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L’Unicità dello Yoga

Premessa

Sempre più frequentemente le persone che si avvicinano allo yoga chiedono di conoscere quale sia il retroterra culturale a cui lo yoga si riferisce.
Purtroppo, in Occidente, e non solo, è sempre più diffusa l’immagine dello yoga come disciplina sostanzialmente fisica non dissimile da altre discipline ginniche.

In questo articolo abbiamo descritto i concetti fondanti dell’”unico Yoga”, ossia lo Yoga Tradizionale, un percorso descritto negli Yogasūtra di Patanjali.

Abbiamo cercato di fornire una visione sintetica, ma, allo stesso tempo, di carattere generale, su quello che è effettivamente lo Yoga come metodo inserito nella cultura vedica o meglio nel Sanātana Dharma, la legge della perenne armonia dell’ordine universale.

Lo yoga è unico

Storicamente si considera lo Yoga come parte della cultura sviluppatasi intorno alla Valle dell’Indo circa 2700 anni A.C.
Lo Yoga è per tutti i popoli, le religioni, le culture.
È una verità universale, uno stile di vita.
Un approccio globale alla Salute e al Benessere.
Un modo di vivere in armonia con sé stessi, gli altri e la Natura.
Yoga NON è solo fare esercizi su un tappetino.[1]

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita “Yuj”: unione.
Unione tra corpo mente anima e spirito, ritrovando l’armonia all’interno di noi stessi (visione olistica), cioè nel nostro microcosmo, e con il macrocosmo, cioè con la Natura, con gli altri, con l’Universo.
La Darśana-Yoga, termine erroneamente tradotto come scuola o visione, è in realtà un punto di vista relativo al modo di raggiungere la liberazione dall’illusione (Maya) e vedere la vera realtà.
In quanto tale coesiste con degli altri punti di vista, considerati ortodossi, in quanto riconoscono la Verità del sapere ricevuto dagli antichi saggi (Ṛsi) e poi trasmesso.

Lo yoga tradizionale è basato sugli Yogasūtra di Patanjali[2] un testo che risale a centinaia di anni prima di Cristo. Questo saggio ha sistematizzato nella sua opera le conoscenze sullo yoga esistenti fin dal periodo pre-vedico.
L’obiettivo dello Yoga descritto negli Yogasūtra è la cessazione delle fluttuazioni mentali[3] per poter raggiungere la condizione di beatitudine (Samadhi) nella quale l’essenza individuale si fonde nell’essenza universale.
I sutra (versetti/aforismi) sono stati commentati fin dall’antichità da eminenti Maestri, tra cui Vyāsa.
La regola dello yoga: non forzare, non andare mai oltre le proprie possibilità.

Gli yogasūtra di Patañjali

Patañjali ha diviso il testo in 4 capitoli (pada):

1 – Il Samādhi pada, indirizzato a coloro che hanno già realizzato le condizioni di base per poter accedere al percorso yogico, un percorso iniziatico che richiede (come in ogni Tradizione) il possesso di certi requisiti e qualifiche individuali verificate dal Maestro (Guru)[4].

2 – Il Sadhana pada, è diretto a coloro che devono avviare, sotto la guida di un Maestro, un processo preliminare di purificazione[5], attraverso il quale acquisire le qualificazioni necessarie a intraprendere la Via.
Questo pada riguarda la maggior parte delle persone[6].
In questo capitolo Patañjali descrivegli otto passi o gradini[7](Aṣṭāṅga) del percorso yogico (Sādhana).

3 – Il Vibhuti Pada, tratta dei poteri (Vibhūti o Siddhi) che si sviluppano nelle fasi elevate della pratica Yogica, attraverso quello che viene definito lo Yoga interiore: Dhāraṇā, la concentrazione yogica, Dhyāna, la meditazione e Samādhi, integrazione o illuminazione[8].
Questi poteri possono distrarre l’attenzione dal vero ed ultimo scopo dello Yoga, (il Samādhi) e divenire ostacoli nel cammino.
Per tale motivo bisogna operare con la dovuta Vigilanza.

4 – Kaivalya Pada, dedicato alla felicità, alla beatitudine, al distacco da tutte le altre connessioni.

