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La Via dello Yoga nel tempo del Kaliyuga

Premessa

Non è un dogma, solamente un assioma che può essere condiviso o no: siamo nell’era del degrado e della dissoluzione. Non è un dogma, una verità da accettare supinamente, solo una riflessione, un’ipotesi che chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per ascoltare riteniamo sia in grado di verificare. Esercitando il libero arbitrio che ci è concesso, siamo liberi, se solo lo desideriamo, di squarciare i veli che distorcono e falsificano la percezione della realtà profonda in cui siamo immersi. Non per adesione acritica o di parte, nemmeno per empatia.  Esercitando la vigilanza e la perseveranza, con il dovuto distacco, con la discriminazione è possibile osservare cosa ci sta muovendo sotto le soporifere nebbie. Queste brevi riflessioni da lì sono scaturite, ispirazioni prive di enfasi, crude nella loro essenzialità. Verificabili per ogni sincero ricercatore che non sia ottenebrato da Ipocrisia o ignavia.

I tre flussi dello Yoga nel nostro tempo

Utilizzando, un po’ provocatoriamente questo va riconosciuto, la terminologia in voga che tanti amano scimmiottare, possiamo identificare tre direttrici principali lungo le quali lo yoga si è trovato incanalato dall’800 ad oggi. Le proponiamo secondo l’ordine di diffusione, che non è certo quello dell’importanza (che viceversa è l’esatto opposto).

Business oriented Yoga
Il primo flusso, maggiormente diffuso e maggioritario, che attira la stragrande maggioranza di coloro che s’interessano a quello che ritengono sia lo yoga, possiamo identificarlo come YOGA BUSINESS ORIENTED. La sue caratteristica peculiare è rappresentata, in definitiva – piaccia o meno, dal trattare lo Yoga come una merce in funzione del profitto che può generare. Lo Yoga diventa un prodotto, una merce da proporre (marketing e advertising) e cercare di vendere ad un mercato potenziale sempre più ampio e variegato su scala globale. Da cui l’esigenza di ‘analisi di mercato’, individuazione del ‘target’ della clientela, la differenziazione dei prodotti offerti. Qui chi più ne ha più ne metta. Non ci dilunghiamo oltre. La controprova è facilmente disponibile: è sufficiente dedicare qualche ora in internet, sfidiamo a dimostrare il contrario. Offerte di tutti i tipi, per tutte le tasche, pronti a garantire la massima soddisfazione del cliente disponibile (ovvero desideroso di acquistare la merce ed in grado di pagare). Quindi yoga come merce da vendere o acquistare, semplicemente, senza problema. Come ogni altra merce. Quindi Yoga come lavoro, come mestiere. Soggetto alla logica imprenditoriale, secondo le leggi del mercato globale. Dall’imprenditore che investe in vista del profitto, dalle analisi di mercato, dall’offerta di prodotti differenziati (sic!), dalla pubblicità….. fino all’indotto: alberghi e ristoranti dedicati allo specifico orientamento del cliente potenziale. Il tutto, non va dimenticato, immersi completamente nella dimensione della competizione. Come ogni merce, anche il settore produttivo dello yoga, è soggetto alla concorrenza. Da cui deriva la forsennata ricerca dell’originalità, della ‘diversità dagli altri prodotti’. Da cui sempre nuovi nomi, più o meno fantasiosi, aggiungendo prefissi o suffissi alla parola yoga, unico modo per poi poter ottenere l’agognato copyright: il diritto esclusivo, a tutela della merce. Da cui il proliferare senza sosta di sempre nuovi yoga xxx e yoga yyy…Denominatore comune, in questo flusso apparentemente inarrestabile, il profitto. Ovviamente, essendo soggetto alle ‘leggi di mercato’, i ‘pesci grandi divorano quelli piccoli’, quindi assistiamo sempre più alla concentrazione del mercato nelle mani delle imprese (perché tali sono) dotate di maggiori capitali, capacità imprenditoriale, efficacia della comunicazione e del marketing. Con lo yoga si deve guadagnare, più o meno bene, comunque guadagnare. Se così non fosse, se questa ipotesi è infondata, saremo lieti di ammettere l’errore.

