Prāṇāyāma प्राणायाम

Prāṇāyāma (प्राणायाम) è una parola sanscrita che significa “espansione del prāṇa” o “espansione della forza vitale”. Il termine è composto, derivato da due parole:
prāṇa: forza vitale o energia vitale, l’energia dell’universo, in realtà ciò di cui è fatto l’universo
āyāma: espandere, estendere.
La pratica del respiro yogico è quindi finalizzata all’espansione dell’energia vitale.

 

Il prāṇāyāma costituisce il quarto aṅga (membra, arto, ausilio, strumento) dello Yoga. Patañjali lo introduce nel secondo pāda, dedicato alla Sādhana:

Sādhanapāda साधनपाद (sūtra 29)
यमनियमासनप्राणायामप्रत्याहारधारणाध्यानसमाधयोऽष्टावङ्गानि॥२९॥
yamaniyamāsanaprāṇāyāmapratyāhāradhāraṇādhyānasamādhayo’ṣṭāvaṅgāni||29||

 

Il termine, normalmente tradotto come “controllo del respiro”, ha in realtà un significato più complesso, com’è possibile verificare prendendo in esame i sūtra nei quali è descritto:

Sādhanāpāda (sūtra 49)
तस्मिन् सति श्वासप्रश्वासयोर्गतिविच्छेदः प्राणायामः॥४९॥
tasmin-sati-śvāsa-praśvāsayoḥ gati-vicchedaḥ prāṇāyāmaḥ ||49||

tasmin: su quello; sati: essendo stato; śvāsapraśvāsayah: inspirazione, espirazione; gati: movimento; vicchedaḥ: pausa, cessazione; prāṇāyāmah: prāṇāyāma.

Dopo aver padroneggiato l’āsana, il prāṇāyāma è l’arresto del movimento d’inspirazione ed espirazione.

 

Sādhanāpāda (sūtra 50)
बाह्याभ्यन्तरस्तम्भवृत्तिर्देशकालसंख्याभिः परिदृष्टो दीर्घसूक्ष्मः॥५०॥
bāhya-ābhyantara-stambha-vṛttiḥ deṣa-kāla-saṃkhyābhiḥ paridṛṣṭaḥ dīrgha-sūkṣmaḥ ||50||

bāhyābh: esterno; yantara: interno; stambhavṛttih: stadio soppresso; deśa: luogo; kāla: tempo; sańkhyābih: numero; paridṛṣṭah: misurato; dīrgha: prolungato; sūkṣmah: sottile.
[Il prāṇāyāma è] esterno, interno o sospeso, regolato da luogo, tempo, numero, diventando prolungato e sottile.

Sādhanāpāda (sūtra 51)
बाह्याभ्यन्तरविषयाक्षेपी चतुर्थः॥५१॥
bāhya-ābhyantara-viṣaya-ākṣepī caturthaḥ ||51||

bāhya: esterno; abhyantara: interno; viṣayā: oggetto; ākṣepī: trascendente; caturtha: quarto.
Il quarto [prāṇāyāma è quello che] trascende l’oggetto interno ed esterno.

Sādhanāpāda (sūtra 52)
ततः क्षीयते प्रकाशावरणम्॥५२॥
tataḥ kṣīyate prakāśa-āvaraṇam ||52||

tataḥ: così, in tal modo; kṣīyate: scompare (è tolto ciò); prakāśa: la Luce; āvaraṇam: che copre.
In tal modo sparisce ciò che copre la Luce.

Proviamo ora a leggere l’intera sequenza, per avvicinarci progressivamente al suo Significato profondo:
“Dopo aver padroneggiato l’āsana, il prāṇāyāma è l’arresto del movimento dell’inspiro e dell’espiro. Il prāṇāyāma è esterno, interno o sospeso, regolato da luogo, tempo, numero, divenendo prolungato e sottile. Il quarto prāṇāyāma è quello che trascende sia l’oggetto interno sia quello esterno. In tal modo si dissolve ciò che copre la Luce”.

