Śrī Svāmī Sivananda: Yama e Niyama nel “Rājayoga”

Nota del traduttore

Non essendo ancora disponibile una traduzione in lingua italiana di quest’Opera sapienziale, pensiamo di fare opera positiva nel rendere disponibile un estratto a beneficio di coloro che desiderano il bene ed il progresso dell’Umanità, da realizzare mettendo in pratica la legge universale dell’Amore verso tutti gli esseri viventi.

Svami Sivananda pensieroso
  • In corsivo il testo degli Yogasūtra,
  • Nelle note il commento di Śrī Svāmī Sivananda[1]
  • In appendice il testo originale
divisore fantasia geometrica

Cos’ è Yama[2] II-30

(Tra questi accessori) le astensioni sono: astinenza da nocività  e uccisioni, veridicità, astinenza da furto o falsità, continenza, astinenza da avarizia o avidità.
Note
Yama è il reale fondamento dello Yoga, in assenza del quale l’edificio dello Yoga non può essere costruito.
La pratica di Yama è davvero la pratica di Sadācāra [3] (giusta condotta). Il Nobile Ottuplice Sentiero dei buddisti si occupa esclusivamente della pratica di Yama. In ogni religione li troverete [i Significati di Yama]  come basilari.

Manu ha detto:
“Ahiṃsā satyasteyam sauchamindiya nigraha”: innocuità, parole veritiere, astenersi dal furto, controllo dei sensi; Questa è l’essenza del Dharma.

Nella Gītā  è dato grande rilievo, in tutti i capitoli, alla pratica di Yama.
Patañjali Mahaṛṣi menziona le cinque astinenze basilari per la pratica di Yama.  Secondo il Ṛṣi Śāṇḍilya , le pratiche di Śauca, Daya, Ārjava[4], Dhṛti[5] e Mitāhāra[6] sono incluse in Yama. Śauca è purezza interiore ed esteriore.

Lavarsi le mani, fare bagni, ecc., sono per la purezza esterna. Riempire la mente con pensieri divini puri è purezza interna.

Daya è pietà o compassione, in tutti i luoghi, per tutte le creature.

Ārjava è il mantenimento di equilibrio della mente mentre si compiono azioni.

Dhṛti è fortezza o potere di resistenza mentale.

Mitāhāra è la moderazione nel mangiare.

I Voti Universali II. 31  

(Queste restrizioni) sono i Grandi Voti, universali, non limitati da classe, luogo, tempo e circostanze.
Le restrizioni sono Ahiṃsā, Satya, Asteya, Brahmācarya e Aparigraha. Questo Sūtra si riferisce a tutti questi i vincoli.
Alcuni possono trovarsi in determinate condizioni ed esenzioni dall’osservare talune restrizioni. Qualcuno può seguire il principio di non uccidere il giorno di luna nuova. Quando tali condizioni ed esenzioni sono previste, la pratica delle restrizioni non è considerata perfetta.
Esse non devono essere limitate da classe, luogo, tempo o circostanze. Le restrizioni devono essere tutte praticate sempre, in ogni luogo ed in ogni circostanza.  Devono essere praticate in pensiero, parola e azione.

Ahiṃsā II. 35

Consolidata l’Astinenza dal ferire e uccidere, alla presenza di chi le pratica, cessa ogni ostilità.
Note
Ahiṃsā è causare sofferenza, a qualsiasi creatura, in qualunque modo, in qualsiasi momento, con pensiero, parola ed azione. Le ulteriori restrizioni originano in Ahiṃsā. Sono concepite per rendere perfetta Ahiṃsā. Senza la pratica di Ahiṃsā, non si avrà alcun beneficio praticando le altre quattro restrizioni .
Rinunciare a cibarsi di animali rientra in Ahiṃsā, perché non farlo genera hiṃsā [nocività].

