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Mudrā e Bandha

Introduzione

Patañjali, negli Yogasūtra, definisce āsana e prāṇāyāma senza entrare nel merito delle specifiche tecniche esecutive.
Il testo, per sua intrinseca natura, non tratta la descrizione delle pratiche, prerogativa dell’insegnamento diretto da Maestro a discepolo. Non abbiamo quindi conoscenza delle modalità esecutive allora adottate.
La motivazione va ricercata nell’essenza stessa della Tradizione Vedica, basata sulla trasmissione orale della conoscenza. I testi che sono pervenuti, conseguentemente, contengono esclusivamente descrizioni sintetiche sotto forma di aforismi (sūtra). Solo in epoca successiva sono stati redatti dei testi dedicati alla descrizione più o meno dettagliata delle pratiche. In particolare, per ciò che riguarda āsana e prāṇāyāma, i testi che ne approfondiscono gli aspetti tecnici sono da ascriversi ad un ramo della Tradizione Yoga diverso da quello di Patañjali, ovvero quello dell’Haṭhayoga.
Si tratta di una Tradizione sviluppatasi autonomamente, in parallelo alla Darśana (‘visione’) Yoga di cui Patañjali è il principale riferimento. Possiamo dire, con un elevato grado di approssimazione, che la Tradizione Haṭhayoga è più vicina al Tantrismo che alla Darśana Yoga. Quindi si tratta di un ambito esterno all’ortodossia Vedica rappresentata dalle sei Darśana riconosciute.
Ciò premesso, le principali fonti di riferimento per la pratica di āsana e prāṇāyāma, sono rappresentate da una triade di documenti relativamente tardi, databili tra il XV ed il XVII secolo:

  • L’Haṭhayogapradīpikā di Svātmārāma
  • La Śiva Saṃhitā
  • La Gheraṇḍa Saṃhitā di Gheraṇḍa

E’ in questi testi che troviamo la descrizione di mudrā e bandha, tecniche complementari di āsana e prāṇāyāma, utilizzate anche per concentrazione e meditazione. Si tratta di strumenti sviluppati per il controllo e la gestione dell’energia vitale, il prāṇa.

In questo lavoro, di carattere introduttivo e divulgativo, ci limiteremo ad una panoramica di carattere generale, associata al richiamo diretto al testo dell’Haṭhayogapradīpikā, che dedica un intero capitolo a mudrā e bandha.
Altri approfondimenti sono proposti in bibliografia, dove sono indicati testi, anche di maestri moderni, che approfondiscono le varie tecniche di mudrā e bandha, normalmente descritte nel contesto delle pratiche di āsana e soprattutto prāṇāyāma.

Definizioni preliminari

Rammentando sempre la sostanziale intraducibilità del Significato contenuto nelle parole in Sanscrito, possiamo approssimarne il senso dicendo che bandha e mūdra sono delle posture particolari, associate ad attitudini corporee su parti ed organi specifici, che hanno una ripercussione su tutti i piani: fisico, sottile ed energetico.
Sempre per approssimazione, forniamo alcune indicazioni sulle possibili traduzioni.

mudrā मुद्रा

‘Sigillo, marchio, gesto’. Gesto simbolico, rituale e spirituale, sigillo energetico impiegato nella pratica spirituale. Nello yoga, può interessare le mani, le dita,  la testa o l’intero corpo. Gesto praticato in combinazione con āsana e prāṇāyāma per stimolare diverse parti e organi del corpo connesse alla respirazione allo scopo di influenzare (controllare, accrescere, indirizzare) il flusso di prāṇa.

