I commentatori moderni degli Yogasūtra

Premessa

Degli yogasūtra[1] sono in commercio un’infinità di edizioni, così come è vastissima la scelta di testi che in vario modo li commentano. Quella che segue è una raccolta limitata e non esaustiva, scaturita dalle priorità degli stimoli personali. Un’analisi completa, d’altronde, esula dallo scopo e dalle possibilità del presente lavoro. La sequenza nella quale sono riportati i vari autori riflette il percorso individuale, indubbiamente debitore in larga misura all’insegnamento di Śrī Svāmī Sivananda e Śrī Svāmī Chidananda, che hanno accompagnato, quasi numi tutelari, il cammino del corso ISFIY sia durante le lezioni che nella vita di tutti i giorni.

Svāmī Sivananda

Svami Sivananda pensieroso

Tutta la vita e le opere di Śrī Svāmī Sivananda sono un continuo richiamo a Yama e Niyama, come una spirale ininterrotta che da un lato ha Ahiṃsā (primo degli Yama) e dall’altro Īśvara-praṇidhāna (ultimo dei Niyama).  Raccoglierle tutte è impresa ardua, meriterebbe un lavoro specifico. Ci si limiterà pertanto a una sintesi, iniziando con i richiami a Patañjali e al legame tra disciplina etica e yoga:

“Yama e Niyama di Patañjali nella filosofia del Raja Yoga, costituiscono le basi dell’etica per chi pratica lo Yoga…… L’etica è la base dello Yoga, la pietra d’angolo del Vedānta e la forte colonna su cui poggia l’edificio del Bhakti Yoga.…..”[2]

Ahiṃsā, Satyam e Brahmacarya sono le vere basi dell’etica, dello Yoga e del Vedānta. L’Ahiṃsā o l’astensione dal procurare un qualsiasi danno è un auto-evidente compito di ogni uomo. Non è semplicemente il senso negativo del semplice cessare di fare del male o del nuocere; è un positivo definito atteggiamento, un sankalpa interiore, o la volontà di non fare del male a nessuna creatura vivente. Dovreste praticare Ahiṃsā in pensieri, parole ed azioni. Brahmacarya non è solo la semplice astensione dagli atti esterni di indulgenza sessuale, ma implica anche una definita risoluzione o sankalpa interiore o atteggiamento della volontà di non indulgere più a lungo anche in pensieri sessuali. Dovreste osservare Brahmacarya in pensieri, parole e azioni.…[3]

Concetti forti che trovano puntuale riscontro nel testo “DISCIPLINA NELLO YOGA”:[4]

“ Lo Yoga ha le sue fondamenta nella Virtù. La disciplina etica è assolutamente necessaria per il successo nello Yoga. La disciplina etica è la pratica della giusta condotta nella vita. Le due colonne portanti morali dello Yoga sono Yama e Niyama, che l’aspirante deve praticare nella sua vita quotidiana…… Non violenza (Ahiṃsā), sincerità (Satyam), non rubare (Asteya), continenza (Brahmacarya), assenza di avidità (Aparigraha), sono le parti componenti di Yama. Pulizia interna ed esterna (Śauca), contentamento (Santosha), austerità (Tapaḥ), studio di libri religiosi e filosofici (Svādhyāya) e abbandono al Signore (Īśvara praṇidhāna ) fanno parte di Niyama. La pratica di Yama e Niyama sradicherà tutte le impurità della mente. Infatti Yama e Niyama sono le fondamenta della filosofia Yoga. Tra tutte queste virtù viene data maggiore importanza alla non violenza (Ahiṃsā), l’astenersi da ogni forma di ingiuria a qualsiasi creatura vivente….La sincerità (Satyam) viene immediatamente dopo. Il pensiero deve andare d’accordo con la parola, e la parola con l’azione….Poi viene non rubare (Asteya). Voi dovete essere soddisfatti con quello che ottenete con mezzi onesti. La Legge del Karma è inesorabile. Dovrete soffrire per ogni vostra azione sbagliata. Azione e reazione sono uguali ed opposte…..La quarta virtù è la pratica del celibato (Brahmacarya). Quella parte dell’energia umana che si esprime nell’ unione sessuale, quando viene controllata, viene trasmutata in una forma di speciale energia spirituale.. se praticate lo Yoga e nello stesso tempo conducete un’impura, voluttuosa e smodata vita, come potete aspettarvi un progresso nello Yoga?”