Se fai del male a un altro uomo, fai sì che un altro commetta violenza o approvi chi la commette, è ugualmente peccaminoso.
Azione e reazione sono uguali ed opposte. Se ferisci qualcuno, si subirà una reazione, in questo momento o in futuro. In cambio, si dovrà comunque soffrire. Se ricorderai questa legge, non commetterai nessun tipo di violenza.
Secondo la scuola di pensiero di Tilak, se dall’assassinio di un brigante migliaia di vite potrebbero essere salvate, non è considerato come hiṃsā. Ahiṃsā e hiṃsā sono termini relativi. Alcuni dicono che uno può difendersi ed esercitare un po’ di violenza quando è in pericolo, anche questo non è considerato essere hiṃsā.

Un Saṃnyāsi non dovrebbe difendersi e usare la violenza anche quando la sua vita è in pericolo. Gli inglesi generalmente uccidono i loro cavalli e cani quando soffrono e quando non c’è nessun modo di alleviare le loro sofferenze. Vogliono immediatamente liberare l’anima dal corpo fisico. Il motivo è il fattore principale. Esso è alla base di tutto. Il termine: le ostilità sono cessate, significa che tutti gli esseri, uomini, animali, uccelli e creature velenose possono avvicinarsi al praticante [Yogī] senza paura e senza fargli del male. La loro natura ostile scomparirà in loro in sua presenza. Il topo e il gatto, il serpente e la mangusta e altri, essendo reciprocamente nemici, cessano dai loro sentimenti ostili alla presenza di colui Yogī che è stabilito in Ahiṃsā. Leoni e tigri non possono essere pericolosi per un tale Yogī. Il lupo e l’agnello, la rana e il cobra giocheranno in sua presenza. Uno Yogī può dare ordini definiti a leoni e tigri. Obbediranno. Questo è chiamato Bhuta Siddhi, ottenibile praticando Ahiṃsā.

La pratica di Ahiṃsā culminerà alla fine nella realizzazione dell’unità e unicità della vita, nella Coscienza dell’Advaita. Consentirà di ottenere l’Amore Cosmico.

Satya II. 36

La veridicità, quando è consolidata, porta (allo Yogī) il conferimento dei frutti delle azioni.
Note
Dire la verità è la qualificazione più importante di uno Yogī.
In Hitopadeśa[7] troverete: “Se la Verità e mille Aśvamedha [8] Yajña[9] vengono pesati, prevale solo la verità.” Anche nel Mahābhārata troviamo: “Pesa molto di più la Verità dello studio di tutti e quattro i Veda, insieme ai loro Aṅga e Upāṅga.” Tale è l’importanza della verità. Dio è verità. Egli può essere realizzato dicendo la verità e osservando la verità nel pensiero, parola e azione. Veridicità, equanimità, autocontrollo, assenza di emulazione invidiosa, perdono, modestia, resistenza, assenza di gelosia, carità, consapevolezza, filantropia disinteressata, compostezza e innocuità incessante e compassionevole, sono le tredici forme della verità.

Alcuni pensano che il mentire, se finalizzato al bene, è considerato come verità. Si supponga che un re ingiusto ha ordinato di impiccare un saggio senza alcuna causa. Se la vita di questo saggio può essere salvata pronunciando una falsità, la menzogna è solo verità. Questi sono limitati dalle circostanze. Secondo Sūtra II-31, questi vincoli, se li si vuole praticare perfettamente, non dovrebbero essere limitati da classe, tempo, spazio e circostanze. Dicendo la Verità in ogni circostanza, lo Yogī acquisisce il Vāc Siddhi [potere della Parola].
Qualunque cosa pensa o dice, si realizza come vera. Può fare qualsiasi cosa anche con il solo pensiero.

