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Il Messaggio Centrale della Bhagavadgītā
di Śrī Svāmī Cidananda

Fonte: newsletter di Luciano Porpora, ed. Porpora Assisi

foto di sri svami cidananda

Lo yoga è unico

Per coloro che vogliono raggiungere Dio, per coloro che sono rivolti verso l’alto qual’è l’insegnamento centrale della Bhagavad Gita?

Voi vedete che la citazione finale di ogni capitolo dice sempre:
Così nelle Upaniṣad della gloriosa Bhagavadgītā, la scienza dell’Eterno, la scrittura sullo Yoga, il dialogo tra Sri Kṛṣṇa ed Arjuna, finisce…. Questo tale discorso…. Intitolato lo Yoga dello…..”. Ogni capitolo termina riferendosi alla Bhagavadgītā come ad una Upaniṣad, un’esposizione della saggezza suprema, come la scienza dello Yoga e come un personale insegnamento che deriva dall’Amore del signore Kṛṣṇa per il suo amico Arjuna. Ogni capitolo alla fine si riferisce all’insegnamento come lo Yoga, perché questo insegnamento porterà l’uomo più vicino a Dio ed aiuterà ad unire l’umano con il Divino.

Concesso che tutti i capitoli comprendono queste cose, ma qual è l’insegnamento centrale della Bhagavadgītā per il ricercatore che vuole raggiungere Dio?
L’essenza della Bhagavadgītā è che il raggiungimento di Dio è possibile tramite la vita che state vivendo! All’interno dello stesso vostro sentiero di vita, dovete portare ad un risveglio spirituale, ad una visione cosmica, ad una più elevata divina comprensione. La vostra vita giornaliera non viene in alcun modo influenzata ma viene ad essere arricchita e riorientata. Il messaggio centrale della vita è una rivoluzione interiore dell’essere che è stato abbastanza fortunato da venire in contatto con il vangelo vivente della Bhagavadgītā. Le varie visioni della Bhagavadgītā hanno in esse parziali verità, ma esse mancano di afferrare il messaggio centrale. Alcune dicono anche che la Bhagavadgītā sta evocando la guerra perché Kṛṣṇa dice ad Arjuna di combattere. Ma la stessa Bhagavadgītā abbonda con insegnamenti di assoluta non violenza, perdono, gentilezza, compassione e non danneggiare una singola creatura.

La Bhagavadgītā sostiene che voi non dovreste allontanarvi dai vostri compiti e obbligazioni. Voi dovreste essere saggi e attraverso i vostri obblighi sinceramente eseguiti e fatti in una maniera spirituale, come adorazione, voi potete raggiungere quell’Essere che è nel vero cuore del vostro lavoro. Egli dimora in tutti gli obblighi che state eseguendo apparentemente verso esseri di questa terra, Egli è all’interno della parte più interna di tutti gli esseri a cui siete correlati. Proprio nel vero cuore di tutti quegli esseri dimora quella divinità, quella suprema Realtà di cui volete fare esperienza:

“Oh Arjuna, Io sono il Sé seduto nel cuore di tutti gli esseri;
Io sono l’inizio, la metà e la vera fine di tutti gli esseri”. (Cap.10/20).

Dove voi siete Egli è! Come voi agite, Egli è nel mezzo delle vostre attività e con chiunque voi state trattando, Egli è lì. Perché voi non riconoscete questa vicinanza ed agite con la consapevolezza di questa vicinanza? Questo è quello che Egli vuole che voi facciate. Lavorate ma siate consapevoli della Sua immediata presenza. Poi la vostra attività diventa un’offerta consacrata alla Sua immediata presenza.

Il vangelo centrale della Bhagavadgītā è che ognuno può realizzare Dio. Ognuno: il pescatore, il falegname, l’artista, il musicista, l’uomo d’affari, il politico, il dottore e l’avvocato, l’ingegnere e l’architetto, la donna di casa e il padre di famiglia… tutti possono realizzare Dio. L’uomo, la donna ed i fanciulli, tutti hanno il titolo per avere la Sua visione. Vivendo la vita nello stesso modo essi possono raggiungere Lui facendo le attività che sono loro richieste essi possono raggiungere Lui. Questo è quello che Kṛṣṇa ha detto quando ha dato il suo messaggio eterno ad Arjuna. E attraverso Arjuna ad ognuno di noi – oggi, domani e in futuro.   

La Bhagavadgītā è una scrittura universale. La saggezza Vedica è l’eredità dell’umanità globale, e la Bhagavadgītā è il vero cuore della saggezza spirituale dei Veda che è contenuta nelle Upaniṣad.