Altrettanto importante è il testo che raccoglie Pensieri e Massime, dove Ahiṃsā è posta in apertura del libro, subito dopo il mantra introduttivo:[5]

LA NON VIOLENZA: Non c’è ascesi uguale alla pratica dell’Ahiṃsā (la non violenza). Non c’è voto paragonabile a quello di dire la Verità. Non c’è disciplina superiore alla disciplina dei sensi e della mente. Praticare l’Ahiṃsā sviluppa l’amore. Ahiṃsā è un’altra parola per dire “Verità”, un’altra parola per dire “Amore”, praticatela incessantemente. La non violenza è un grande ideale molto stimolante. La rinuncia interiore è la condizione prima ed essenziale della pratica della non violenza. Colui che ha rinunciato al desiderio di essere ricco, di farsi un nome o di diventare celebre, quest’uomo può praticare la non violenza. La non violenza non è fatta per gli esseri deboli. E’ una qualità del comportamento dei forti. E’ un’arma riservata ai forti. Quando un uomo vi colpisce con un bastone voi non dovreste reagire, né avere alcun pensiero di vendetta, alcun sentimento malevolo verso di lui. Vedete fino a che punto è difficile da praticare Ahiṃsā!
Perdonate colui che vi ha ferito. Restituite amore per odio. Superate il male con il bene. Voi raggiungerete presto il Divino. Colui che si esercita alla non violenza deve necessariamente essere umile. La non violenza è una virtù degli esseri forti e coraggiosi. Ma presso gli uomini moralmente deboli e codardi, è un difetto.”

Subito seguita, in un legame inscindibile da Satya:[6]

LA VERITA’: Non c’è religione più elevata della Verità. Non c’è né virtù, né Dharma, né tesoro più grande della Verità. La Verità è Dio. Dio è la Verità. La Verità è una, i saggi la designano con differenti nomi “Ekam sat vipra bahudha vadanti”. Là dove c’è la Verità, c’è anche la non violenza. Là dove c’è la perfetta non violenza, là anche c’è la Verità. Verità e non violenza sono i due aspetti dell’Unica Realtà. La Verità è dovere, la Verità è ascesi, la Verità è Yoga, la Verità è l’Assoluto, la Verità è il Supremo Rifugio. Prosternatevi con grande rispetto davanti alla Verità. Non c’è che una sola Verità, una sola Realtà. Questa Verità è te stesso. Attaccati a questa Verità. Sii vero. Realizza questa Verità e sii libero. Colui che in questo mondo dice la Verità, anche se la sua vita è in gioco, è veramente un grande uomo. Egli è per tutti gli esseri, un esempio da seguire. Egli riesce a superare tutte le difficoltà. La forza d’animo, la compassione, la magnanimità, la resistenza, l’imparzialità, la padronanza di Sé, la rinuncia, la meditazione, la non violenza e la giustizia, sono altrettante forme di Verità. La Verità parla di noi senza il rumore delle parole. E’ il linguaggio del silenzio. E’ la voce sottile di Dio. Una coscienza pura genera gioia. Non c’è irritabilità.”

Testo peraltro importante in quanto ribadisce il principio dell’unicità dello Yoga, sintetizzato mediante il concetto di “Yoga integrale”, pienamente armonico con l’insegnamento degli Yogasūtra di Patañjali e della Bhagavad-Gītā.[7]

Riportiamo qui di seguito alcune illuminanti indicazioni operative[8]; se la via indicata da Patañjali ha otto gradini (aṅga) dove ciascuno è premessa del successivo, Yama e Niyama iniziano con AHIṂSĀ, che appare così costituire il fondamento dell’intera Sādhanā.

AHIṂSĀ (Non violenza). Per la rigenerazione e la divinizzazione dell’uomo, ….. i grandi saggi prescrivono l’Ahiṃsā. ….. La pratica di Ahiṃsā sviluppa l’amore. Ahiṃsā è un altro nome per verità e amore. ….. Dove c’è amore là c’è Ahiṃsā. Dove c’è Ahiṃsā c’è amore e servizio altruistico, essi vanno insieme. L’unico messaggio di tutti i santi e profeti di ogni tempo e continenti, è il messaggio dell’amore, di Ahiṃsā, del servizio altruistico. ……Ahiṃsā è l’unico mezzo, non solo per raggiungere la salvezza, ma anche per godere di una pace e di una beatitudine ininterrotte. L’uomo raggiunge la pace non facendo del male a nessuna creatura vivente. C’è un’unica religione – la religione dell’amore e della pace. C’è un unico messaggio, il messaggio di Ahiṃsā. Ahiṃsā è il compito supremo dell’uomo. …..Ahiṃsā è una grande forza spirituale.

