Introduzione all’Ayurveda

L’ Ayurveda[1], uno dei più antichi sistemi di medicina conosciuti, è stato considerato ora una branca dell’Atharva Veda, ora un Veda distinto -il  5° veda- più o meno contemporaneo agli altri.
Veda è la scienza o conoscenza rivelata.
Ayur (ayus nei composti), nel suo significato più antico e comune, indica la durata della vita e la forza vitale; ma Ayus è anche inteso come l’unione di corpo, organi, mente (sattva) e sé (ātman)” (Caraka Samhita, Sutrasthana,
I, 42a), 
definizione che mette in evidenza l’impostazione psicosomatica della medicina indiana[2].
Nello stesso testo l’Ayurveda è anche definito come ciò che parla dell’“āyus giovevole e nocivo, felice e infelice, di ciò che giova o nuoce all’āyus, della durata dell’āyus e dell’āyus stesso” (Caraka Samhita, I, 41), determinando operativamente ciò che giova o nuoce alla vita, quali sono gli stati della vita favorevoli o sfavorevoli ad essa e la lunghezza della vita stessa.
L’Ayurveda propone come lo Yoga, una visione unitaria dell’essere umano, che include tutti i comportamenti salutari e non salutari che si possono adottare durante la vita, anche in campo etico.
Esso rappresenta l’approccio operativo e strumentale al raggiungimento del benessere globale basato su un regime o stile di vita salutare che comprende attenzione sia al piano materiale (es.: dieta) sia a quello più sottile rappresentato dalla pratica completa dello yoga tradizionale.
Come il calore del fuoco e la liquidità dell’acqua, l’Ayurveda o scienza della vita è cosa innata e per esistere non ha bisogno di alcuno sforzo da parte degli umani . (Caraka Samhita 30.27).

La salute viene definita in modo positivo dalla Sushruta Samhita:

quella condizione nella quale i principi fisiologici del corpo sono in equilibrio, la digestione è efficiente, i tessuti sono in condizione normale, le funzioni escretorie sono regolari e mente, sensi e spirito sono pienamente appagati[3].
(Ad una definizione positiva della salute l’OMS è arrivata ne1 1946).

La storia dell’Ayurveda

La storia dell’Ayurveda -che descriviamo brevemente- si ricollega agli antichi scritti vedici, nei quali troviamo menzionato anche lo Yoga. Essi sono complementari; l’Ayurveda offre degli strumenti importanti per raggiungere quella purificazione del corpo e della mente che assicura una lunga vita in salute, base necessaria per arrivare alla meditazione e oltre.
La storia dell’Ayurveda, affonda le sue radici nel periodo vedico, le cui origini si ipotizza risalgano dai 30.000 ai 10.000 anni a.C. ( tradizione orale ), mentre la messa per iscritto al 1500 ca. a. C..

Nei quattro Veda – Rig, Sama, Yajur e Atharva Veda- troviamo ampi riferimenti a medicine, rimedi, metodi curativi e descrizioni delle diverse parti ed organi del corpo umano.
I testi classici dell’Ayurveda che sono giunti fino a noi, Charaka Samhita [4] e Sushruta Samhita, sono stati redatti nella forma attuale probabilmente intorno al VII secolo a.C.  In questi testi troviamo anche il racconto mitico delle origini dell’Ayurveda e di come venne tramandato al genere umano.
In epoca posteriore fu scritto l’Ashtanga Hridaya che descrive l’Ayurveda in forma poetica e che riunisce la sapienza del medico Charaka nella medicina e l’arte di Sushruta nella chirurgia. In questi trattati l’Ayurveda delinea un modo di vivere comprensivo di ogni aspetto della vita in relazione all’età, alle stagioni e allo stato di salute o malattia.
La salute è considerata come uno stato di continuo appagamento e di benessere, che riguarda la sfera fisica, mentale e spirituale.
Questa concezione implica il perfetto funzionamento dei vari sistemi e organi, della psiche e dello spirito, e, contemporaneamente, un rapporto di rispettosa convivenza con tutte le creature e con la natura in ogni suo aspetto.