Osserviamo come Patañjali da un lato vincola l’avvio della pratica del prāṇāyāma alla preliminare padronanza dell’āsana, dall’altro identifica il suo obiettivo nell’eliminare il ‘velo’ che copre la Luce, ovvero il percorso verso l’Illuminazione. Percorso ulteriore che è consentito dalla padronanza del prāṇāyāma, come ben delineato nel successivo sūtra:

Sādhanāpāda (sūtra 532)
धारणासु च योग्यता मनसः ॥५३॥
dhāraṇāsu ca yogyatā manasaḥ ||53||

dhāraṇāsu: con dhāraṇā, la concentrazione; ca: e; yogyatā: capacità, idoneità; manasaḥ: della mente.
Rendendo la mente idonea per la concentrazione.

Possiamo, a questo punto, tentare un primo livello di sintesi:
Il prāṇāyāma è una tecnica operativa, da porre in essere sperimentalmente una volta consolidata la tecnica di āsana (ovvero lo stato di una postura immobile, stabile e confortevole) e della respirazione yogica consapevole. Mediante il prāṇāyāma, che utilizza il controllo del respiro per agire sull’energia vitale, il prāṇā, si perviene ad uno stato nel quale è possibile raggiungere l’immobilità del respiro stesso, senza danno per le funzioni vitali. Si tratta quindi di un secondo livello di immobilità, che eleva lo stato dell’essere e lo rende idoneo ad affrontare i successivi stadi evolutivi. In particolare il prāṇāyāma opera uno ‘svelamento’, ovvero ‘toglie il velo che oscura la Luce’. In tal modo apre la via che condurrà all’Illuminazione.

Detto ciò, prima di andare oltre, due osservazioni fondamentali:
Lo strumento del prāṇāyāma è dotato di enorme potenza, perciò deve essere utilizzato con grande cautela e sotto la guida di un insegnante esperto, che ne abbia personalmente acquisita padronanza. Sarà responsabilità dell’insegnante, valutato il livello di avanzamento raggiunto dall’allievo nella pratica di āsana, introdurre con progressione e con tutte le cautele richieste, le tecniche operative del prāṇāyāma.
Operando sul piano energetico, il prāṇāyāma interviene sugli stati sottili dell’essere che, nella loro ineffabilità, devono necessariamente trovarsi in uno stato di purezza adeguato. Tale pratica, perciò, deve essere accompagnata da un livello di purificazione (śauca शौच) significativo, sia a livello fisico sia mentale; il che comporta il raggiungimento di uno stato sufficientemente avanzato di yama e niyama. Avendo sempre ben presente che yama e niyama costituiscono la precondizione non solo al prāṇāyāma, ma anche, in precedenza, alle āsana.

L’importanza del prāṇāyāma la troviamo evidenziata nella Bhagavad Gītā, al capitolo quinto, lo Yoga della rinuncia dell’azione (karma saṃnyāsa yoga), ai versetti 27 e 28:

sparśān kṛtvā bahir bāhyāṃś cakṣuścaivāntare bhruvoḥ |
prāṇāpānāu samāu kṛtvā nāsābhyantaracāriṇāu ||
yatendriyamanobuddhir munir mokṣaparāyaṇaḥ |
vigatecchābhayakrodho yaḥ sadā mukta eva saḥ ||

“Chiudendo (tutti) i contatti con tutti gli oggetti di senso esterni, fissando lo sguardo tra le sopracciglia, sospendendo il respiro in uscita e in ingresso nelle narici, controllando i sensi, la mente e l’intelletto, avendo come obiettivo supremo la liberazione [Illuminazione], libero dal desiderio, dalla paura e dalla rabbia – il Sapiente è liberato per sempre.”