Gli otto passi o gradini (Aṣṭāṅga) della Sādhana Yoga
Nel secondo capitolo, il Sadhana pada, vengono descritti gli otto passi o gradini[9] (Aṣṭāṅga) della Sādhana Yoga, cioè del percorso yogico:
Le membra dello Yoga sono otto:

  • Yama, astensioni
  • Niyama, osservanze
  • Āsana, posizioni (posizione seduta)
  • Prāṇāyāma, controllo del respiro
  • Pratyāhāra, controllo dei sensi, dirigendoli dall’esterno all’interno (contro alimentazione)
  • Dhāraṇā, concentrazione, graduale acquisizione della capacità di dirigere la mente su un oggetto interno o esterno e di trattenervela per un periodo più o meno breve
  • Dhyāna, meditazione o capacità di prolungare la concentrazione senza sforzo
  • Samādhi, contemplazione, integrazione o illuminazione

Yama, Niyama, Āsana e Prāṇāyāma sono definiti come “lo Yoga esterno”.
Pratyāhāra è considerato un ponte tra lo yoga esterno e quello interno.
Dhāraṇā, Dhyāna e Samādhi costituiscono “lo Yoga interiore”.

Lo Yoga è uno e il percorso yogico della Tradizione si articola in questi 8 passi.
Ogni passo è ineliminabile se si vuole entrare nello spirito e nella realtà nello Yoga.

La via dello Yoga non è fatto di gradini separati l’uno dall’altro e da percorrere in una sola volta, ma è piuttosto un percorso a spirale che si avvolge su sé stesso andando sempre più in profondità.

A cosa è dovuta la confusione che oggi regna su “che cosa è lo Yoga”?

Sia nei tempi antichi che soprattutto in epoca moderna questo termine è stato usato da correnti di pensiero del tutto estranee alla Sādhana yogica, anche se presenti all’interno dell’India e coesistenti con essa.
Così lo Yoga ortodosso è stato utilizzato distorcendolo ed eliminando le “parti più difficili” come gli Yama e Niyama, e riducendolo alla pratica di Āsana e respirazione, per adattarlo ad un consumo veloce, redditizio e superficiale tipico della nostra società occidentale
Ma…togliendo le fondamenta l’edificio crolla!
In altre parole, spesso non si sta facendo Yoga, ma semplicemente posizioni accompagnate da una più o meno approfondita respirazione yogica; la meditazione poi, fatta scappando per 1 o 2 ore dalla frenetica vita di tutti i giorni e saltando tutti gli altri passi del percorso… si definisce da sé…

Gli 8 passi (Aṣṭāṅga) del percorso yogico (Sādhana)

Lungo tutto il percorso codificato dagli Yogasūtra, quindi anche in Yama e Niyama, sono richieste due attitudini: l’impegno costante o perseveranza (nella pratica) e il distacco.

  • Perseveranza Abhyāsa
  • Distacco– Vairāgya

requisiti essenziali per chiunque voglia intraprendere il cammino yogico.

Averne consapevolezza e padronanza richiede tempo, un lungo apprendistato operativo associato allo studio approfondito delle scritture[10].

1 – I 5 Yama – astensioni[11]

  • Non violenza o non nocività (verso tutti gli esseri viventi) – Ahiṃsā
  • Verità o retta comunicazione (nelle parole, negli scritti, nei gesti e nelle azioni) – Satya
  • Non desiderare o appropriarsi di ciò che non ci appartiene – Asteya
  • Continenza o moderazione – Brahmācarya
  • Assenza di desiderio di possedere, di avidità – Aparigraha

2 – I 5 Niyama – osservanze[12]

  • Pulizia, purezza interna ed esterna (del proprio corpo e dell’ambiente in cui viviamo) – Śauca[13]
  • Appagamento, capacità di essere soddisfatti per ciò che si ha – Saṃtoṣa
  • Calore moderato e costante, austerità intesa come autodisciplina – Tapas
  • Studio, lettura, recitazione dei testi sacri, studio del sé, introspezione – Svādhyāya
  • Abbandono fiducioso al Signore supremo, al Dio di ogni religione – Īśvara Praṇidhāna

Chi “pratica” Yoga e conosce gli Yama e Niyama[14] ?
Yama e Niyama corrispondono a molti precetti della Tradizione occidentale, precetti in Occidente perlopiù dimenticati e disattesi. Come ognuno di noi può constatare.
Questa è purtroppo anche la storia degli Yama e Niyama che, in quanto non facili da approfondire e applicare gradatamente nella propria vita, sono stati per tale motivo eliminati dall’insegnamento dello Yoga anche ad opera di Maestri indiani riconosciuti.