Un mūdra può essere anche spiegato come una certa posizione o atteggiamento che rappresenta la psiche.
Nel sistema indiano della danza classica, mūdra significa un gesto simbolico delle mani, che evoca un certo stato d’animo o emozione interiore dell’Essere.
Alcuni mūdra sono utilizzati per controllare i processi fisiologici involontari, che normalmente occorrono al di fuori della nostra coscienza quotidiana.
I mūdra hanno lo scopo di consentire al praticante lo sviluppo della consapevolezza delle correnti di energia vitale (prāṇa) all’interno del corpo sottile (prāṇamāyākośa) per acquisire un controllo consapevole di queste forze. Controllo finalizzato ad indirizzare l’energia vitale (prāṇa) verso qualsiasi parte del corpo o al di fuori del corpo stesso. Molti mūdra sono composti da bandha, āsana e prāṇāyāma, messi insieme per formare una specifica pratica.
Queste combinazioni sono particolarmente potenti, poiché assommano le proprietà specifiche di ciascuna di esse, amplificandone gli effetti.
I mūdra sono inoltre utilizzati per preparare la mente alla meditazione, incoraggiando il ritiro dei sensi dall’associazione con oggetti esterni (pratyāhāra), rendendo la mente focalizzata su un unico oggetto (ekāgratā). Oltre che ausili per il processo evolutivo sul piano spirituale, molti mūdra danno benefici mentali e fisici, elencati nelle descrizioni che trattano di ogni singolo mūdra.

bandha बन्ध

‘Legatura, catena, collegamento, ostruzione, arresto, contrazione, restringimento, controllo, sigillo’. Contrazione di gruppi muscolari, trattato nell’ambito dei mudrā.
In filosofia, bandha significa attaccamento al mondo attraverso la catena delle nostre azioni; l’opposto di mukti. Nell’haṭhayoga, sono descritti i tre bandha (mūla bandha मूल बंध, uḍḍīyana bandha उड्डीयन बंधा e jālandhara bandha जालन्धर बंध) che bloccano l’energia all’interno del corpo durante la pratica di āsana e prāṇāyāma.

Sono tecniche che consentono di controllare diversi organi e nervi nel corpo. La parola bandha nel senso di ‘tenere o stringere’, descrive esattamente le azioni fisiche che sono richieste per eseguire queste pratiche. Contraendo e serrando, in modo gentile ma forte, specifiche parti del corpo, si ottiene l’effetto di massaggiare gli organi, rimuovere il sangue stagnante, stimolando e regolando i nervi collegati a questi organi.
La loro azione contribuisce ad armonizzare e migliorare la salute del corpo. L’esecuzione dei bandha, che avviene sul piano fisico, ha un effetto sottile sui canali energetici, in particolare nei punti più importanti del corpo sottile (cakra); in tal modo aiutano a ‘sciogliere’ i nodi psichici (i tre granthi ग्रन्थि: Brahma granthi ब्रह्मग्रन्थि, Viṣṇu granthi विष्णुग्रन्थि e Śiva granthi शिवग्रन्थि), congestioni energetiche che impediscono il libero flusso del prāṇa.
I bandha possono essere praticati da soli, ma danno i benefici più significativi quando sono associati alle pratiche di mūdra e prāṇāyāma.

I Mudrā मुद्रा

Prendendo a riferimento come fonte i testi classici, vi troviamo elencati e descritti, non sempre in modo omogeneo, una molteplicità di mudrā.

Nell’Haṭhayogapradīpikā sono identificati dieci mudrā fondamentali: Mahāmudrā, Mahābandha, Mahavedhamudrā, Kecharimudrā, Uddiyanabandhamudrā, Mulabandhamudrā, Jalandharabandhamudrā, Viparitakaranimudrā, Vajrolimudrā e Shaktichalanamudrā.

Mentre nella Gheraṇḍa Saṃhitā sono identificati venticinque mudrā: Mahamudra, Nabhomudra, Uddiyanamudrā, Jalandharamudrā, Muhlabandhamudrā, Mahabandhamudrā, Mahavedhamudrā, Kecharimudrā, Viparitakaranimudrā, Yonimudrā, Vajrolimudrā, Shaktichalani, Tadagimudrā, Mandukimundra, Shambhavimudrā, Dharana e Ashvinimudrā, Pashinimudrā, Kakimudrā, Matangimudrā, Bhujanginimudrā.

Attualmente il numero dei mudrā conosciuti, descritti e praticati è praticamente infinito. Inoltre i vari autori forniscono descrizioni e pratiche spesso difformi. Per questo ci limitiamo a offrire alcuni esempi, senza entrare nel merito delle pratiche, tanto meno dei benefici.
Per coloro che desiderassero approfondire, in bibliografia sono proposti alcuni dei principali testi, selezionati dando priorità alle fonti classiche ed alle opere dei Maestri più autorevoli nel campo.