A questo punto, prima di concludere e fatte salve le cautele già espresse, possiamo introdurre la fonte primaria che è entrata nel merito della tecnica del prāṇāyāma, l’Haṭhayoga Pradīpikā हठयोगप्रदीपिका, attirando l’attenzione sulla conclusione che, ancora una volta, pone l’accento sull’aspetto della purificazione (śauca शौच).
L’ Haṭhayoga Pradīpikā हठयोगप्रदीपिका, dedica il secondo capitolo al prāṇāyāma:

|| २ || दवितीयोपदेशः
|| 2 || dvitīyopadeśaḥ
अथासने दॄधे योगी वशी हित-मिताशनः |
गुरूपदिष्ह्ट-मार्गेण पराणायामान्समभ्यसेत || १ ||
athāsane dṝdhe yoghī vaśī hita-mitāśanaḥ |
ghurūpadiṣṭa-mārgheṇa prāṇāyāmānsamabhyaset || 1 ||

Lo Yogī, resa stabile la postura, padrone di se stesso, che mangia moderatamente cibo salutare, dovrebbe praticare il Prāṇāyāma, secondo le istruzioni del suo Gurū [Maestro].

छले वाते छलं छित्तं निश्छले निश्छलं भवेत||
योगी सथाणुत्वमाप्नोति ततो वायुं निरोधयेत || २ ||
chale vāte chalaṃ chittaṃ niśchale niśchalaṃ bhavet||
yoghī sthāṇutvamāpnoti tato vāyuṃ nirodhayet || 2 ||

Se la respirazione viene disturbata, la mente diventa disturbata. Restringendo [controllando fino a sospendere] la respirazione, lo Yogī ottiene la stabilità della mente.

यावद्वायुः सथितो देहे तावज्जीवनमुछ्यते |
मरणं तस्य निष्ह्क्रान्तिस्ततो वायुं निरोधयेत || ३ ||
yāvadvāyuḥ sthito dehe tāvajjīvanamuchyate |
maraṇaṃ tasya niṣkrāntistato vāyuṃ nirodhayet || 3 ||

Finché l’aria (il respiro) resta nel corpo, si chiama vita. La morte consiste nella cessazione (del respiro) dell’aria. È, perciò, necessario trattenere il respiro.

मलाकलासु नाडीष्हु मारुतो नैव मध्यगः |
कथं सयादुन्मनीभावः कार्य-सिद्धिः कथं भवेत || ४ ||
malākalāsu nāḍīṣu māruto naiva madhyaghaḥ |
kathaṃ syādunmanībhāvaḥ kārya-siddhiḥ kathaṃ bhavet || 4 ||

Il respiro non passa attraverso il canale centrale (suṣumnā), a causa delle impurità delle nādī. Come può quindi essere raggiunto il successo, come può esserci l’unmanī avasthā[1]?

शुद्धमेति यदा सर्वं नाडी-छक्रं मलाकुलम |
तदैव जायते योगी पराण-संग्रहणे कष्हमः || ५ ||
śuddhameti yadā sarvaṃ nāḍī-chakraṃ malākulam |
tadaiva jāyate yoghī prāṇa-saṃghrahaṇe kṣamaḥ || 5 ||

Quando l’intero sistema delle nādī, che è pieno d’impurità, viene purificato [śauca शौच], allora lo Yogī diventa in grado di controllare il Prāṇa.

पराणायामं ततः कुर्यान्नित्यं सात्त्विकया धिया |
यथा सुष्हुम्णा-नाडीस्था मलाः शुद्धिं परयान्ति छ || ६ ||
prāṇāyāmaṃ tataḥ kuryānnityaṃ sāttvikayā dhiyā |
yathā suṣumṇā-nāḍīsthā malāḥ śuddhiṃ prayānti cha || 6 ||

Pertanto, il Prāṇāyāma dovrebbe essere praticato quotidianamente, con buddhi sāttvika [intelletto in armonia, libero da rajas e tamas, ovvero attività e indolenza], al fine di scacciare le impurità di  suṣumnā.

 

Metodi di praticare il Prāṇāyāma.

