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New-age e riduzionismo

mantra verde

Nello sviluppo del percorso di ricerca della Sādhana, ci si è trovati frequentemente di fronte a difficoltà interpretative e di chiarezza sulle ‘fonti’. Altrettanto spesso ci si è resi conto che tali difficoltà sono da ascriversi ad una serie di equivoci esistenziali prima che di metodo. Per questo si sente la responsabilità verso i lettori di chiarire in modo esplicito alcune riflessioni personali.

Negli ultimi due secoli possiamo riscontrare, a fronte del venire meno da parte di vari rami della Tradizione dei principi di riservatezza rispetto alla Trasmissione Iniziatica e ai testi sapienziali fino allora gelosamente custoditi, la diffusione di svariate forme di sincretismo basate sulla rielaborazione dei contenuti resi pubblici[1]. Come risultato c’è stato un fiorire di nuove sintesi nei vari settori della conoscenza, spesso proposte come scoperte originali. Tale eterogenea galassia di movimenti e personaggi, spesso in aperto contrasto tra di loro, che ha come comune denominatore lo svilimento della Conoscenza, è in larga misura identificabile all’interno delle variegate galassie della ‘new age’ e del riduzionismo.

In parallelo, ed in modo più marcato nel mondo occidentale, lo sviluppo tecnologico e scientifico è stato considerato di per sé un fattore generale di progresso umano. Tale equivoco, durato circa un secolo, ha fatto si che dalla ricerca spasmodica della novità e dell’originalità, requisito essenziale per la creazione di nuove forme di ‘merce-conoscenza’ si sia generata la sistematica svalutazione dei testi sapienziali dell’unica Tradizione[2].

La cultura dominante, parte integrante del mercato globale, mentre ha relegato in secondo piano la lettura e lo studio dei testi originali, ha alimentato la diffusione di rielaborazioni più o meno confuse degli stessi. Si è così generata e diffusa la convinzione che, per “conoscere” l’essenza della Tradizione nelle sue varie espressioni, fosse sufficiente fare riferimento ai testi di coloro che l’hanno interpretata, rielaborata e rivenduta come merce[3].

Un risultato ulteriore, forse non previsto da coloro che hanno ritenuto fosse giunto il tempo di ‘svelare’ la Tradizione, rendendo disponibili testi fino ad allora accessibili solo agli Adepti che attraverso eventi pubblici di comunicazione, è stato l’effetto ‘boomerang’ all’interno degli Ordini Iniziatici. Di fronte ad una massa crescente di testi e personaggi che a vario titolo si richiamano alla Tradizione è diventato sempre più complesso orientarsi e discriminare. Il confine tra il riconoscimento dell’unicità della Tradizione, pur nelle sue differenti espressioni, ed il sincretismo è così divenuto evanescente.

La situazione attuale è caratterizzata da una notevole confusione, facile terreno di coltura per interessi non sempre cristallini, dediti alla ricerca di profitto economico e/o di potere piuttosto che alla conservazione e tutela della Via Iniziatica Tradizionale.[4]

La mercificazione della Sapienza oramai è un fatto evidente, solo a volerlo vedere. A volte sotto forme grossolane, legate esplicitamente alla ricerca del profitto a tutti i costi, altre volte sotto forme più subdole e sottili, ammantate sotto l’apparente rassicurante perbenismo accademico.

Da parte nostra non possiamo che riproporre con forza, condividendola, la domanda che è stata posta da Śrī Svāmī Sivananda:

“Can be there any iota of grain of spirituality or real Yoga where business transactions are made?”[5]

Evidentemente, in questo momento dell’evoluzione storica, sono attive forze che spingono verso una diffusione a largo spettro di ciò che era stato per lungo tempo custodito gelosamente ai curiosi, ai profittatori, agli indegni. Non siamo in grado di comprenderne le motivazioni, possiamo solo registrare gli eventi senza la presunzione di spiegarli.

Aspetto, comunque, positivo è rappresentato dal fatto che, come mai prima nel passato, sono oggi disponibili e facilmente reperibili quasi tutti i testi originali della Tradizione. Se ciò è avvenuto dobbiamo rendere omaggio a tutti coloro che l’hanno reso possibile, dedicandosi con passione ed altruismo alla diffusione dei Sacri Testi, rifiutando le logiche di mercificazione tese al profitto.

In questo panorama, lo Yoga si trova in una situazione non dissimile a quella della Qabbalah, del Sufismo, e di tutte le altre forme che la Tradizione ha assunto. Un riferimento specifico, sia pure doverosamente indiretto, è quello agli Ordini Tradizionali sostanzialmente[6] ancora attivi, eredi dell’ininterrotta ‘catena iniziatica’.