Asteya II. 37

Consolidata l’astinenza dal furto, tutte le ricchezze si avvicinano (allo Yogī).
Note
La terza restrizione è l’astensione dal furto. La sua natura dovrebbe essere completamente annientata. Si dovrebbe essere soddisfatti di quanto si ottiene con mezzi onesti. Oltre all’effettiva appropriazione illegale, portando via proprietà o cose altrui, non si dovrebbe consentire alla mente il solo pensiero di un guadagno illecito.
L’accumulo di denaro costituisce un vero furto. Non si deve avere più di ciò che è effettivamente necessario. É considerato come furto anche il mangiare più di quanto è realmente necessario. Quando un uomo ha Indriya [sensi] potenti e mente incontrollata, vuole molte cose per l’appagamento dei sensi. Se non ottiene gli oggetti del piacere e soddisfa i suoi desideri, allora la natura del furto entra nella sua mente.
Dal continuo desiderio mentale, il furto si concretizza. Pertanto le vere cause del furto sono i desideri eccessivi ed i sensi [Indriya] indisciplinati. Per astenersi dal furto, si devono frenare i desideri, disciplinare gli Indriya e controllare la mente. In questo Sūtra è assicurato che rinunciando completamente al furto, le cose desiderate ed ogni tipo di ricchezza verranno spontaneamente.

Brahmācarya II.38

Mediante il celibato, si ottiene il Vigore.
Note
Se lo sperma è conservato mediante l’osservanza del Brahmācarya e trasmutato in Ojas Śakti[10], aumenterà il potere spirituale e intellettuale. Questa è la qualifica fondamentale di un aspirante.
Brahmācarya è la virtù più importante per la realizzazione del sé. Brahmācarya è purezza di pensiero, parola e azione. L’idea stessa della lussuria non dovrebbe entrare nella mente. Senza la continenza non sono possibili né lo Yoga né il progresso spirituale.
Nei capitoli IV e VIII della Gītā troverete l’importanza di Brahmācarya. Dal momento che ho descritto nel mio libro ‘Pratica di Brahmācarya,’ vari metodi efficaci per consolidarsi in Brahmācarya, passerò al prossimo Sūtra.

Aparigraha II.39

Quando è consolidata l’astinenza dall’avidità, si acquisisce la conoscenza delle modalità di esistenza o nascite.
Note
Aparigraha è libertà da avidità o cupidigia. Non si dovrebbe cercare di mantenere o di ottenere in possesso nulla oltre il necessario per vivere. Regali da altri influenzano la mente del ricevitore. Dato che le persone sono estremamente egoiste, fanno regali per vari motivi. Questi motivi influenzano il ricevitore. La mente del ricevitore diventa impura nel ricevere regali.
Uno studente di Yoga dovrebbe, pertanto, evitare regali. L’attaccamento e l’ansia che lo accompagna, sono ostacoli alla conoscenza.
La libertà dall’attaccamento si tradurrà nella conoscenza di tutto il corso del nostro viaggio. “Chi ero io? Com’ero? Cos’è questo? Cosa dovrei essere? Come dovrei essere?” In questo modo si acquisisce la conoscenza delle esperienze passate, presenti e future. Si diventa indipendente e libero.
La mente diventa pura. Tutto diventa chiaro. Si ottiene anche il ricordo della vita passata.

divisore fantasia geometrica

Cos'è Niyama II.32 (CAPITOLO IV)

Le osservanze sono la pratica di purezza interna ed esterna, contentezza, mortificazione, studio delle Scritture e il culto di Dio o abbandono.
Note
Niyama è il secondo ‘accessorio dello Yoga’. È la pratica di purezza, contentezza, mortificazione, studio e culto.
Patañjali Mahaṛṣi cita in Niyama queste cinque osservanze. Secondo i Śāṇḍilya Ṛṣi, rientrano Niyama:Tapas, Saṃtoṣa, Āstikya, Dāna, Ῑśvara Pūjana, Siddhānta Śrāvaṇa, Hrī, Mati, Japa e Vrata.
Secondo i dettami dei Śāstra ci si purifica con la pratica di Kricara e Cāndrāyaṇa[11]  Vrata.

Il corpo è emancipato. I peccati sono distrutti. Gli Indriya sono controllati. La natura passionale della mente è sottomessa. Questa è Tapas.

La soddisfazione per ciò che si ottiene da soli e senza sforzo è Saṃtoṣa.

Āstikya è ferma, incrollabile fede nell’esistenza di Dio, nelle parole del Guru, nelle verità contenute nei Veda, meriti o demeriti derivanti dalle azioni elencate nei Veda.