La storia dell’Ayurveda procede insieme a quella dello sviluppo della cultura indiana. Gli Arii, che parlavano il sanscrito vedico, una lingua indo-europea tra le più antiche, giunti in India dopo la metà del 2000 a.C., fusero la loro cultura con quella della popolazione autoctona -i dravidici dalla pelle scura-. Essi portarono in India i Veda, scritti considerati sacri in quanto si pensava che fossero stati rivelati (sruti) da Brahman, il Signore, fondamento dell’Universo, ai saggi, i rsi, che ne avrebbero diffuso la conoscenza oralmente in forma di inni o aforismi (sutra).
Le scuole o sistemi filosofico-religiosi, i Darsana, (o soteriologie, cioè sistemi di salvezza, obiettivo che le accomuna) fioriti in epoche successive, riconoscono tutti l’autorità dei Veda, anche se alcune li considerano come rivelazione della divinità ai rishi (Samkya e Yoga; Mimansa e Vedanta; Vaisesika e Nyaya), altri come raccolte scritte da antichi saggi, (buddismo, giainismo e la scuola Carvaka) [5].

I Veda offrono una visione globale del mondo in tutti i suoi aspetti; i principali sono costituiti dai quattro libri prima citati -il Rgveda, lo Yajurveda il Samaveda , l’Atharvaveda- dalle Upanishad ( scritte a partire dal 700 a.C. e caratterizzate da un approccio metafisico) e più tardi dalle Puranas e da poemi epici come il Mahabharata e la Bhagavad Gita (compresa nel Mahabharata).
Shankara, Ramanuya e Mdhva (tutti vissuti in varie epoche intorno al 700 circa d.C. ) sono tra le figure più eminenti che hanno lasciato delle importanti interpretazioni dei Vedanta.

La dominazione inglese determinò, nel 1830 ca.,  la chiusura dei centri ayurvedici a favore della diffusione della medicina anglosassone. Solo nel 1920 rinacque l’interesse per la tradizione indiana e, a partire dal 1947, dopo l’Indipendenza dell’India, l’Ayurveda ritornò ad essere una medicina riconosciuta e legale.

Nel 2014 il Governo indiano riconoscendone la libertà di pratica ha costituito un apposito Ministero per Ayurveda, Yoga, Unani Tibb (medicina persiana e arabica che affonda le sue radici nell‘antica medicina greca), Siddha, (medicina originata dalla cultura autoctona), (h)omeopatia, (AYUSH). L’Ayurveda è praticato nella regione Indiana e nei Paesi limitrofi; esso si sta diffondendo sia negli USA che in Europa dove a Londra viene insegnato come medicina alternativa riconosciuta legalmente.

All’origine esso era trasmesso oralmente come gli altri Veda.
C’è nella trasmissione orale del Veda un’attenzione all’aspetto sonoro di quel sapere. La sonorità, il fatto che abbiamo a che fare con dei suoni, è un tratto essenziale del Veda. Nel Veda, nella parola vedica, c’è un invito costante a meditare su ciò che sono le parole, in quanto pronunciate, sulla parola detta, sulle sillabe e i suoni, in quanto materia indistruttibile della parola e, si potrebbe aggiungere, dell’universo stesso.[6]

I testi ayurvedici

L’Ayurveda è stato successivamente messo per iscritto in sanscrito antico, una lingua sacra nelle cui parole si ritiene sia racchiusa l’energia corrispondente agli oggetti e ai concetti descritti, energia che si libera nel momento dell’espressione vocale.
Le radici dell’Ayurveda sono state ricondotte ai seguenti testi:

