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Āsana per la meditazione

Introduzione e premesse

Normalmente utilizziamo la parola āsana[1] per identificare indistintamente qualsiasi posizione Yoga. In realtà dobbiamo fare una distinzione di fondo tra le āsana vere e proprie, (legate al controllo del respiro – prāṇāyāma,  al ritiro dei sensi – pratyāhāra e al processo meditativo –saṁyama, ovvero l’insieme di dhāraṇā, dhyāna e samādhi) e quelle, per così dire, preparatorie.

Come abbiamo già avuto modo di vedere (asana) la parola āsana identifica la postura seduta, da tenere a lungo, che risponda ai requisiti di stabilità e comodità (स्थिरसुखमासनम् sthirasukhamāsanam).

In questo contributo ci occuperemo delle principali āsana meditative, ovvero:

sukhāsana सुखासन

Esecuzione della posizione sukhāsana

vajrāsana वज्रासन

Esecuzione della posizione vajrāsana
Śrī Svāmī Cidananda[2]

svastikāsana स्वस्तिकास

Esecuzione della posizione svastikāsana

padmāsana पद्मासन

Esecuzione della posizione padmāsana

siddhāsana सिद्धासन

Esecuzione della posizione siddhāsana
Sono tutte āsana  classiche, descritte o comunque richiamate negli antichi testi: Vyāsa व्यास, commento al sūtra II.46: Padmāsana, Svastikā, Sthirasukha Varāha-Upaniṣad वराह उपनिषद्: Padmāsana,  Svastikāsana[3] Yogayājñavalkya Saṁhitā योगयाज्ञवल्क्य संहिता: Svastikāsana, Padmāsana . Śiva Saṃhitā शिवसंहिता: Padmāsana, Siddhāsana, Sukhāsana, Svastikāsana, Vajrāsana Gheraṇḍa Saṃhitā धेरंडसंहिता: Siddhāsana, Padmāsana,  Vajrāsana, Svastikāsana, Haṭhayoga Pradīpikā हठयोगप्रदीपिका: Svastikāsana, Siddhāsana, Padmāsana.

Note:
1 – Da tenere presente che nella letteratura, anche antica, le stesse posizioni hanno spesso nomi di āsana differenti; ovvero la stessa posizione può essere chiamata in vario modo.

2 –  Pur non essendo normalmente annoverata tra le posizioni ‘meditative’, savāsana risulta comunque particolarmente utile ed efficace per i neofiti, soprattutto se utilizzata per le tecniche di  ritiro dei sensi – pratyāhāra . Sulla base dell’esperienza acquisita negli anni, savāsana  soddisfa i requisiti di base della stabilità e comodità; inoltre, essendo una posizione facile da assumere, non presenta controindicazioni.
Per un approfondimento, cfr. loyogadellatradizione-savasana

Preparazione

Essendo posizioni ‘meditative’,  per tutte si applicano dei requisiti base, in assenza dei quali il loro scopo è vanificato:
  • stabilità: la posizione deve essere mantenuta nella corretta postura e nell’assoluta immobilità;
  • comodità: la posizione deve risultare confortevole, ovvero non deve generare fastidi o dolori di sorta; solo se la posizione è confortevole il sistema scheletrico, muscolare, nervoso e circolatorio possono trovarsi in una condizione di riposo e assenza di sforzo.
  • durata: essendo funzionali a pratiche che si protraggono nel tempo (da diversi minuti a molte ore).
Va da se che nei tempi moderni questi requisiti non sono banali ne facili da raggiungere. Per questo le posizioni meditative necessitano di adeguata preparazione per due aspetti:
  • scioglimento preventivo, utilizzando tecniche ed āsana appropriate[4].
  • Incremento graduale e progressivo del tempo di mantenimento della posizione, iniziando da quelle più semplici (sukhāsana e vajrāsana) prima di affrontare quelle più complesse e impegnative (svastikāsana  padmāsana  e siddhāsana).
Come criteri generali, rammentare sempre il Dovere di Ahiṃsā, la non-nocività, che lo yoga è unico come disciplina, ma deve adattarsi alle condizioni specifiche di chi lo pratica;  sforzarsi di assumere una posizione per la quale il nostro corpo non è preparato, oppure cercare di mantenere a tutti i costi una posizione che risulta non- comoda o peggio che genera fastidio o dolore è l’esatto contrario dello spirito dello yoga. Ciò premesso, elementi comuni di tutte queste āsana sono:
  • La distribuzione equilibrata del peso corporeo a terra, da raggiungere mediante la consapevolezza delle parti del corpo interessate in ciascuna posizione.
  • La verticalità della colonna vertebrale, ottenuta iniziando dalla corretta posizione del bacino (mediante movimenti di aggiustamento di antero e retroversione), dalla distensione della zona sacro-lombare (attraverso una leggera contrazione dei muscoli della cintura addominale[5]), della ziona dorsale (mediante allargamento delle spalle ed avvicinamento delle scapole) e cervicale (mediante arretramento del collo verso la zona posteriore).
  • Il corretto posizionamento delle mani sulle cosce, verso le ginocchia, mantenendo le braccia rilassate, associato o meno a dei mudrā[6]
  • La respirazione yogica[7] (respiro profondo, sottile e armonioso).
divisore fantasia geometrica

[1]आसन āsana n.: essere seduto, sedersi, postura rituale dello Yoga, dal verbo आस ās ‘sedere’, da cui al presente आस्ते āste, ‘sedersi’; da cui il verbo आसद् āsad , far sedere, sedersi vicino.

[2]Fonte di tutte le immagini di Śrī Svāmī Cidananda : sivanandaonline.org

[3]Citate ma non descritte (cap. V, 15-16).

[4]Si veda ,ad esempio: loyogadellatradizione-sequenza di base

[5]Vedi: loyogadellatradizione-diaframma

[6]Vedi: loyogadellatradizione-mudra e bandha

[7]Vedi: loyogadellatradizione-la respirazione yogica

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