Ma non si può togliere la parte di un tutto senza alterare l’insieme, e così è avvenuto per lo yoga che in epoca moderna si è ridotto, soprattutto in Occidente, all’insegnamento di Asana, posizioni spesso sempre più ardue e “difficili” accompagnate da un po’ di respirazione.
L’insegnamento degli Yama e Niyama ci porta a riflettere su quelli che sono i valori essenziali di una vera vita e naturalmente richiedono tempo per essere assimilati e a poco a poco introdotti nella nostra vita quotidiana.

3- Āsana
Il secondo gradino sono le (o gli) Āsana praticate con la respirazione consapevole; di conseguenza l’insegnamento delle Āsana deve essere preceduto dall’insegnamento della respirazione yogica.
La parola Āsana, riferita alla disciplina dello Yoga, è utilizzata in Sanscrito in diversi contesti, identificando letteralmente una posizione fisica di tipo statico.
Āsana n.: essere seduto, sedersi, postura rituale dello Yoga, dal verbo ās ‘sedere’.
Negli Yogasūtra, Patañjali la definisce come postura ‘stabile e confortevole’, con chiaro riferimento alle posture ‘sedute’ meditative, da tenere per un lungo periodo di tempo, mantenendo l’immobilità, senza sforzo.

Respirazione
[15]Si parte dalla consapevolezza del proprio modo di respirare naturalmente, per passare all’esperienza dei tre tipi di respirazione: addominale, toracica e clavicolare, ognuna delle quali è una respirazione parziale nel senso che solo parzialmente i polmoni vengono riempiti e svuotati.
Gradatamente si passa alla respirazione completa yogica in cui aria e Prāna (energia) vengono fatti fluire dalla base agli apici polmonari.
La respirazione consapevole avviene sempre in armonia con la posizione.

Di solito ci si limita alla pratica delle (degli) Āsana.
Senza avere consapevolezza della dimensione integrale dello Yoga, di cui la parte fisica costituisce solo un ottavo ed è indissolubilmente legata ad un cambiamento dello stile di vita che miri ad integrare gradatamente nella propria vita gli insegnamenti descritti in Yama e Niyama.
Negli Yogasūtra di Patanjali non sono descritte le numerose Āsana che noi conosciamo in quanto nella Tradizione indiana come in tutte le Tradizioni Orientali e Occidentali l’insegnamento passava “bocca- orecchio” da Maestro a discepolo ritenuto meritevole.
Solo più tardi assistiamo al proliferare delle Āsana con tre testi fondamentali[16], che semplicemente ignorano gli Yogasūtra di Patanjali e, in particolare, Yama e Niyama[17]:

  • Haṭhayoga Pradīpikā, che descrive solo pochi aspetti della pratica: asana, kumbhaka (la ritenzione de respiro), Mudra, (gesti simbolici, la maggior parte dei quali sono compiuti con le mani) e una sorta di meditazione (Nadanusandhana)
  • Gheraṇḍa Saṃhitā, considera più aspetti della pratica, includendovi anche le purificazioni (ṣaṭkarma[18])
  • Śiva Saṃhitā

Questo indirizzo appare di fatto, un ‘ramo’ della Tradizione che si è sviluppato in modo indipendente, creandosi spesso una specifica matrice originaria, non riconducibile alla Darśana-Yoga, intendendo con essa gli Yogasūtra di Patañjali ed i successivi commentatori che a lui si sono richiamati.
Le Āsana poi sono aumentate via via negli anni, includendo anche posizioni acrobatiche.
Ricordiamo che lo scopo delle Āsana è quello di far circolare, attraverso specifici movimenti, le energie nel nostro corpo, di sciogliere blocchi e tensioni, in modo da prepararlo a stare seduti ai piedi del Maestro, e poter entrare nello “yoga interiore” il cui primo passo è la concentrazione (yogica), Dhāraṇā.