Dāna è donare denaro, abiti, cibo, cereali, ecc., guadagnati legalmente con il sudore della fronte, con fede, alle persone meritevoli, senza aspettative né secondi fini.

śvara Pūjana è il culto del Signore Hari, Śiva, Kṛṣṇa o Rama con amore puro, fede intensa e devozione risoluta.

Siddhānta Śrāvaṇa l’indagine del vero significato del Vedānta. È lo studio e la riflessione della natura di Brahman e il giusto significato del Mahāvākya ‘Tat Tvam Asi‘.

Hrī è il sentimento di vergogna che si sperimenta quando si compiono azioni non conformi ai Veda e alle regole della società.

Mati è la fede nei percorsi prescritti dai Veda per il raggiungimento della coscienza di Dio o di realizzazione del Sé.

Japa è la ripetizione del Mantra nella quale si è stati iniziati dal Guru o guida spirituale e che non è contrario alle regole dei Veda.

Vrata è l’osservanza regolare o l’astenersi dalle azioni prescritte o vietate dai Veda. Ne sono parte la pratica di Kricara e Cāndrāyaṇa. Kricara Vrata è il digiuno per 12 giorni.
L’osservatore del Vrata beve solo un po’ acqua. Molti peccati sono distrutti dalla pratica di questo Vrata.

Kriyā Yoga II. 1

Mortificazione, studio delle Scritture, abbandono sono lo Yoga dell’azione purificatoria.
Note
Nel Sūtra precedente, in Niyama sono stati descritti: Śauca, Saṃtoṣa, Tapas, Svādhyāya e Ῑśvarapraṇidhāna. In questo Sūtra, tre delle cinque osservanze sono comprese sotto l’intestazione “Kriyā Yoga“. Ciascuno di essi sarà preso in considerazione nei Sūtra seguenti.

Prestazioni di purificazione II. 2

(Il Kriyā Yoga è praticato) per ottenere il Samādhi e per attenuare le afflizioni.
Note
La pratica di Tapas, Svādhyāya e śvarapraṇidhāna sono finalizzate ad attenuare le afflizioni e preparare la mente ad entrare in Samādhi. Hanno lo scopo di purificare la mente dalle sue impurità e di distruggere le distrazioni.
La purificazione è di due tipi. Interna (mentale) ed esterna (fisica). La Purezza mentale è la più importante.
È necessaria anche la purezza fisica. La pulizia è prossima alla Pietà.
La sola purezza fisica, esterna non ha valore. Non si deve perdere troppo tempo per la pulizia.
Così facendo, si dimentica l’Ātman, eternamente puro. Le afflizioni della mente menzionate in questo Sūtra sono descritte nel Sūtra ll-3.

Benefici della purificazione esteriore II.40

Dalla purificazione, deriva il disgusto per il proprio corpo e la cessazione del contatto con gli altri.
Note
La purezza in questo caso è quella fisica o esterna. Quando il corpo è impuro, si purifica. Nuovamente diventa impuro. Ancora una volta viene purificato.
Si desidera mantenere il corpo sempre puro ma costantemente diventa impuro. Si ottiene gradualmente il disgusto del corpo che è pieno di impurità. Poiché la stessa polvere e impurità è nel corpo degli altri, si cessa il contatto con essi. Pensando continuamente all’eterna purezza dell’Ātman, il pensiero del corpo scema lentamente.
Moha[12] e Mamatā[13] per il corpo svaniscono. La lussuria scomparirà. Il prossimo Sūtra si riferisce ai benefici della purificazione interna.