Esistono e sono perfettamente visibili, solo a volerli vedere, distorsioni ed inquinamenti profondi che tendono a demolire le fondamenta stesse del Sacro che la Tradizione UNA ci ha trasmesso. La galassia della ‘new-age’, in tutte le sue multiformi sfaccettature, a questo tende. Confidando nella sin troppo facile manipolazione di coloro che sono alla ricerca del senso ultimo dell’esistenza. Sono messaggi subdoli, tanto più perniciosi quanto più strumentalizzano le fonti tradizionali, rivisitate per fini opposti a quelli originali.

La loro diffusione ha raggiunto livelli tanto elevati quanto l’ignavia di cui sono portatori coloro che si ritengono ‘in buona fede’[7]. Si è possibile il saccheggio sistematico delle fonti della Tradizione, il suo successo è direttamente proporzionale all’incapacità di uscire fuori dalla logica di mercato dell’usa e getta.
L’antidoto possibile, in questi casi, è uno solo: l’adesione ed il richiamo alle fonti della Tradizione nella loro integralità. Ma è un antidoto che pochi hanno la forza di assumere: richiede tempo, fatica e dedizione. Solo in tal modo ci si può rendere conto che tutte le presunte novità originali dei tanti falsi profeti sono semplici rimasticature inquinate di una Sapienza antica. Mentre è semplice farsi abbagliare dalle ‘pillole’ di frasi fatte dei falsi profeti, è ben più difficile risalire alle fonti e dedicare il tempo dovuto alla loro meditazione. Seguire i miraggi più semplice di una lunga marcia nel deserto in cerca della vera sorgente.

Un effetto parallelo al fiorire dei falsi profeti è rappresentato dal gioco di sponda con gli assertori del riduzionismo. È fin troppo facile per costoro teorizzare l’inconsistenza della Sapienza Tradizionale, se come esempio possono assumere le sue forme deviate. Il riduzionismo, che partirebbe sconfitto in partenza se dovesse confrontarsi con le Verità della Tradizione, può (apparentemente) vincere a mani basse se si limita ad evidenziare le inconsistenze e le contraddizioni dei falsi profeti.

Con distacco osserviamo le dinamiche in atto. 
O meglio, quasi tutte, costatato che alcune forme (da sempre celate agli occhi indiscreti), pur manifestate e apparentemente visibili, restano intrinsecamente incomprensibili ai profani. L’alchimia è un esempio di apparente visibilità: chiunque ha accesso ai testi, riuscire a decifrarli e quindi comprenderli senza possedere le chiavi del linguaggio altamente simbolico, è altra storia. Lo stesso potremmo dire di quegli aspetti della Tradizione che, seppur parzialmente manifestati, sono autoprotetti dall’assioma per cui chiunque se ne dichiari partecipe è di per sé estraneo.

A coloro che operano in buona fede, indipendentemente dalla loro collocazione, possiamo proporre una riflessione di base relativa all’essenza dello Yoga, che nulla ha a che spartire con la galassia ‘new-age’ e dei falsi profeti, rammentando quanto Feuerstein ci ha lasciato in eredità:

“How tomorrow’s astronomers will look at planetary mechanics non one can tell. Truth is thus the best available conceptual approximation to reality. Of course, as long as we have not ascended to the same heights as the Yogīns and mystics of East and West, we must suspend all judgment on the truth value of their explanations.[8]

Siamo di fronte ad un bivio, liberi di scegliere: da un lato la Via dei Sistemi aperti, dall’altro quelle dei ‘sistemi chiusi’. A ciascuno la decisione di quale direzione prendere.

simbolo omm
divisore fantasia geometrica

[1]In realtà le radici di tale sviluppo sono più profonde e risalgono, almeno per il mondo occidentale, al XVII secolo; le motivazioni profonde non sono ad oggi pienamente conosciute N.d.c.