  • Rg-veda ( “lode agli dei ”, datato intorno al XV sec), che riflette l’antica concezione vedica del mondo poi ripresa come fondamento dell’Ayurveda. In essa viene descritta la vita quotidiana dell’antica civiltà indiana, in cui emerge l’importanza del mondo materiale insieme alla dimensione spirituale che si esprimeva nel rituale sacro e nei sacrifici.
  • Atharvaveda, il 4° veda (il Veda “degli uomini che si chiamano Atharvan”, più recente, datato circa nel 1200 a.C.) che si occupa della cura delle malattie e del raggiungimento di una vita lunga attraverso “incantesimi”, costituito principalmente, ma non interamente, da poemi o formule, a cui si attribuisce un carattere magico, e da inni.
  • Samkya (“enumerazione”). L’Ayurveda -pur avendo una visione monista del mondo- trae da esso metodologia, sistemi di classificazione della realtà e visione filosofico-religiosa del mondo e della “creazione”. (La maggior parte dei concetti estranei al Samkya classico è probabilmente ricavata dal Vaiśeṣika, un altro Darsana). Nel Samkya l’evoluzione dell’universo è descritta attraverso un’enumerazione di venticinque principi primordiali o tattva.
  • dal Nyaya darsana l’Ayurveda ha tratto la sua epistemologia basata sull‘osservazione diretta. Il processo conoscitivo si avvale della sensazione, percezione, concettualizzazione e interpretazione basati sulla percezione sensoriale diretta, svincolata dalla memoria; esso utilizza l‘inferenza, l‘analogia e l‘asserzione autorevole costituita dalla conoscenza trasmessa oralmente da Maestro a discepolo e poi dalla parola scritta.
  • il Vaisesika descrive le categorie in cui è classificato il mondo con le relative qualità ed effetti. Nella teoria e pratica ayurvedica, che si è ampiamente ispirata a questa sistematizzazione, ritroviamo in particolare, la descrizione dei 5 elementi o mahabhuta -etere, aria, acqua, fuoco e terra-.

I testi medici

La trilogia maggiore (Brhat Trayi ) è costituita dai 3 più antichi trattati medici ayurvedici: Charaka Samitha, Susruta Samitha e i due Asthanga:

  • la Charaka, attribuita all’omonimo medico della scuola di Taxila (messa poi per iscritto intorno al 700 a.C.), è soprattutto in versi, che venivano memorizzati. Descrive il funzionamento dell’organismo e in particolare quello del sistema nervoso centrale correlato ai 5 principi fisiologici e bioenergetici, ovvero i 5 sub-dosha di Vata[7]. Le cure prescritte si basano soprattutto sull’ uso di erbe e piante medicinali.
  • la Susruta, anch’essa soprattutto in versi, è un trattato di chirurgia; definisce i 5 principi fisiologici e bioenergetici, i 5 sub-dosha di Pitta.
  • l’Asthanga Samgraha, quasi esclusivamente in versi e l’Asthanga Hrdaya in prosa racchiudono una sintesi dei primi due scritti.
    Descrivono per la prima volta i 5 sub- dosha di Kapha, che determinano e regolano la struttura e la forma fisica del corpo.

La Trilogia minore (Laghu Trayi ) più recente ( XIV – XVI sec. ca) è formata da:

  • Madhava Nidana centrato sulle cause delle malattie, i sintomi e i metodi di diagnosi in relazione alla classificazione delle patologie;
  • Saringadhara Samitha in cui si descrive per la prima volta la diagnosi del polso;
  • Bravaprakasa che studia le erbe medicinali, i minerali e la dietetica;
    l’Ayurveda 5000 anni fa ha definito al suo interno i Panchakarmas, le tecniche di pulizia e purificazione;
  • il Dravyaguna-sastra descrive le caratteristiche e gli effetti fisiologici (nutritivi) e farmacologici sul corpo delle sostanze ingerite: cibo, erbe, liquidi, medicamenti.
divisore fantasia geometrica

[1]Estratto da L. B., ‘Śauca, purezza e purificazione (shuddhi), la base della Śadhana yogica’, 2017, ISBN: 9788892644540.

[2]A. Comba. Scienza indiana: periodo classico. La medicina ayurvedica. Storia della Scienza (2001), in Treccani enciclopedia.

[3]P. Bellavite, La complessità in medicina, Fondamenti di un approccio sistemico-dinamico alla salute, alla patologia e alle terapie integrate, Tecniche Nuove, 2009

[4] trattato che probabilmente si basava sull‘ Agnivash Saṃhitā, l‘opera più antica di quei tempi.

[5]M. Bergonzi, Introduzione alla filosofia indiana, Appunti dalle Lezioni ISFY.

[6]Le Radici del pensiero filosofico, Charles Malamoud- la civiltà indiana e i Veda; intervista a C. Malamoud, esonet.org

[7]Vata è uno dei tre Dosha, insieme a Pitta e Kapha,  principi allo s tesso tempo metabolici ed energetici, di cui scriveremo in seguito.

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