4 – Prāṇāyāma
[19]Il terzo gradino del percorso yogico è il Prāṇāyāma, cioè la sospensione del respiro (kumbhaka).
Essa può avvenire sia dopo l’inspirazione, a polmoni pieni, sia dopo l’espirazione, a polmoni vuoti.
Va praticata molto gradualmente, senza forzare e con costanza.
Vi sono varie tecniche di Prāṇāyāma, tra cui ricordiamo Nadi Śodhana[20], respiro a narici alternate, accompagnato da uno specifico mudra delle mani, che porta all’equilibrio del flusso del respiro nelle narici e, a livello energetico, del Prana nelle due Nadi o canali energetici principali (Ida, narice sinistra e Piṅgala, narice destra)[21].
La pratica del Prāṇāyāma come abbiamo sopra ricordato è molto graduale e richiede costanza nel tempo.
Il Prāṇāyāma chiude la triade dello yoga esterno.

Tecniche complementari di Āsana e, soprattutto, di Prāṇāyāma sono i bandha e i (le) mudra.
Sono strumenti sviluppati per il controllo e la gestione dell’energia vitale[22].
Mudra[23]: gesto simbolico attraverso il quale si prende consapevolezza del flusso del Prāna (energia vitale) in una certa parte del corpo (si crea un cd. circuito energetico); è accompagnato dalla respirazione consapevole.
Bandha[24]: sono specifiche contrazioni muscolari attraverso le quali si hanno effetti su alcune parti del corpo. Solitamente associati a mudra e Prāṇāyāma.
Quest’ultima tecnica richiede molta accortezza e gradualità nella pratica.

5 – Pratyāhāra
Il gradino successivo, Pratyāhāra, letteralmente significa “contro alimentazione”.
Attraverso questa pratica si lavora sul ritiro dei sensi dall’esterno verso l’interno.
Pratyahara è considerato il “ponte” tra lo yoga esterno descritto sinora e lo yoga interno o interiore formato da Dhāraṇā, la concentrazione yogica, Dhyāna, la meditazione e Samādhi, integrazione o illuminazione.
Il Pratyāhāra potrebbe, in modo molto approssimativo e riduttivo, essere paragonato alla psicologia occidentale in quanto le sue tecniche sono volte a portare alla luce contenuti che si trovano nella nostra parte più profonda (inconscio, secondo i termini occidentali).
Tuttavia, non vi è una corrispondenza precisa tra Pratyāhāra e psicologia occidentale, a cominciare dal fatto che mentre in Occidente ad essa si ricorre in caso di problemi già evidenti, il Pratyāhāra viene utilizzato da ogni persona che segua il percorso yogico di progressiva purificazione[25].
Gli strumenti di cui si avvale, sviluppati successivamente rispetto agli Yogasūtra (ad esempio, yoga nidrā, antar mouna, etc.[26]) vanno prima studiati e interiorizzati e poi utilizzati con estrema cautela e sotto l’attenta guida di Maestri o insegnanti con una lunga esperienza, prima di tutto fatta su loro stessi.

6 – Dhāraṇā, la concentrazione yogica
Dhāraṇā di solito non viene considerata in quanto si passa dalle Āsana alla meditazione, con un salto a dir poco acrobatico!
La meditazione è praticamente impossibile da realizzare nella sua essenza senza aver seguito il percorso che la precede.
La concentrazione yogica avviene portando la mente su un oggetto sia esterno, sia interno come, ad esempio, la respirazione.
Potremmo definirla come “l’apprendimento” alla focalizzazione della coscienza su un punto specifico, per un tempo limitato.
Solo dopo una pratica graduale e costante della concentrazione yogica si potrà iniziare a meditare, nel vero senso della parola.

7 – Dhyāna, la meditazione (o la contemplazione[27])
La meditazione implica che si riesca a rimanere concentrati sull’oggetto o sulla funzione (ad esempio sulla respirazione) in modo continuativo per un tempo sempre più lungo.
Come è possibile entrare realmente in meditazione, facendo il vuoto nella mente, liberandola da ogni pensiero e mantenerla così, avendo saltato tutti i “passi” propedeutici che ad essa preparano?
Provenendo dalla vita caotica nella quale purtroppo siamo immersi, ritagliandoci uno spazio tra mille impegni, possiamo riuscire a entrare nella vera meditazione?