बद्ध-पद्मासनो योगी पराणं छन्द्रेण पूरयेत |
धारयित्वा यथा-शक्ति भूयः सूर्येण रेछयेत || ७ ||
पराणं सूर्येण छाकॄष्ह्य पूरयेदुदरं शनैः |
विधिवत्कुम्भकं कॄत्वा पुनश्छन्द्रेण रेछयेत || ८ ||
baddha-padmāsano yoghī prāṇaṃ chandreṇa pūrayet |
dhārayitvā yathā-śakti bhūyaḥ sūryeṇa rechayet || 7 ||
prāṇaṃ sūryeṇa chākṝṣya pūrayedudaraṃ śanaiḥ |
vidhivatkumbhakaṃ kṝtvā punaśchandreṇa rechayet || 8 ||

Sedendosi nella postura di Padmāsana [loto] gli Yogī dovrebbero riempire l’aria attraverso la narice sinistra (chiudendo quella destra); trattenendo il respiro secondo le proprie capacità, dovrebbe poi essere espulso lentamente attraverso il sūrya (narice destra). Quindi, aspirando lentamente l’aria attraverso il sūrya (con la narice destra), dovrebbe essere riempito il ventre; dopo aver eseguito Kumbhaka[2] (la sospensione del respiro) come prima, l’aria dovrebbe essere espulsa lentamente attraverso chandra (la narice sinistra).

येन तयजेत्तेन पीत्वा धारयेदतिरोधतः |
रेछयेछ्छ ततो|अन्येन शनैरेव न वेगतः || ९ ||
yena tyajettena pītvā dhārayedatirodhataḥ |
rechayechcha tato|anyena śanaireva na veghataḥ || 9 ||

Inspirando in tal modo attraverso una narice, attraverso la quale [il respiro] è stato espulso, e trattenendolo lì, fino a quando possibile, dovrebbe poi essere espulso attraverso l’altra [narice], lentamente e non in modo forzato.

 

पराणं छेदिडया पिबेन्नियमितं भूयो|अन्यथा रेछयेत
पीत्वा पिङ्गलया समीरणमथो बद्ध्वा तयजेद्वामया |
सूर्य-छन्द्रमसोरनेन विधिनाभ्यासं सदा तन्वतां
शुद्धा नाडि-गणा भवन्ति यमिनां मास-तरयादूर्ध्वतः || १० ||
prāṇaṃ chediḍayā pibenniyamitaṃ bhūyo|anyathā rechayet
pītvā pingghalayā samīraṇamatho baddhvā tyajedvāmayā |
sūrya-chandramasoranena vidhinābhyāsaṃ sadā tanvatāṃ
śuddhā nāḍi-ghaṇā bhavanti yamināṃ māsa-trayādūrdhvataḥ || 10 ||

Se l’aria viene aspirata attraverso la narice sinistra, dovrebbe essere nuovamente espulsa attraverso l’altra narice, per poi riempirla [la narice destra], sospendendo [il respiro], [poi l’aria] dovrebbe essere espulsa attraverso la narice sinistra. Dopo tre mesi e più, praticando in questo modo, alternativamente attraverso le narici destra e sinistra, l’intero insieme delle nādī degli yamī (praticanti) diventa pulita, cioè libera da impurità.

 

परातर्मध्यन्दिने सायमर्ध-रात्रे छ कुम्भकान |
शनैरशीति-पर्यन्तं छतुर्वारं समभ्यसेत || ११ ||
prātarmadhyandine sāyamardha-rātre cha kumbhakān |
śanairaśīti-paryantaṃ chaturvāraṃ samabhyaset || 11 ||

I Kumbhaka dovrebbero essere eseguiti gradualmente, quattro volte durante il giorno e la notte, cioè, (mattina, mezzogiorno, sera e mezzanotte), finché il numero di Kumbhaka per ciascuna volta è ottanta, [quindi, complessivamente] per giorno e notte insieme è 320.