Benefici della purificazione interna II.41

Sulla purezza di Sattva, sorgono allegria della mente, conquista dei sensi o organi e idoneità per la realizzazione dell’Ātman.
Note
Qui sono descritti i frutti della purezza mentale. Conseguentemente alla conquista dei sensi, la mente diventa Antarmukha[14], verso l’interno. Cessando le distrazioni, la mente acquisisce concentrazione. Mediante Antar Śauca, la mente diventa idonea per la realizzazione dell’Ātman. L’aumento di Sattva causa allegria. Tamas produce ottenebrazione. Se l’allegria è presente, si sta procedendo nello Yoga. Questo è un segno importante di crescita spirituale. Molti praticanti Yoga mostrano la ‘faccia della domenica’ o facce untuose quando devono parlare con i visitatori. Hanno l’illusione che le persone li prenderanno per Yogī avanzati. Nel volto dello Yogī devono esserci sempre gioia e sorriso. Solo loro possono irradiare gioia agli altri. Anche Śrī Rāmānuja ha posto l’allegria quale mezzo importante per lo sviluppo di Bhakti. La gioia è l’essenza stessa di Puruṣa. Nella Gītā (XIV-11) troverete: “Quando la luce della Sapienza fluisce da tutte le porte del corpo, è un segno che Sattva è in aumento.” Prakāśa[15] sul volto è Saṃtoṣa. I mezzi per ottenere Saṃtoṣa sono dati nel prossimo Sūtra.

Saṃtoṣa II. 42

La Felicità suprema è ottenuta attraverso l’accontentarsi.
Note
Nello Yoga Vasiṣṭha troverete che e Saṃtoṣa, Śānti[16], Vicāra[17] e Satsaṅga[18] sono le quattro sentinelle alla porta di Mokṣa. Se hai Saṃtoṣa, gli altri tre verranno da soli.
Per un apprendista Saṃtoṣa, appagamento, è una delle Virtù importanti. Ricchezza e povertà non vengono conteggiati dalla quantità di beni accumulati.
Un re, se ha troppi desideri e se ne vuole di più, è considerato un mendicante.
Un mendicante, se è felice con quello che ha, è davvero un re. Dalla contentezza nasce la vera felicità.
Se un uomo non ha nessun appagamento, la mente sarà sempre vagante. Sarà impossibile praticare la concentrazione e le altre pratiche yogiche. Pertanto la contentezza dovrebbe essere sviluppata da tutti gli apprendisti.

Tapas II.43

Attraverso Tapas, mortificazione, dalla distruzione delle impurità, derivano i poteri psichici nel corpo e nei sensi.
Note
Con Tapas, mente, parola e Indriya sono purificati. Rientrano in Tapas i digiuni, le osservanze religiose previste dal Dharma Śāstra e le regole di Yama e Niyama, Āsana, Prāṇāyāma, ecc..
Nella Gītā capitolo XVII, i tre Sloka da 14 a 16 descrivono tre tipi di Tapas, e precisamente: Tapas del corpo, della parola e della mente.
I poteri psichici sono le otto Siddhi[19]: Anima, Mahima, ecc. Tutte queste Siddhi possono essere acquisite dalla pratica costante di Tapas.
Manu ha detto:
“(colui il) cui discorso e la mente sono puri e accuratamente custoditi, ottiene tutti i frutti che sono ottenuti mediante il Vedānta.”
Con la pratica di Tapas, tutti i Kleśa (afflizioni) e le impurità possono essere distrutti.

Svādhyāya II.44

Dallo studio delle Scritture la comunione con la divinità tutelare.
Note
Svādhyāya è lo studio delle Scritture come la Gītā, le Upaniṣad, il Rāmāyaṇa, il Bhagavata, ecc. Lo studio dovrebbe essere fatto con concentrazione. Si dovrebbe comprendere cosa si è studiato e tentare di praticare nella vita quotidiana tutto ciò che si è appreso. Senza l’esercizio di vitalizzare gli insegnamenti delle Scritture non ci sarà nessun beneficio nello studio.
Svādhyāya include anche Japa, la ripetizione di Mantra. Lo studio costante e la pratica quotidiana porteranno ad avere la comunione con Dio.

Ῑśvarapraṇidhāna II.45

Dall’abbandono viene raggiungimento di Samādhi, stato super cosciente.
Note
L’abbandono deve essere libero, perfetto, incondizionato e senza rimpianti. Allora il Samādhi verrà da sé. Questo Praṇidhāna sarà affrontato ulteriormente nel Sūtra 1.23.