Academics oriented Yoga
Il secondo flusso, sicuramente dotato di maggiore dignità, è costituito dalle ricerche sullo Yoga in ambito accademico. Siamo ora in ambito culturale. Il che, di per sé sarebbe un buon segno. Il problema è costituito dalla intrinseca refrattarietà dello Yoga ad essere compreso fino in fondo limitandosi all’aspetto ‘culturale’. Come ogni disciplina esoterica ed iniziatica, le testimonianze dello Yoga sono scritte in un linguaggio ‘cifrato’, comprensibile e decodificabile sola da parte di coloro che lo sperimentano concretamente percorrendo la Via di trasmutazione individuale. Il problema, per lo Yoga come per ogni altra Via iniziatica degna di tale nome, è che la trasmissione della conoscenza avviene elettivamente dal rapporto diretto tra Maestro e discepolo, dove entrambi, per essere effettivamente tali, devono essere in possesso di specifiche qualificazioni. In altre parole, al di fuori della trasmissione nell’ambito della continuità della catena iniziatica, è semplicemente impossibile ‘penetrare’ i Significati. Con tutta la stima ed il profondo rispetto per il mondo accademico, più in la di tanto nello Yoga non è possibile andare. Certamente i trattati storico-filologici, le analisi comparative del testo, la semantica applicata sono degni di rispetto. Ma nessuno di questi strumenti ha la ‘chiave’ per decodificare l’essenza, che è e resta oltre il dominio della razionalità profana. Eppure, i testi sacri dello Yoga e dei Veda ribadiscono sempre ed in modo inequivocabile che si tratta di una Via iniziatica, dove il testo scritto rappresenta solo un parte di un tutto ben più ampio. Certamente, si può ignorare tale aspetto, e di fatto lo si ignora spesso. Basti pensare a Dante, che aveva dichiarato esplicitamente:

O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IX, 61-63

 

Ma tant’è, malgrado Dante l’abbia espresso a chiare lettere, ciò non ha impedito il proliferare di studi accademici che hanno fatto finta che ciò non fosse.
Il destino di Dante è comune a diversi altri aspetti della Sapienza iniziatica. La presunzione del pensiero riduzionista e materialista è senza limiti, se poi è coniugato di una sufficiente dose di ipocrisia, si può far finta di nulla e scrivere ciò che si vuole di chi si vuole. Lo Yoga, diversamente da altre Vie esoteriche, quali ad esempio l’Alchimia, offre il fianco ad intromissioni essoteriche. Fortunatamente, nel mondo accademico diversamente da quello del ‘mercato’, la maggior parte degli studiosi e dei ricercatori sono rispettosi dell’etica professionale. Quindi spesso e volentieri, nei testi accademici, troviamo il riconoscimento che lo ‘Yoga’ può si essere studiato e ricercato, ma avendo ben presente e dichiarandolo esplicitamente, che studio e ricerca si possono spingere fino ad un certo punto, non oltre. Altro elemento positivo, a onore del mondo accademico, è quello del rimarcare sistematicamente la profondità e la complessità dello Yoga. Ovvero che lo Yoga non si presta a semplificazioni e o banalizzazioni. Tale valutazione sarebbe oltremodo benefica se fosse sufficientemente diffusa tra coloro che si avvicinano allo Yoga: sarebbe un potente antidoto alla superficialità, alle mistificazioni, agli stravolgimenti.

Lo Yoga…. basta, lo Yoga della Tradizione UNA
Ovvero, semplicemente, lo Yoga. Qui non c’è molto da dire, casomai molto da restare silenti. C’era, c’è e ci sarà. Oltre il Tempo e lo Spazio. Oltre la dimensione profana. E ci sono i Maestri, i grandi Adepti, che anche nel nostro tempo si sono manifestati, l’hanno incarnato e vissuto, lasciandone testimonianze cristalline. A loro rimandiamo ogni sincero ricercatore. Alla loro Sapienza ci abbeveriamo, con rispetto e gratitudine. Da loro la conferma degli strumenti operativi da utilizzare. Da loro le indicazioni operative su come affrontare il difficile cammino della trasmutazione del proprio stato dell’Essere, dalla dimensione profana a quella ‘oltre’. Quindi il Silenzio.

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