 

कनीयसि भवेद्स्वेद कम्पो भवति मध्यमे |
उत्तमे सथानमाप्नोति ततो वायुं निबन्धयेत || १२ ||
kanīyasi bhavedsveda kampo bhavati madhyame |
uttame sthānamāpnoti tato vāyuṃ nibandhayet || 12 ||

All’inizio c’è il sudore, nella fase intermedia c’è un tremito, e nell’ultimo o terzo stadio si ottiene stabilità; quindi il respiro dovrebbe essere stabile ovvero immobile.

 

जलेन शरम-जातेन गात्र-मर्दनमाछरेत |
दॄढता लघुता छैव तेन गात्रस्य जायते || १३ ||
jalena śrama-jātena ghātra-mardanamācharet |
dṝḍhatā laghutā chaiva tena ghātrasya jāyate || 13 ||

Il sudore che trasuda dallo sforzo della pratica dovrebbe essere sfregato sul corpo (non eliminato), in quanto così facendo il corpo si rafforza.

 

अभ्यास-काले परथमे शस्तं कष्हीराज्य-भोजनम |
ततो|अभ्यासे दॄढीभूते न तादॄङ-नियम-गरहः || १४ ||
abhyāsa-kāle prathame śastaṃ kṣīrājya-bhojanam |
tato|abhyāse dṝḍhībhūte na tādṝng-niyama-ghrahaḥ || 14 ||

Durante la prima fase della pratica, il cibo sano è costituito da latte e ghee[3]. Quando la pratica viene stabilizzata, non è necessaria alcun genere di restrizione.

यथा सिंहो गजो वयाघ्रो भवेद्वश्यः शनैः शनैः |
तथैव सेवितो वायुरन्यथा हन्ति साधकम || १५ ||
yathā siṃho ghajo vyāghro bhavedvaśyaḥ śanaiḥ śanaiḥ |
tathaiva sevito vāyuranyathā hanti sādhakam || 15 ||

Proprio come leoni, elefanti e tigri sono addestrati progressivamente, così il respiro viene  controllato lentamente e con gradualità, altrimenti (cioè, essendo frettoloso o usando troppa forza) uccide lo stesso praticante.

 

पराणायामेन युक्तेन सर्व-रोग-कष्हयो भवेत |
अयुक्ताभ्यास-योगेन सर्व-रोग-समुद्गमः || १६ ||
prāṇāyāmena yuktena sarva-rogha-kṣayo bhavet |
ayuktābhyāsa-yoghena sarva-rogha-samudghamaḥ || 16 ||

Quando il prāṇayama, e gli altri [aṅga]  sono eseguiti correttamente, sradicano tutte le malattie; viceversa una pratica impropria genera malattie.

 

हिक्का शवासश्छ कासश्छ शिरः-कर्णाक्ष्हि-वेदनाः |
भवन्ति विविधाः रोगाः पवनस्य परकोपतः || १७ ||
hikkā śvāsaścha kāsaścha śiraḥ-karṇākṣi-vedanāḥ |
bhavanti vividhāḥ roghāḥ pavanasya prakopataḥ || 17 ||

Singhiozzo, asma, tosse, dolore alla testa, alle orecchie e agli occhi; questi e altri vari tipi di malattie sono generati da disturbi della respirazione.

 

युक्तं युक्तं तयजेद्वायुं युक्तं युक्तं छ पूरयेत |
युक्तं युक्तं छ बध्नीयादेवं सिद्धिमवाप्नुयात || १८ ||
yuktaṃ yuktaṃ tyajedvāyuṃ yuktaṃ yuktaṃ cha pūrayet |
yuktaṃ yuktaṃ cha badhnīyādevaṃ siddhimavāpnuyāt || 18 ||

L’aria dovrebbe essere espulsa con tatto appropriato e dovrebbe essere riempita con abilità; quando [il respiro] è stato sospeso correttamente, conduce al successo [della pratica].

 

यदा तु नाडी-शुद्धिः सयात्तथा छिह्नानि बाह्यतः |
कायस्य कॄशता कान्तिस्तदा जायते निश्छितम || १९ ||
yadā tu nāḍī-śuddhiḥ syāttathā chihnāni bāhyataḥ |
kāyasya kṝśatā kāntistadā jāyate niśchitam || 19 ||

Quando le  nādī si liberano dalle impurità e appaiono i segni esteriori del successo, come il corpo magro e il colore luminoso, allora si dovrebbe avere certezza del  successo.