Jñāna mudrā ज्ञान मुद्रा

Jñāna mudrā è il gesto psichico della conoscenza. Questo mūdra dà una sensazione di spaziosità e ha un effetto di elevazione sottile sul corpo e sulla mente. In Jñāna Mudrā le mani sono poste sulle ginocchia in una postura meditativa seduta, con i palmi rivolti in basso. Il pollice è teso, l’indice è ripiegato ad uncino alla base del pollice (o sulla prima falange interna del pollice), le altre dita sono unite e tese.

Immagine didattica del Jñāna mudrā

Chin mudrā छिन्मुद्रा

Chin mudrā prevede la tessa postura del Jñāna, ma con il palmo della mano rivolto verso l’alto. Praticato nella meditazione e nel prāṇāyāma, è il gesto dell’insegnamento, indica la trasmissione della conoscenza.
Il pollice premuto sull’indice indica la soppressione dell’egoismo, le tre dita alzate indicano il superamento del desiderio autoreferente, della rabbia e dell’avidità.  Il dito medio, l’anulare e il mignolo rappresentano le tre qualità di tutta la natura (i tre Guṇa).
Il dito medio simboleggia sattva, (purezza, saggezza e vera comprensione) l’anulare rajas, (azione, passione e movimento) e il mignolo tamas, (inerzia, letargia e oscurità). Agisce sulla respirazione addominale.

Immagine didattica del Chin mudrā

Chinmāyā Mudrā छिन्मायामुद्रा

Le tre dita centrali sono piegate in modo che le punte siano dirette verso il palmo della mano o lo tocchino. L’indice può toccare la base o la punta del pollice. Le mani sono poggiate sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto o il basso. Agisce sulla respirazione toracica.

Immagine didattica del Chinmāyā Mudrā

Aadi Mudrā आदिमुद्रा

I pollici sono piegati all’interno delle mani, le altre dita vengono lentamente ripiegate sul pollice fino a formare un pugno. Le mani sono sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto o il basso. Agisce sulla respirazione clavicolare.

Immagine didattica del Aadi Mudrā

Brahma hasta Mudrā ब्रह्महस्तमुद्रा

Il pollice è nel palmo, le altre dita sono chiuse sopra ad esso come in Aadi Mudrā. Le due mani si uniscono, con le nocche che si toccano e sono poi poggiate nella zona sotto l’ombelico, sull’hara. Agisce sulla respirazione completa.

Immagine didattica del Brahma hasta Mudrā

Bahirava Mudrā भैरवमुद्रा

Mudrā feroce o terrificante. Una mano è posta sopra l’altra, entrambe con i palmi rivolti verso l’alto. Entrambe le mani sono poste in grembo. Se la mano destra è posta sopra la sinistra, è chiamato bhairava mudrā. Quando la mano sinistra è posta sopra a destra, bhairavi mudrā.

Immagine didattica del Bahirava Mudrā

Hṛ́daya Mudrā हृदयमुद्रा

Mudrā del cuore. Le punte degli indici sono alla base dei pollici; questi ultimi si uniscono alle punte dei medi e degli anulari. Il mignolo rimane teso. Le mani si portano sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto. Agisce sull’apparato cardiocircolatorio, a livello fisiologico ed emozionale.

Immagine didattica del Hṛ́daya Mudrā

Śāmbhavī Mudrā शाम्भवीमुद्रा

Gli occhi sono aperti e convergenti, con lo sguardo (dṛṣṭi) orientato in alto. Utilizzato per la concentrazione e meditazione. Lo sguardo è mantenuto fisso, poi s’indebolisce fino a non appoggiarsi su alcun oggetto (ālambana). Gradualmente si volge verso l’interno finché lo Yogī non vede se stesso in se stesso (ātmānaṃ ātmani) con una percezione della realtà più elevata (paraṃ tattvaṃ).

Immagine didattica di Śāmbhavī Mudrā

Nāsāgre dṛṣṭi नासाग्रेदृष्टि

 Gli occhi sono aperti e convergenti, lo sguardo (dṛṣṭi) è orientato verso la punta del naso. Utilizzato in varie tecniche di prāṇāyāma, di concentrazione e meditazione.