Nei testi sacri della Tradizione Indiana vi è una interessante allegoria:

  • l’anima universale è il padrone di un carro (il corpo)
  • l’intelletto è colui che guida il carro e tiene le briglie
  • le briglie sono la mente e i cavalli sono i sensi
  • le strade su cui corrono i cavalli sono gli oggetti dei sensi.
  • Compito del cocchiere (l’intelletto) è di tenere a freno i cavalli imbizzarriti (i nostri sensi sempre attirati da questo o quell’oggetto) tirando le briglie o redini, cioè la mente continuamente fluttuante.

Non è ciò che accade nella odierna e nevrotica società occidentale, in cui la mente è continuamente portata qua e là dai sensi?
Non abbiamo noi tutti esperienza di quanto sia difficile “tenere le redini” per ben indirizzarla?
La meditazione è dunque il punto di arrivo di un “allenamento” graduale e costante.

8 – Samādhi,

Il Samādhi è l’illuminazione o l’integrazione[28].
Coloro che la raggiungono non ne parlano, la vivono semplicemente e diventano una fonte di luce per chi sta loro accanto.

Quanti yoga?
Lo Yoga è unico.
Coesistono all’interno di esso vari aspetti tutti egualmente importanti, citati nei testi della Tradizione.
Anche gli Yogasūtra di Patanjali contengono al loro interno vari aspetti dell’unico Yoga:

  • Jñāna yoga, la conoscenza, descritta all’interno dei Niyama in Svādhyāya, lo studio dei sacri testi correlato al conosci te stesso, all’introspezione
  • Karma Yoga, l’azione indirizzata alla purificazione, descritta nel Niyama Śauca, la purificazione, e anche laddove si identificano le afflizioni da cui purificarsi
  • Kriya yoga[29], l’azione che troviamo nelle Asana, ma anche negli Yama e Niyama, che comportano tutti un’azione o comunque una scelta
  • Bakthi yoga, la devozione, le emozioni, lo troviamo in modo specifico nel Niyama Īśvara Prāṇidhana, abbandono fiducioso al proprio Dio.

Poiché ogni individuo è una unica combinazione di questi 4 fattori in tutti gli antichi commentari si afferma come sia essenziale lavorare sotto la guida di un Guru (Maestro), poiché solo un Guru può unire questi quattro aspetti in modo da adattarli alle caratteristiche e necessità di ogni singolo praticante[30].

Le altre numerose definizioni dello Yoga che troviamo, sorte soprattutto nella nostra epoca, sono solo tentativi di diversificazione a scopi utilitaristici, per attirare persone che poca conoscenza hanno di ciò che lo Yoga è (e non è).

Per molti la pratica dello yoga si riduce all’Haṭha yoga e alle asana (posture).
Purtuttavia negli yoga sutra solo tre sutra sono dedicati alle asana.
Fondamentalmente l’Haṭha yoga è un processo di preparazione per far si che il corpo possa sostenere più alti livelli di energia.
Il processo inizia con il corpo, poi con il respiro, la mente, e il sé profondo.
Yoga è anche comunemente considerato come una terapia o sistema di esercizi per la salute e per mantenersi in forma.
Mentre la salute fisica e mentale sono naturali conseguenze dello yoga, il suo obiettivo è di più vasta portata.
“Lo Yoga riguarda l’armonizzazione di sé stessi con l’Universo. È la tecnica (l’abilità) di allineare la geometria individuale con quella cosmica. Di raggiungere il più alto livello di percezione e armonia”.[31]

Per concludere
Lo Yoga è uno strumento prezioso di crescita globale

  • per aumentare la nostra consapevolezza
  • per raggiungere un benessere di corpo mente anima spirito, se praticato secondo l’insegnamento della Tradizione
  • è un percorso compatibile con qualsiasi religione perché nello yoga si parla solo di una Essenza superiore.

La religione indiana è una religione monoteista: i vari Shiva, Viṣṇu, etc. presenti nella tradizione indiana sono personificazioni di quell’unica Essenza.