[2]Vedasi al riguardo il significativo contributo di Marco Pucciarini, “J. Evola, l’alchimia e il tradizionalismo” in Vie della Tradizione, Anno XVII – Vol. XVII N. 67 – Luglio – Settembre 1987, pgg. 150- 156, di cui riportiamo un ampio estratto su concessione dell’autore:
 “Tradiscono il mondo della Tradizione, proprio coloro che non sono stati in grado di fare un passo ulteriore nell’ assunzione di quei valori eterni ed universali che definiscono la visione «vera» ed autentica della vita, dell’uomo, del mondo e dei rapporti che fra questi termini si intessono nel divenire e nell’ Assoluto. Insomma, che danno una risposta certa ed inconfutabile, perché fatta di pura certezza affiorante nella interiorità di ognuno, priva di contenuti dialettici e discorsivi, si ricorda e si è come folgorati dallo stupore, dalla meraviglia. In cosa consista questo ulteriore passo è presto detto. Molti non hanno capito che la « visione tradizionale» debba divenire una potente attualità che anima ed orienta in « trasparenza » l’uomo che non solo vuol recuperarsi ad un esistere pieno, senza fratture, senza angosce, ma che vuole anche che. questo esistere sia quello del qui ed ora. La « trasformazione» dei valori universali che si ridestano nella esperienza interiore e che chiedono di integrare il qui ed ora in una totalità che non ammette separazione fra «dentro» è «fuori», ma solo un continuo fluire da questo a quello e viceversa; questo è quello che la maggior parte dei tradizionalisti non ha afferrato. La quasi totalità di essi assume le categorie del « tradizionale» senza trasporle nell’ attualità del loro vivere odierno, fare ciò equivale a non capirle affatto, a non riconoscerle; con troppa facilità si dimentica che l’Universale non è solo il retaggio del passato, oramai spento, ma che è anche la potente attualità che vive nel presente, per quanto esso possa essere misterioso ed imperscrutabile e che è gravida di prospettive per il futuro. Molti consciamente od inconsciamente si fanno solidificare da una presunta ed imminente dissoluzione del mondo, o si lasciano cullare dalla sensazione di impotenza cosmica che loro deriverebbe dall’.essere uomini del Kaliyuga. Epoca nella quale regnerebbe sovrana l’oscurità e la degenerazione della spiritualità e non si accorgono, i poveri cc di Spirito », che così facendo si precludono da se stessi ogni possibile «fare» in senso Tradizionale. A parte ogni considerazione sulla dottrina dei cicli cosmici che è molto più complicata di quanto i più credano, a tal proposito bastino due considerazioni: nelle scienze cosmologiche Hindū la dottrina dèi cicli venne a formarsi in periodo tardivo (almeno per quanto riguarda la redazione scritta di essa), circa VI sec. a.C.; e che, in secondo luogo, le cifre, i calcoli che si riferiscono a tale dottrina, accanto a considerazioni simboliche cui possono dar luogo, hanno un preciso e matematico significato di compunto astronomico che, stabilisce la durata del Ciclo su rigorosi dati di allineamento planetario. A titolo informativo sarà sufficiente in questa sede dire che la durata del Kaliyuga è prevista in 432.000 anni terrestri a partire dal 3102 a.C. . Tutto questo è chiaramente detto nei testi e nei commentari Hindū concernenti la dottrina dei Cicli (ci riproponiamo di tornare sull’argomento in un prossimo studio). ….Per cui quei tradizionalisti che si sentono impediti dal poter fare qualcosa per loro stessi dall’imminente fine di «questo mondo», possono mettersi il cuore in pace (d’altra parte R. Guénon ha ampiamente diffidato dal cadere nelle illusioni millenariste). Assumere un tale atteggiamento distrae dalla questione più importante: capire quali siano i compiti che attendono coloro che prendono coscienza della «visione tradizionale» nel Mondo Moderno. Per quanto profonde possano essere le tenebre, . una luce sempre brillerà in esse e basterà orientarsi verso quel lume perché anche in noi la luce si ridesti a se stessa ed illumini, sconfiggendole, le tenebre che ci opprimono…..  Le categorie di «Tradizione» e di «Tradizionalismo », possono essere utili e necessarie in prima istanza , ma non lo sono più dopo che la dialettica si è sviluppata autonomamente nella interiorità di ciascuno divenendo «trasparenza» del concepire (ovviamente qui per dialettica si intende l’accezione platonica del termine ,e non la pura e semplice discorsività). E’ l’ignoranza di questa trasposizione che fa sì che possano esistere dei tradizionalisti staccati da un qualsiasi rapporto autentico con il Sacro, ed adoratori di una inesistente «Tradizione» che amano riscoprire sotto quella o quell’ altra espressione religiosa o dottrina soteriologica, ma mai nell’ esperienza religiosa sic et simpliciter (prendiamo il termine religione nel suo senso più vasto comportante un rapporto fra l’uomo e quell’altro da sé che è anche altro in sé); essi sentono l’irresistibile necessità di aggettivare con il termine «tradizionale » la « fede » che presumono di praticare. Costoro non hanno capito che nel momento in cui acquisivano la dialettica tradizionale nell’approccio o nell’interpretazione di una religione, di un simbolo, ecc., dovevano immediatamente dimenticarsi di essere « tradizionalisti» per essere semplicemente ciò che avevano abbracciato, ed in questo sta il senso più profondo di ogni processo di conversione. E’ solo agendo in questo modo che quelle Verità di cui si professano convinti assertori, possono guidare in «trasparenza» la loro penetrazione dell’ esperienza religiosa che grazie al «finto» concetto di «Tradizione» hanno riscoperto. Ciò che differenzia i tempi «arcaici» da quelli moderni sta nel fatto che « ieri » il mondo era informato consciamente dall’istanza del sacro, mentre « oggi » il mondo è informato consciamente dalla istanza del profano, della merce, ed inconsciamente da quella del sacro senza la quale né il mondo né l’uomo potrebbero essere; la differenza è in questo, niente di più ma nemmeno niente di meno. Rifugiandosi nel passato si disattende un altro compito, quello cioè del capire che il mondo moderno, per quanto sia «altro» da quello tradizionale, è il mondo in cui noi viviamo; capire l’universale e trasporlo nello attuale, questo è il compito, sta a noi rinsaldare la frattura per vivere pienamente, e non frammentariamente in una costante alienazione dall’oggi. Da quanto sin qui detto emerge come la Tradizione sia , propriamente, una nozione dell’assenza, assenza di qualcosa che è deficiente all’esperienza del vivere moderno. Scoprendo la Tradizione si rivela ciò che è assente e che deve essere reso attuale nell’esperienza dell’essere «qui ed ora»; ma una volta afferrato questo che senso ha più il parlare di Tradizione?”

