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Lo Yoga non è una merce, ne una scorciatoia

In questo tempo di degenerazione e degrado, il Kaliyuga, assistiamo ad una progressiva espansione dell’ignoranza che si manifesta sotto le variegate forme dell’errata conoscenza (avidyā). L’errata conoscenza allontana dall’Armonia con le leggi universali (dharma), alimenta le passioni profane dell’ego che giustificano ed esaltano i vizi mentre irridono alle Virtù (adharma).
Avidyā e adharma, generano comportamenti (rajas) vincolati alle pulsioni più deteriori, che spingono verso il basso, verso la grossolanità, l’oscuro spessore (tamas).
Lo squilibrio che genera disarmonia si espande a macchia d’olio, non risparmiando neppure il terreno sacro della Tradizione, santuario dell’Armonia (sattva).
Occorre quindi, da parte di tutti i sinceri viandanti (jijñāsā) che hanno intrapreso il cammino (sadhana) verso la liberazione-Illuminazione (mōkṣa), rinsaldare con determinazione (abhyāsa) il distacco (vairāgya) e la capacità di attenzione (vitarka) discriminante (vicāra) tra vera conoscenza (vidyā) e falsa conoscenza (avidyā).

Innanzitutto in se stessi, rimanendo saldamente ancorati alle sorgenti cristalline della Tradizione (Sanātana Dharma) e ai suoi testi sacri (śruti e smṛti).
Lo Yoga, in questa azione (kriya) purificatrice, è e resta un potente strumento, un metodo di grande efficacia.
L’architettura dello Yoga poggia su solide fondamenta: Yama e Niyama fissano in modo chiaro i Doveri e le Osservanze da mettere in pratica in ogni istante dell’esistenza.
Lo Yoga è trasformazione, trasmutazione, purificazione.
I suoi principi sono a-temporali e a-spaziali. Sono già stati fissati e consolidati.
A noi spetta solo di farli nostri, renderli vivi, attuarli, divenendo una manifestazione visibile di essi.
Nel rispetto delle regole della Trasmissione iniziatica, attraverso l’ininterrotta catena Maestro-discepolo (guru śiṣya paramparā).

Particolare vigilanza, lungo tutto il percorso (sadhana), va esercitata verso le manifestazioni di errata conoscenza (avidyā) che nel Kali-yuga si diffondono ed hanno presa sugli spiriti deboli ed infiacchiti, vittime delle pulsioni più basse e schiavi dei desideri profani dell’ego.
Tali manifestazioni di errata conoscenza, anche se ben camuffate sotto involucri affascinanti ed attraenti, sono facilmente individuabili grazie ad una loro comune caratteristica: il predominio dell’ego.

Lo Yoga è lo Yoga. Non ha bisogno di ulteriori specificazioni. Non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere: va semplicemente vissuto e realizzato.
La moda di inventare sempre nuovi ‘yoga’ è sistematicamente associata al profitto: lo Yoga viene svilito e contrabbandato come merce ‘originale’, meglio se associata ad una presunta ‘proprietà intellettuale’ coperta da copyright.
Ogni sincero ricercatore può, al massimo, aspirare al ruolo di essere un buon servitore dello Yoga; sempre tenendo bene a freno i cavalli bizzosi dell’ego.
Ogni sincero ricercatore che segue la rotta della Sapienza (vidyā) eviterà di mettersi i mostra e di spacciare per suoi pensieri originali le verità che fanno parte dell’eredità tradizionale (śruti e smṛti). Al massimo, limitatamente alla parte di percorso già compiuta positivamente, potrà cercare di comprendere e condividere la sua esperienza di trasformazione, gli ostacoli che ha dovuto affrontare e gli strumenti della Tradizione che ha utilizzato per superarli.
Operare il distinguo tra Sapienza della corretta conoscenza (vidyā) ed errata conoscenza (avidyā) è un Dovere gradito. Un’azione della non-azione che aiuti a ristabilire l’equilibrio e l’Armonia (dharma).

Rammentare ogni istante che lo Yoga ha un unico proprietario: la Tradizione (sanātana dharma). Che va rispettata ed ossequiata. Quindi rigettare come  non-yoga tutto ciò che viene proposto sotto forma di merce vincolata al profitto e ben radicata nella mercificazione diffusa dell’esistenza nel Kali Yuga.

Yoga è Sapienza (jñāna) della corretta conoscenza (vidyā), ogni pretesa di proprietà intellettuale e copyright  sullo Yoga (con il pretesto di essere ‘originale’ solo perché associato ad aggettivi più o meno fantasiosi) non è più yoga, è falsa -conoscenza (avidyā); falsa conoscenza che poi viene diffusa confezionando prodotti allettanti che promettono improbabili realizzazioni in breve tempo, senza particolare impegno e soprattutto eludendo le precondizioni essenziali per poter intraprendere il cammino: doveri ed osservanze (Yama e Niyama). Eludere Yama e Niyama, o ancora peggio teorizzare la loro non necessità, è un fattore strettamente legato al tempo del Kali-Yuga, dove le Virtù sono sistematicamente derise e neglette in quanto ostacolo alla libera espressione delle più basse pulsioni dell’ego, nuovi idoli di una società basata sulla mercificazione, il consumo, la  gretta superficialità degli istinti più bassi.

Per questo, in questo tempo, è particolarmente importante ribadire l’importanza fondante di Yama e Niyama. Doveri ed Osservanze che , se resi vitali ed utilizzati come strumenti di trasmutazione individuale, rappresentano l’antidoto più efficace per non cadere nelle vischiose paludi dell’ego e delle sue pulsioni (desiderio di profitto, desiderio di potere, desiderio di fama). Senza mai dimenticare che il cammino è lungo, irto di ostacoli, ed è impossibile senza operare una trasmutazione (pariṇāma) del proprio essere. Nel solco luminoso dell’unica Tradizione, sotto la guida Sapiente ed amorevole di un Maestro (Guru) che tale cammino ha già compiuto, con successo.

Senza mai dimenticare che il sacro linguaggio dello Yoga non è l’inglese o ogni altra lingua…… è solo ed esclusivamente il Sanscrito (saṃskṛtam).

Per approfondire:
Yogacharya Dr Ananda Balayogi Bhavanani
Chairman: ICYER and Yoganjali Natyalayam
“Cultural Appropriation’’ or“Cultural Misappropriation”

In the field of Modern Yoga is a topic that keeps coming up and many write to me about it. When my Guru-Father came to Pondicherry in the late 1960s, he settled permanently, founding the Ananda Ashram initially in town, then at Lawspet and finally, at the Sri Kambaliswamy Madam. Ammaji joined him and this marvellous team started an amazing journey for countless students from all over the world who joined our yoga family. Growing up in the ashram, I had a lot of exposure to westerners from different parts of the world who stayed to study with my parents for six months, one year and some stayed two years. I saw students who had become teachers taking yoga back to their parts of the world. They used to write back to Swamiji, to Ammaji and now to me as the present lineage holder and Ashram Acarya.

bhavanani.medium.com – dharma on cultural-misappropriation in yoga

Di questo articolo sarà prossimamente resa disponibile la traduzione in italiano.

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