Immagine didattica di Nāsāgre dṛṣṭi

I bandha बन्ध

I bandha descritti nei testi classici sono tre:

mūla bandha

uḍḍīyana bandha

jālandhara bandha.

Quando vengono utilizzati in contemporanea, l’insieme prende il nome di
mahā bandha महाबन्ध.

Immagine stilizzata del mahā bandha

Mūla bandha मूल बंध[1]

Mūla bandha è utilizzato nelle tecniche specifiche di Prāṇāyāma, e in tutte le tecniche di controllo dell’energia vitale (prāṇa). Mūla significa radice, base, sostegno; bandha, significa contrazione, restringimento, controllo, sigillo. 
Mūla Bandha è la contrazione della parte inferiore dell’addome, localizzata nella zona del perineo e nella pelvi dove è situato il Mūlādhāra Cakra.

Mūla Bandha è una contrazione fisica che opera un controllo energetico e un’azione intensa sul piano psichico ed emotivo.

Immagine del Mūla bandha
Immagine didattica per gli uomini
Immagine di esempio per le donne
divisore fantasia geometrica

Bibliografia di riferimento

Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, Fayard, 1974 (Introduction, traduction et commentaires par Tara Michaël, Préface par Jean Filliozat)
Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, Yoga publication Trust, Bihar, 2013 golden Jubilee edition. (Commentary by Svāmī Muktibodhananada under the guidance of Svāmī Satyananda Saraswati).
Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā , foreword by B K S Iyengar, Commentary by Hans Ulrich Rieker, Translated by Elsy Becherer, published by The Aquarian Press 1992
Haṭhayogapradīpikā of Svātmārāma, with the commentary Jyotsnā of Brahmānanda, The Theosophical Society, Adyar, Madras 20, India 1972 (prima edizione 1893).
Haṭhayogapradīpikā of Svātmārāma (10 chapters) with Yogaprakāsikā commentary by Bālakṛṣṇa, edited by Manohar L. Gharote e Parimal Devanath, Lonavla Yoga Institute, 2017
Śiva Saṃhitā, Almora, Paris, 2013 (trad. e note J. Papin)
Śiva Saṃhitā, translated by R.B.S. Chandra Vasu, Indian press, Allahabad, 1914
Śiva Saṃhitā, James Mallinson, YogaVidya
Śiva Saṃhitā, Svāmī Maheshananda, Kaivalyadhama, Lonvla, 2009
Gheraṇḍa, Gheraṇḍa Saṃhitā, Almora, Paris, 2013 (trad. e note J. Papin)
Gheraṇḍa, The Gheraṇḍa Saṃhitā, James Mallinson, YogaVidya
Gheraṇḍa, The Gheraṇḍa Saṃhitā, Bahadur Srisa Chandra Vasu, Satguru, Delhi, 1986
Svāmī Satyananda Saraswati, Āsana Prāṇāyāma Mūdra Bhanda, Yoga publications Trust, Bhiar, 1969;
Svāmī Satyananda Saraswati, Yoga and Kriya, Yoga publications Trust, Bhiar, 1981
Georg Feuerstein, The Yoga Tradition. It’s History, Literature, Philosophy and Practice, Hohm press, Chino Valley, 2008 (3rd edition).
Svāmī Buddhananda, Moola Bandha-The Master Key, Yoga publications Trust, Bhiar, 1996
Gertrud Hirschi, Mudras, Yoga in your hands, Weiser, York Beach, 2000
Glossario Sanscrito, A cura del gruppo Kevala, Āśram Vidyā, Roma, 2008 
Key Sanskrit Yoga Terms, in www.yogajournal.com
Monier -Williams, Sanskrit-English Dictionary, Munishiram Manoharlal, New Delhi, 2008.
Gérard Huet, Héritage du Sanskrit – Dictionnaire sanskrit-français, 1994-2016
Vaman Shivram Apte, The practical Sanskrit English Dictionary, Revised and enlarged edition, Motilal Banarsidass, Delhi, 1985

divisore fantasia geometrica

[1]Per approfondire: Svāmī Satyananda Saraswati, Prana, pranayama, pranavidya”, pgg.240-241; A. Van Lysebeth,  Pranayama, la dinamica del respiro, pgg 232-237.

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