Chi è Ῑśvara I.24

Dio è un’anima particolare, non toccata da afflizioni, lavori, fruizione e mezzi.
Note
Lo Yoga di Mahaṛṣi Patañjali è un complemento della filosofia Sāṃkhya di Kapila. Kapila nega l’esistenza di un Ῑśvara, da cui deriva il nome significativo di Sa-Ῑśvara Sāṃkhya. Egli dice che Prakṛti può fare tutto.
Mahaṛṣi Patañjali ammette l’esistenza di un Ῑśvara. L’Ῑśvara di Patañjali non è il Dio personale del Bhakta né il Brahman impersonale dei Vedantini.
Il suo Dio è un Puruṣa peculiare, completamente esente da tutte le afflizioni, azioni, fruizioni e mezzi.

Pātañjalayogasūtrāṇi  –  पातञ्जलयोगसूत्राणि

साधनपाद

अहिंसासत्यास्तेयब्रह्मचर्यापरिग्रहा यमाः॥३०॥
जातिदेशकालसमयानवच्छिन्नाः सार्वभौमा महाव्रतम्॥३१॥
शौचसंतोषतपःस्वाध्यायेश्वरप्रणिधानानि नियमाः॥३२॥
वितर्कबाधने प्रतिपक्षभावनम्॥३३॥
वितर्का हिंसादयः कृतकारितानुमोदिता लोभक्रोधमोहपूर्वका मृदुमध्याधिमात्रा दुःखाज्ञानानन्तफला इति प्रतिपक्षभावनम्॥३४॥
अहिंसाप्रतिष्ठायां तत्सन्निधौ वैरत्यागः॥३५॥
सत्यप्रतिष्ठायां क्रियाफलाश्रयत्वम्॥३६॥
अस्तेयप्रतिष्ठायां सर्वरत्नोपस्थानम्॥३७॥
ब्रह्मचर्यप्रतिष्ठायां वीर्यलाभः॥३८॥
अपरिग्रहस्थैर्ये जन्मकथंतासंबोधः॥३९॥
शौचात् स्वाङ्गजुगुप्सा परैरसंसर्गः॥४०॥
सत्त्वशुद्धिसौमनस्यैकाग्र्येन्द्रियजयात्मदर्शनयोग्यत्वानि च॥४१॥
संतोषादनुत्तमसुखलाभः॥४२॥
कायेन्द्रियसिद्धिरशुद्धिक्षयात्तपसः॥४३॥
स्वाध्यायादिष्टदेवतासंप्रयोगः॥४४॥
समाधिसिद्धिरीश्वरप्रणिधानात्॥४५॥

Fabio Milioni

divisore fantasia geometrica

[1]Svāmī Sivananda, “Rājayoga”, The Divine Life Trust Society, Shivanandanagar, sixth ed. 2013 (pgg. 47-60).

[2]Per il lettore Occidentale Yama e Niyama possono essere tradotti come “Doveri verso se stessi, verso ogni essere vivente, verso l’Essere Supremo”

[3]Sadācāra: buon (Sat), comportamento morale, retto (Acāra); buon comportamento, comportamento etico, senso di responsabilità che viene messo in pratica.

[4]ārjava: onestà, rettitudine

[5]dhṛti: fortezza

[6]mitāhāra: moderazione nell’alimentazione

[7]Hitopadeśa: raccolta di narrazioni in prosa e versi

[8]Aśvamedha: sacrificio del cavallo

[9]Yajña: sacrificio

[10]Ojas Śakti: forza, energia

[11]Cāndrāyaṇa: digiuno regolato secondo la luna

[12]Moh: delusione, afflizione mentale

[13]Mamatā: attaccamento

[14]Antarmukha: contemplativa

[15]Prakāśa: luce, splendore, luce della Coscienza

[16]Śānti: pace, tranquillità

[17]Vicāra: pensiero discriminante

[18]Satsaṅga: compagnia di persone spiritualmente elevate

[19]Siddhi (perfezioni) : aṇimā , laghimā,   mahimā,   prāpti,    prākāmya,    vaśitva,   īśitva,  kāmāvasāyitā.

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