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Introduzione alla pratica della concentrazione utilizzando il respiro​

Dopo aver preparato il corpo con Āsana di scioglimento, assumiamo una postura stabile e confortevole.
A occhi socchiusi, fissiamo l’attenzione e la consapevolezza sulla fronte, nel punto che idealmente si trova all’incrocio delle sopracciglie.

Possiamo esercitarci portando tutta la consapevolezza sul flusso naturale di inspiro ed espiro all’ingresso delle narici, come spettatori che osservano, senza intervenire.

Quando la mente instabile cercherà di distrarci con altri oggetti (pensieri o sensazioni fisiche), spostiamo l’attenzione sul respiro che riempie e svuota i polmoni.

Se la mente cerca nuovamente di distrarci, spostiamo la concentrazione sul diverso flusso dell’aria nelle due narici.

Proseguiamo quindi la pratica riportando con pazienza la mente a focalizzare l’attenzione sul respiro alternando i tre punti precedenti.
Praticando in modo sistematico e con determinazione, senza forzature, ci accorgeremo che pian piano riusciremo a restare focalizzati su un singolo aspetto del respiro per un tempo più lungo. Avendo già raggiunto un adeguato livello nella pratica del Prāṇāyāma, potremo variare in molti modi la concentrazione basata sul respiro, scegliendo altri elementi di focalizzazione.

Un’altra modalità di focalizzazione è basata sulle Āsana. Ogni postura, infatti, interessa parti specifiche del corpo (scheletro, articolazioni, muscoli, organi). Anche qui la concentrazione utilizzerà come oggetto una componente fisica, scelta le quale, si delimiterà il ‘campo’ di focalizzazione in un’area ristretta, nei suoi diversi aspetti.

Una pratica particolarmente efficace è quella che opera con l’organo della vista, Trataka, dove ci si focalizza nell’osservazione della fiamma di una candela.

A un livello più avanzato si può operare con la concentrazione su ‘oggetti’ astratti. In questo caso si possono utilizzare come strumenti Yama e Niyama. Ciascuno dei dieci Yama e Niyama è portatore di un Significato sul quale è possibile focalizzare l’attenzione.
Quelle proposte, naturalmente, sono solo delle indicazioni di carattere generale.

Riflessione conclusiva: Patañjali, anche per dhāraṇā, dhyāna, samādhi, si è limitato a trasmettere dei brevi aforismi, poiché l’insegnamento, è bene ricordarlo, avveniva in modo operativo nel rapporto diretto tra Maestro e discepolo.
Oggi abbiamo accesso all’insegnamento scritto di grandi Maestri; volendo approfondire, è alla lettura e meditazione delle loro Opere che rinviamo i sinceri ricercatori.

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