 

यथेष्ह्टं धारणं वायोरनलस्य परदीपनम |
नादाभिव्यक्तिरारोग्यं जायते नाडि-शोधनात || २० ||
yatheṣṭaṃ dhāraṇaṃ vāyoranalasya pradīpanam |
nādābhivyaktirāroghyaṃ jāyate nāḍi-śodhanāt || 20 ||

Rimuovendo le impurità, l’aria può essere trattenuta a piacimento, l’appetito aumenta, il suono divino si risveglia e il corpo diventa sano.

 

मेद-शलेष्ह्माधिकः पूर्वं षहट-कर्माणि समाछरेत |
अन्यस्तु नाछरेत्तानि दोष्हाणां समभावतः || २१ ||
meda-śleṣmādhikaḥ pūrvaṃ ṣaṭ-karmāṇi samācharet |
anyastu nācharettāni doṣāṇāṃ samabhāvataḥ || 21 ||

Se vi è eccesso di grasso o di flegma nel corpo, i sei tipi di kriyā [doveri, tecniche di purificazione] dovrebbero essere eseguiti per primi. Altri, non soffrendo per l’eccesso di questi, non dovrebbero eseguirli.

 

धौतिर्बस्तिस्तथा नेतिस्त्राटकं नौलिकं तथा |
कपाल-भातिश्छैतानि षहट-कर्माणि परछक्ष्हते || २२ ||
dhautirbastistathā netistrāṭakaṃ naulikaṃ tathā |
kapāla-bhātiśchaitāni ṣaṭ-karmāṇi prachakṣate || 22 ||

I sei tipi di doveri sono: Dhauti, Basti, Neti, Trātaka, Nauli e Kapālabhāti. Queste sono definite le sei azioni [ṣaṭkarma षटकर्म].

 

कर्म षहट्कमिदं गोप्यं घट-शोधन-कारकम |
विछित्र-गुण-सन्धाय पूज्यते योगि-पुणगवैः || २३ ||
karma ṣaṭkamidaṃ ghopyaṃ ghaṭa-śodhana-kārakam |
vichitra-ghuṇa-sandhāya pūjyate yoghi-pungghavaiḥ || 23 ||

Questi sei tipi di azioni che purificano il corpo dovrebbero essere tenute segrete. Producono attributi straordinari e vengono eseguite con serietà dai migliore degli Yogī.

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Cintura addominale e diaframma

Respirazione yogica

divisore fantasia geometrica

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Di seguito un ampia bibliografia per coloro che volessero approfondire.

Bibliografia suggerita

Patañjali Yogasūtra

  • Svāmī SATYANANADA SARASWATI, Quattro capitoli sulla libertà- commentario sugli Yogasūtra di Patañjali, Yoga publication trust, Bihar, 2009 (ed. in italiano di Four Chapters on Freedom, Commentary on the Yoga Sutras of Patañjali, Bihar School of Yoga, 1976)
  • Yogasūtra, Mimesis, Udine, 2009
  • La via regale della realizzazione (Yogadarśana), a cura di Raphael, Āśram Vidyā, Roma, 2010
  • Śrī Svāmī SIVANANDA Rājayoga, The Divine Life Trust Society, Shivanandanagar, sixth ed. 2013
  • Svāmī VIVEKANANDA, Works, vol I
  • Iqbal Kishen TAIMNI, The science of Yoga, The Theosophical Publishing House, Adyar, 1961
  • Svāmī HARIHARĀNANDA ĀRAṆYA, Yoga Philosophy of Patañjali with Bhāsvatī, rendered into English by P. N. Mukerji, foreword by Svāmī DHARMAMEGHA ĀRAṆYA, fourth enlarged edition, Calcutta University Press, 2000 (first edition 1963).
  • BENGALI BABA, Yogasūtra of Patañjali with the commentary of Vyāsa, Motilal Banarsidass, Delhi, 1976 (8th reprint 2010)
  • SVĀMĪ VEDA BHĀRATĪ, Yogasūtras of Patañjali with the exposition of Vyāsa, vol II Sādhana-Pāda, Motilal Banarsidass, Delhi, 2001
  • Michel ANGOT, Le Yogasūtra de Patañjali, Le Yoga-Bhāṣya de Vyāsa (La parole sur le silence), Les Belles Lettres, Paris, 2012
  • S. RUKMANI, Yogasūtrabhāṣyavivaraṇa of Śhaṅkara, Vivaraṇa text with English translation, and critical notes along with text and English translation of Patañjali’s Yogasūtras and Vyāsabhāṣya, 2 vol. Munshiram Manohartal ,New Delhi, 2010