Lo Yoga non aderisce ad una particolare religione, Sistema di credenze o collettività; esso è sempre stato avvicinato come uno strumento (tecnica) per un migliore benessere. Chiunque pratichi Yoga con partecipazione (coinvolgimento) può raccogliere i suoi benefici a prescindere dalla propria fede, appartenenza etnica o cultura[32].

divisore fantasia geometrica

[1]Tratto da https://yoga.ayush.gov.in, Le parole di Hon’ble Prime Minister Shi Narendra Modi Ji. – IDY-23

[2]Yoga Sūtra di Patañjali, a cura di Fabio Milioni, YCP, 2019

[3]Samādhi pada, sutra II

[4](“Per coloro che sono già in possesso di qualificazioni molto avanzate, non è richiesto il Kriyāyoga [Sādhanā pāda], ciò in quanto le loro afflizioni sono già in uno stato attenuato e la loro mente nelle condizioni idonee per raggiungere il Samādhi; pertanto possono iniziare direttamente con lo Jñānayoga [Samādhi pāda]”)

[5]Illuminante il commento di Vyāsa al riguardo, laddove sottolinea l’essenza del Sādhanapāda come azione di purificazione.Dasgupta, Yoga as Philosophy and Religion, Motilal, Delhi, 1973, pg.130 (” Le persone ordinarie, le cui menti sono piene d’impurità, devono passare attraverso un determinato percorso di azioni purificatorie [YamaNiyama] prima di poter pensare di ottenere quelle attitudini mentali mediante le quali possono sperare di affrontare il percorso dello Yoga della conoscenza/gnosi [jñānayoga] con facilità”).

[6]
Sutra II.1 Tapas Svādhyāya Īśvarapraṇidhāna Kriyā Yogaḥ. [Compiere le azioni di] purificazione, lo studio delle scritture e di sé stessi, dedicare tutte le proprie azioni all’Essere Supremo, [costituisce lo] Yoga dell’azione.

[7]Aṣṭāṅga, otto passi, membra, componenti, ausili (aṅga);
Non ha senso parlare di Ashtanga Yoga, riferendosi solo ad alcuni di questi passi, per differenziare il “proprio” yoga dagli altri, come fosse un copyright per attirare chi, purtroppo, ignora ciò che sta facendo.

[8]Quest’ultima non può certo essere insegnata.

[9]Aṣṭāṅga, otto passi, membra, componenti, ausili (aṅga).
Ripetiamo: non ha senso parlare di Aṣṭāṅga Yoga, riferendosi solo ad alcuni di questi passi, per differenziare il “proprio” yoga dagli altri, come fosse un copyright per attirare chi, purtroppo, ignora ciò che sta facendo.

[10]Cfr. Feuerstein, op. cit. pgg. xiv-xv, laddove evidenzia che “Se perseguito in modo corretto, lo studio chiarisce, ispira ed innalza. In termini yogici incrementa la componente sattvica della mente, conducendo alla più grande lucidità. Ciò incrementa la nostra abilità di praticare il discernimento (Viveka) il quale, insieme al distacco dalle passioni (Vairāgya), costituisce un agente primario nel percorso yogico…In passato tale studio era condotto sotto la guida di un Maestro qualificato.”.

[11]Yogasūtra di Patanjali, sūtra II.30

[12]sūtra II.32

[13]In Pubblicazioni: https://loyogadellatradizione.com/pubblicazioni/sauca-purezza-purificazione/

[14]Pātañjala Yogasūtrāṇi, Le Fondamenta, Yama Niyama dei Doveri (astensioni e osservanze), a cura di Fabio Milioni, YCP, 2020. Yama e Niyama rappresentano, per la quasi totalità dei commentatori, le colonne a fondamento dell’intero sistema.

[15]https://loyogadellatradizione.com/?s=respirazione

[16]Databili all’incirca tra il XV e il XVII secolo.

