.80).

I.K.T. “Quando si è fermamente stabiliti nell’onestà, ogni gemma si presenta (allo Yogī) (ibidem pg. 222).

Brahmācarya ब्रह्मचर्य (Sūtra II.38)

ब्रह्मचर्यप्रतिष्ठायां वीर्यलाभः॥३८॥

Brahmacaryapratiṣṭhāyāṁ vīryalābhaḥ||38||

Sa. “Quando si è fermamente stabiliti in Brahmācarya si ottiene virya” (op. cit. pg. 180).

De. “La più elevata moderazione produce la massima vitalità” (ibidem pg.196).

SV “Quando dimora nella continenza, egli acquisisce vigore” (ibidem pg.103).

R. “Quando [lo Yogī] è fermamente stabilito nella continenza sessuale, acquista energia” (ibidem pg.81).

I.K.T. “Quando si è fermamente stabiliti nella continenza sessuale si ottiene vigore” (ibidem pg. 223).

Aparigraha अपरिग्रह (Sūtra II.39)

अपरिग्रहस्थैर्ये जन्मकथंतासंबोधः॥३९॥

Aparigrahasthairye janmakathantāsambodhaḥ||39||

Sa. “Quando si è saldi nella non possessività, giunge la conoscenza di come e dove la nascita (ha origine)” (op. cit. pg. 181).

De. “Chi non è avido è al sicuro. Ha tempo per riflettere profondamente e la sua autoconoscenza è completa” (ibidem pg. 196).

SV “Stabilitosi nel non-attaccamento, ottiene la conoscenza del perché delle (sue) nascite” (ibidem pg.104).

R. “Quando [lo Yogī] diviene saldo [nella] non possessività, ha la conoscenza del perché della rinascita.” (ibidem pg.81).

I.K.T. “Quando la non-possessività viene rinsaldata, sorge la conoscenza del ‘dove’ e ‘perché’ dell’esistenza” (ibidem pg. 224).

Śauca शौच (Sūtra II.40-41)

शौचात् स्वाङ्गजुगुप्सा परैरसंसर्गः॥४०॥

Śaucātsvāṅgajugupsā parairasaṁsargaḥ||40||

Sa. “Dalla pulizia deriva l’indifferenza verso il corpo e il non attaccamento agli altri” (op. cit. pg. 182).

De. “Praticare la pulizia rivela ciò che va continuamente pulito e ciò che invece è eternamente puro. Ciò che si corrompe è esterno a noi, ciò che non si corrompe è profondamente in noi” (ibidem pg. 197).

SV “Dalla purezza nasce il disgusto per il proprio corpo e per il contatto con il corpo altrui” (ibidem pg.104).

R. “Dalla purificazione [del corpo esteriore] nasce il disgusto per la propria forma [corpo] e di quella degli altri” (ibidem pg.82).

I.K.T. “Dalla purezza fisica (sorge) il disgusto per il proprio corpo e la riluttanza a stare in contatto fisico con gli altri” (ibidem pg. 226).

सत्त्वशुद्धिसौमनस्यैकाग्र्येन्द्रियजयात्मदर्शनयोग्यत्वानि च॥४१॥

Sattvaśuddhisaumanasyaikāgryendriyajayātmadarśanayogyatvāni ca||41||

Sa. “Con la pratica della purezza mentale si acquisisce la capacità dell’allegria, dell’unidirezionalità, del controllo dei sensi e della visione del sé” (op. cit. pg. 183).

De. “Inoltre, si è in grado di riflettere sulla vera natura profonda del nostro Sé individuale, compresa la fonte della percezione, senza distrazioni sensoriali e liberi dall’accumulo delle errate nozioni del passato” (ibidem pg.197).

SV “Quando l’essenza è purificata, sorgono serenità di mente, ferma concentrazione, dominio dei sensi e capacità di contemplare il proprio Sé” (ibidem pg.104).

R. “Dalla purificazione [mentale o interiore] del Sattvasi proviene atteggiamento lieto, concentrazione su un unico punto, controllo dei sensi e capacità di vedere l’ātmā” (ibidem pg.82).

I.K.T. “Dalla purezza mentale (nasce) la purezza del Sattva, l’atteggiamento lieto ed amorevole, la concentrazione,il controllo dei sensi e la capacità della visione del Sé” (ibidem pgg. 227-28).