[3]Il lettore dotato di un livello minimo di capacità discriminativa e la mente sgombra da pre-concetti, potrà verificare direttamente la situazione facendo una ricerca su internet tra i tanti (troppi) siti che ‘vendono’ lo Yoga, utilizzando le stesse tecniche di marketing di qualsiasi altra merce. Un caso eclatante è quello delle ‘settimane Yoga’ dove si propongono pacchetti da tour operator . Da parte nostra, come esito delle verifiche effettuate accedendo a vari siti di livello mondiale, possiamo solo citare un caso emblematico (ovviamente, essendo un esempio, non riveliamo da quale sito abbiamo ricavato i dati, che comunque conserviamo in originale nel nostro archivio): nel sito xxx si propone un pacchetto residenziale di Yoga,  del costo  di circa 400 dollari a settimana, magnificando i benefici ottenibili (quasi miracolosi) la località e le infrastrutture; il costo dell’alloggio è a parte e varia da circa 360 a 1.800 dollari. Crediamo sia legittimo chiederci: Chi ha la disponibilità di tempo e denaro per poter accedere? E’ ‘yogico’ discriminare i residenti tra coloro che hanno un alloggio spartano e coloro che si godono una lussuosa suite? Sono questi i principi fondanti dello Yoga, o si sta ‘adattando’ (distorcendo) lo Yoga a semplice mestiere da cui trarre lauto profitto?

[4]Assertori dei “sistemi aperti”, riteniamo nostro dovere segnalare anche i contributi che, pur non rispecchiando il nostro sentire, pongono problemi manifestamente non infondati, tanto meno irrilevanti. Quando la Tradizione si apre alla profanità senza le dovute cautele, presta in evitabilmente il fianco a distorsioni e strumentalizzazioni  perniciose, difficilmente sradicabili. Per questo segnaliamo il lavoro di Patrick McCartneyPolitics beyond the Yoga Mat: Yoga Fundamentalism and the ‘Vedic Way of Life’ Journal: Global Ethnographic, Publication Date ǁ May 2017 ǁ Issue 4 ǁ  Published by: Emic Press Global.   Kyoto, Japan  ISSN 2186-0750 . Il testo, reperibile al link:
academia.edu – Yoga and the Vedic Way of Life, pone domande inquietanti rispetto alle strumentalizzazioni di cui è oggetto lo Yoga nello scenario profano, indipendentemente dalla localizzazione occidentale o orientale.

[5]In Rājayoga, The Divine Life Trust Society, Shivanandanagar, sixth ed. 2013, pg.21

[6]Utilizziamo volutamente il termine ‘sostanzialmente’, riferendoci all’essenza della Trasmissione della catena iniziatica Tradizionale nei modi e nelle forme che sono sopravvissute in Occidente, escludendo quello di ‘regolarmente’, in quanto troppo spesso legato a motivazioni formali dettate da logiche di potere profano, tipicamente asservite e succubi di interessi politici ed economici, ben identificabili e visibili a qualsiasi sincero ricercatore.

[7]Un esempio paradigmatico è facilmente riscontrabile in:
remedyspot  – differences Aṣṭāṅgayoga Haṭha Yoga

[8]Georg Feuerstein, Patañjali Yogasūtras, op. cit. pg. 8 (“Nessuno può dire in che modo gli astronomi del futuro interpreteranno i meccanismi planetari. La verità è quindi la migliore approssimazione concettuale [attualmente disponibile] della realtà. Naturalmente, finché non avremo raggiunto le stesse altezze degli Yogī e dei mistici dell’Occidente e dell’Oriente, dobbiamo sospendere ogni giudizio sul reale valore del loro insegnamento.”)

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