[17]Gli autori dei testi sull’Haṭhayoga, quali Svātmārāma, erano molto compresi delle difficoltà pratiche che ogni persona si trova a fronteggiare in relazione a Yama e Niyama.
“Svātmārāma (autore dell’Hatha Yoga Pradīpikā) ha completamente eliminato gli Yama, codici morali, e Niyama, le auto-restrizioni, che rappresentano il punto di partenza nei sistemi Buddhista e Jainista, così come nel Rāja Yoga del saggio Patañjali.”  Da: Pātañjala Yogasūtrāṇi, Le Fondamenta, Yama Niyama dei Doveri (astensioni e osservanze), a cura di Fabio Milioni, YCP, 2020

[18]La maggior parte delle tecniche descritte sono invasive e pericolose.
Le purificazioni che possono essere praticate facilmente sono: la pulizia del naso (Jala neti; https://loyogadellatradizione.com/yogaterapia-immunita-e-ossido-nitrico-pratica-iv/) e la pulizia della lingua. La pulizia dell’intestino richiede una attenta preparazione, una previa conoscenza della procedura e delle controindicazioni e la guida di un Maestro esperto (in Pubblicazioni: https://loyogadellatradizione.com/pubblicazioni/shankh-prakshalana-varisara-dhauti/).

[19]https://loyogadellatradizione.com/?s=pranayama

[20]https://loyogadellatradizione.com/pranayama/nadi-sodhana/

[21]https://loyogadellatradizione.com/introduzione-alla-fisiologia-sottile-della-tradizione-vedica-hindu/

[22]https://loyogadellatradizione.com/mudra-e-bandha/

[23]Letteralmente: sigillo, marchio, gesto, etc. Sono soprattutto gesti delle dita delle mani, ma possono riguardare anche l’intero corpo.

[24]Letteralmente: legatura, collegamento, controllo, contrazione, tenere, stringere, etc.

[25]Psicologia” vedica e psicologia occidentale: due differenti visioni”, in Yoga pratyāhāra, porta di accesso allo Yoga interiore e gli strumenti per la sua realizzazione (yoga-nidra, antar mouna, marmasthāna), Introduzione e Premesse, a cura di Liliana Bordoni e Fabio Milioni,  https://loyogadellatradizione.com/pubblicazioni/yoga-pratyahara-porta-di-accesso-allo-yoga-interiore/

[26]Yoga pratyāhāra, porta di accesso allo Yoga interiore e gli strumenti per la sua realizzazione (yoga-nidra, antar mouna, marmasthāna), Introduzione e Premesse, a cura di Liliana Bordoni e Fabio Milioni,  https://loyogadellatradizione.com/pubblicazioni/yoga-pratyahara-porta-di-accesso-allo-yoga-interiore/

[27]Così la definisce l’AYUSH, il Ministero Indiano per l’Ayurveda, lo Yoga, l’Unani, Siddha (una antica medicina) e Homeopathy, https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/.
La medicina Unani ha le sue origini nell’antica Grecia; le sue origini sembrano risalire ad Ippocrate. Fu influenzata dalle opere di Aristotele e Dioscoride. Successivamente il suo sviluppo fu influenzato dalla cultura egiziana, persiana e araba. Furono gli Arabi a diffonderla in India.Siddha è un sistema di medicina praticato soprattutto nel sud dell’India, in modo particolare nel Tamil.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2816487/

[28]AYUSH, il Ministero Indiano per l’Ayurveda, lo Yoga, l’Unani (una antica medicina), Siddha (una antica medicina) e Homeopathy, https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/

[29]Yogasūtra, II,1.

[30]https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/

[31]https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/“For many, the practice of yoga is restricted to Hatha Yoga and Asanas (postures). However, among the Yoga Sutras, just three sutras are dedicated to asanas. fundamentally, hatha yoga is a preparatory process so that the body can sustain higher levels of energy. The process begins with the body, then the breath, the mind, and the inner self. Yoga is also commonly understood as a therapy or exercise system for health and fitness. While physical and mental health are natural consequences of yoga, the goal of yoga is more far-reaching. “Yoga is about harmonizing oneself with the universe. It is the technology of aligning individual geometry with the cosmic, to achieve the highest level of perception and harmony.” https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/,

[32]https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/Yoga does not adhere to any religion, belief system or community; it has always been approached as a technology for inner wellbeing. Anyone who practices yoga with involvement can reap its benefits, irrespective of one’s faith, ethnicity or culture; https://yoga.ayush.gov.in/Yoga-History/

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