Saṃtoṣa संतोष (Sūtra II.42)

संतोषादनुत्तमसुखलाभः॥४२॥

Santoṣādanuttamasukhalābhaḥ||42||

Sa. “Dalla pratica dell’appagamento deriva una felicità impareggiabile” (op. cit. pg. 184).

De. “Dall’accontentarsi si ottiene la felicità suprema” (ibidem pg. 197).

SV “Dall’accontentamento segue la più grande felicità” (ibidem pg.105).

R. “Con l’accontentarsi si consegue la suprema felicità” (ibidem pg.83).

I.K.T. “La suprema felicità (deriva) dall’accontentarsi” (ibidem pg. 228).

Tapas तपस् (Sūtra II.43)

कायेन्द्रियसिद्धिरशुद्धिक्षयात्तपसः॥४३॥

Kāyendriyasiddhiraśuddhikṣayāttapasaḥ||43||

Sa. “Praticando le austerità si distruggono le impurità e sopraggiunge la perfezione nel corpo e negli organi di senso” (op. cit. pg. 185).

De. “La rimozione delle impurità permette al corpo di funzionare con più efficienza”(ibidem pg. 197).

SV “All’ascesi segue la rimozione delle impurità e la perfezione dei sensi e del corpo” (ibidem pg.105).

R. “Con l’ardente aspirazione e con l’eliminazione dell’impurità [si ottengono] i poteri dei sensi e del corpo” (ibidem pg.82),

I.K.T. “La perfezione degli organi di senso e del corpo (deriva) dalla distruzione dell’impurità mediante l’ascesi” (ibidem pg. 229),

Svādhyāya स्वाध्याय (Sūtra II.44)

स्वाध्यायादिष्टदेवतासंप्रयोगः॥४४॥

Svādhyāyādiṣṭadevatāsamprayogaḥ||44||

Sa. “Attraverso l’osservazione di sé si raggiunge l’unione con la divinità prescelta” (op. cit. pg. 186).

De. “Lo studio, portato al suo massimo sviluppo, avvicina alle forze superiori che consentono la comprensione delle cose più complesse” (ibidem pg. 198).

SV “Dallo studio dei testi sacri si ottiene la comunione con la divinità prescelta” (ibidem pg.106).

R. “Con lo studio di Sé [si ottiene] l’unione con la divinità desiderata.” (ibidem pg.83).

I.K.T. “Mediante lo (o dallo) studio di sé deriva l’unione con la divinità desiderata” (ibidem pg. 230).

Īśvarapraṇidhāna ईश्वरप्रणिधान (Sūtra II.45)

समाधिसिद्धिरीश्वरप्रणिधानात्॥४५॥

Samādhisiddhirīśvarapraṇidhānāt||45||

Sa. “Il successo nell’estasi si raggiunge con un completo abbandono a Dio” (op. cit. pg. 187).

De. “Il rispetto per Dio favorisce la capacità di comprendere totalmente qualunque oggetto” (ibidem pg.198).

SV “Per mezzo dell’abbandono al Signore si ottiene la perfezione” (ibidem pg.97-98).

R. “Con l’abbandono a Īśvara[si ottiene] il compimento del Samādhi (ibidem pg.83).

I.K.T. “L’atteggiamento del Samādhi (deriva) dall’abbandono a Dio” (ibidem pg.231).

divisore fantasia geometrica

[1]Dopo anni di lavoro e meditazione, siamo giunti alla conclusione che il Significato di Yama possa essere meglio reso con ‘Doveri verso  tutti gli esseri viventi’. N.d.c.

[2]Analogamente riteniamo che il Significato di Niyama possa corrispondere ai ‘Doveri verso Sé stessi’ che culminano, con il quinto Niyama nei ‘Doveri verso l’Essere Supremo’. N.d.c.

[3]Glossario  Sanscrito, a cura del gruppo Kevala, Āśram Vidyā, Roma, 2008

[4]www.Yoga.it/glossary; sanskritdictionary.com; www.spokensanskrit.de; www.sanskrit-lexicon.uni

[5]Ibidem pg.28

[6]Ibidem pg.275

[7]Ibidem pg.57

[8]Ibidem pg.83

[9]Ibidem pg.46

[10]Ibidem pg. 276

[11]Ibidem pg 262

[12]Ibidem pg  301

[13]Ibidem pg 291

[14]Ibidem pg. 136

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