Arjuna è il rappresentante umano, e Kṛṣṇa è il Divino, l’Eterno, l’anima Universale. Questa è la verità. La Bhagavadgītā è il Vangelo che viene ai vostri passi, entra nelle vostre case e lavora con voi quando siete al lavoro. Vi dice come dovete vivere la vostra vita, in che modo dovreste morire quando state per lasciare il corpo, come potete realizzare Dio. E’ il vangelo per ottenere l’illuminazione dentro e attraverso tutte le attività mondane, che vengono rivelate come non essere mondane. La Bhagavadgītā esprime un concetto straordinario: il concetto dell’azione nell’inazione ed allo stesso tempo l’inazione nell’azione.

Essa non parla allo Yogi, non parla allo Jñānī, non parla al Bhakta, essa non parla a nessuna particolare persona, essa parla a voi! Essa parla alle creature ‘mondane’ catturate nella rete di così tanti compiti e attività. Non è indirizzata solo a monaci o ai cercatori che sono totalmente dedicati ad essa, è valida per ognuno. All’interno si trova la sua speciale rilevanza alle persone di questa era, alle persone dell’occidente, come anche dell’oriente. Se volete sintetizzare il più importante messaggio della Bhagavadgītā per l’uomo moderno, questo è la realizzazione di Dio attraverso i vostri compiti ben eseguiti e con il giusto spirito.

Allora la Bhagavadgītā non ha forse un posto speciale nella Sādhana spirituale e nello Yoga? Certamente lo ha! Tutti i diciotto capitoli spiegano la pratica dello Yoga, la saggezza trascendentale e la scienza dello Yoga. Allora voi come riconciliate l’affermazione che il messaggio centrale della Bhagavadgītā è la realizzazione di Dio attraverso i vostri compiti bene eseguiti? Come riconciliate questa affermazione che la Bhagavadgītā parla di Sādhana spirituale? Voi non dovete andare lontano a ricercare. Considerate ambedue queste cose: compiti bene eseguiti, attività fatte in un modo spirituale, e dall’altra parte, la sadhana spirituale.

Il primo e il più importante compito che un uomo deve eseguire è la Sādhana spirituale. Dio vi ha dato questo corpo non solo per eseguire il vostro karma precedente, per sopportare i frutti del karma sotto forma di dolci e amare esperienze, piaceri e dolori, gioie e angosce, non solo per le esperienze passeggere per pagare i debiti del karma; ma vi è stato anche dato per servire l’Umanità, aiutare gli altri, essere di beneficio a tutti. La cosa più importante è che questo corpo è  Sādhana -sharira’, cioè uno strumento per la sadhana spirituale. C’è un bellissimo canto di Kabir:

“Oh uomo! Non agitarti in una vana maniera, non darti delle arie, ma sii umile e adora il Signore; perché Egli ti ha dato mani, piedi, occhi, orecchie, lingua – ogni cosa per glorificare Lui, adorare Lui e raggiungerLo, diventando benedetti e riuscendo nella vostra vita.

Egli vi ha dato gli occhi per osservare le Sue forme e vi ha doto le orecchie per ascoltare i Suoi nomi divini, la lingua per cantare i Suoi nomi divini, vi ha dato i piedi per andare in pellegrinaggio e visitare i Suoi sacri templi; vi ha dato le mani perché possiate fare lavori di carità. Ma voi sedete separatamente in vanità e orgoglio, siate invece umili e adorate il Signore; perché Egli vi ha dato mani e piedi e questo intero corpo per adorarLo e glorificarLo e raggiungerLo e diventare benedetti….”

Una volta che comprendete che questo corpo è uno strumento per la Sādhana spirituale, non impegnarvi in una Sādhana spirituale sarebbe il fallimento più grande. Nell’eseguire i vostri compiti per quello che il corpo umano vi è stato dato, questo compito primario della sadhana spirituale è incluso. L’attività in una maniera ideale è possibile solo se l’attore ha già una base di sadhana spirituale: amore per Dio e aspirazione di raggiungerLo. Allora lo spirito di questa ricerca, questo vivere spirituale permeerà tutte le branche della sua attività su questo piano terreno.

Il Sādhaka e la Bhagavadgītā sono in contatto con ambedue i reami, l’interno e l’esterno, lo spirituale come anche l’universo grossolano e li armonizzano ambedue – egli porta Dio nella sua vita quotidiana e non fa il contrario. Noi usualmente facciamo il contrario, portiamo il mondo in Dio. Portiamo il bingo nel tempio. Questo non è il modo. Noi dovremmo portare la spiritualità nello sport, nella partita a carte, Gesù nel nostro club sportivo. Questo ci chiede di fare la Bhagavadgītā! Essa dice che tutte le aree della vostra vita appartengono a Dio. Non chiudete la porta su di Lui in qualsiasi area, fate che Lui pervada tutto, come è giusto che sia!

“Oh Arjuna impegnati nell’azione essendo unito con Me all’interno, sii in uno stato di stretta associazione con Me e così impegnati in attività. L’attività non potrà danneggiarti.”

Hari Om Tat Sat!

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