Bhagavadgītā

  • Bhagavadgītā, (traduzione dal Sanscrito di SVĀMĪ SIVANANDA) The Divine Life, Assisi, 2010
  • The Bhagavadgītā, (text, word-to- word meaning, translation and commentary by SVĀMĪ SIVANANDA, The divine Life Society, Śivanandanagar,2013 (14thedition)
  • ŚRĪ AUROBINDO, Essays on the Gītā, Vol. 19 The complete works, Śrī Aurobindo Ashram Press, Pondicherry,1997
  • The Bhagavadgītā, with the commentary of Śrī Śaṅkarācārya, Samata books, Madras, 1977
  • Bhagavadgītā, il Canto del Beato, Āśram Vidyā, Roma, 200

Haṭhayoga Pradīpikā

  • Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, Fayard, 1974 (Introduction, traduction et commentaires par Tara Michaël, Préface par Jean FILLIOZAT)
  • Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, Yoga publication trust, Bihar, 2013 golden Jubilee edition. (Commentary by Svāmī MUKTIBODHANANADA under the guidance of Svāmī SATYANANDA SARASWATI).
  • Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, foreword by B.K.S. Iyengar, Commentary by Hans Ulrich Rieker, Translated by Elsy Becherer, published by The Aquarian Press 1992
  • Haṭhayogapradīpikā of Svātmārāma, with the commentary Jyotsnā of   Brahmānanda , The Theosophical Society, Adyar, Madras 20, India 1972  (prima edizione 1893).
  • Haṭhayogapradīpikā of Svātmārāma (10 chapters) with Yogaprakāsikā commentary by Bālakṛṣṇa, edited by Manohar L. GHAROTE e Parimal DEVANATH, Lonavla Yoga Institute, 2017

Śrī Svāmī Sivananda

  • Rājayoga, The Divine Life Society, Uttarakhand, 1937
  • Disciplina e ostacoli nello Yoga, ed Porpora, Assisi, 2002
  • Essenza della Sādhana, ed. Porpora, Assisi 1996
  • Yoga per l’Occidente, ed. Porpora, Assisi, 2013
  • Sādhana, The Divine Life Trust Society, Shivanandanagar, tenth ed. 2015
  • All about Hinduism, The Divine Life Trust Society, Shivanandanagar, sixt ed. 1997
  • Āsana, Prāṇāyāma e Pratyāhāra nel Rājayoga di Svāmī Sivananda, a cura di L. e L. Porpora, Assisi, 2002

Śrī Svāmī Cidananda

  • The Philosophy, Psychology and practice of Yoga, The Divine Life Society, 1999
  • Luce sullo Yoga , ed. Porpora, Assisi, 2007
  • Uno strumento per la tua pace, Lakṣmī, Savona, 2016
  • La relazione Guru-Discepolo, Assisi, 1997, a cura e L. PORPORA
divisore fantasia geometrica

[1]unmaṇi उन्मणि: oltre lo stato mentale, unione con il Signore; avasthā अवस्था: stato, condizione

[2]kumbhaka कुम्भक: sospensione del respiro chiudendo la bocca e narici.

[3]Burro chiarificato