Significato di Ahiṃsā: Ahiṃsā o non violenza, naturalmente implica non uccidere. Ma, non violenza non è semplicemente non uccidere. Nel suo significato più completo, Ahiṃsā o non violenza significa totale astinenza dal causare qualsiasi dolore o danno ad una qualsiasi creatura vivente sia in pensiero che in parole ed azioni….. Ahiṃsā non è soltanto una negativa non violenza; è un positivo amore cosmico. E’ lo sviluppo di un atteggiamento mentale in cui l’odio è rimpiazzato dall’amore. Ahiṃsā è vero sacrificio, è perdono, è Shakti. Ahiṃsā è vera forza.

Forme Sottili di Himsa (Violenza): Solo la gente ordinaria pensa che Ahiṃsā sia non danneggiare fisicamente qualsiasi creatura vivente. Ma questa è solo la forma grossolana di Ahiṃsā. Il voto di Ahiṃsā è rotto anche mostrando disprezzo verso un altro uomo, intrattenendo una irragionevole antipatia o pregiudizio verso qualcuno, guardando in cagnesco, odiando o abusando di un altro uomo; parlando male degli altri, calunniando o diffamando, albergando pensieri di odio, pronunciando bugie, o rovinando un altro uomo in un modo qualsiasi. Ogni parola dura o aspra è Himsa. Usare parole aspre verso mendicanti, servitori o inferiori è Himsa. E’ Himsa anche ferire i sentimenti degli altri con gesti, espressioni e toni di voce, disprezzare o mostrare una deliberata scortesia verso una persona di fronte agli altri è una chiara Himsa. Approvare la dura azione di un altro è Himsa indiretta. Mancare di rimuovere il dolore di un altro o anche trascurare di andare da una persona che si trova in difficoltà è una sorta di Himsa. E’ un peccato di omissione. Evitate strettamente tutte le forme di durezza, diretta o indiretta, positiva o negativa, immediata o ritardata. Praticate invece Ahiṃsā nella sua forma più̀ pura e diventate divini. Ahiṃsā e divinità sono una sola cosa.

Ahiṃsā, una Qualità del Forte: Se praticate Ahiṃsā dovrete sopportare insulti, rimproveri, criticismo ed anche assalti. Voi non dovreste mai vendicarvi, reagire, né desiderare di offendere qualcuno anche dietro ad un’estrema provocazione. Non dovreste nutrire alcun pensiero malvagio verso nessuno. Non dovreste coltivare l’ira o maledire. Dovreste essere preparati a perdere gioiosamente anche la vostra vita per la causa della Verità̀. La Verità̀ Ultima può̀ essere raggiunta solo attraverso Ahiṃsā. Ahiṃsā è l’acme del coraggio. Ahiṃsā non è possibile senza una totale assenza di paura. La non violenza non può̀ essere praticata da una persona debole….

Pratica Graduale di Ahiṃsā: Quando pensieri di vendetta o di odio sorgono nella mente, cercate di controllare, prima di tutto, la parola e il corpo fisico. Non pronunciate parole cattive o dure. Non cercate di ingiuriare gli altri. Riuscirete in questo con la pratica, dopo alcuni mesi; i pensieri di vendetta, non avendo alcuno scopo per manifestarsi all’esterno, moriranno da soli. E’ estremamente difficile controllare tali pensieri proprio dall’inizio, senza essere ricorsi prima al controllo del corpo e della parola. Prima controllate il vostro corpo fisico. Quando un uomo vi colpisce, rimanete quieti. Sopprimete i vostri sentimenti. Seguite le istruzioni di Gesù̀ nel suo sermone della montagna. Gesù̀ disse: “Se un uomo vi colpisce su una guancia porgete a lui anche l’altra guancia. Se un uomo prende il vostro mantello, dategli anche la camicia”. Questo all’inizio è molto difficile. I vecchi samskara di vendetta, ‘dente per dente’, ‘occhio per occhio’ e ‘pagarlo con la stessa moneta’ vi forzeranno tutti a vendicarvi. Ma voi dovrete aspettare con freddezza. Riflettete e meditate…. Dopo aver controllato il corpo controllate le vostre parole. Prendete una ferma determinazione “da oggi non pronuncerò alcuna parola dura verso nessuno”. Voi potrete fallire centinaia di volte, ma cosa importa? Lentamente guadagnerete forza. Controllate gli impulsi della parola. Osservate Mouna, praticate il perdono. Dite dentro voi stessi: “Costui è un’anima bambina, è ignorante. Per questo ha commesso un errore. Scusiamolo questa volta. Cosa me ne deriverebbe maltrattandolo? Errare è umano, perdonare è divino”. Lentamente abbandonate Abhimana (sentimento egoistico) che è la causa radice delle sofferenze umane. Alla fine rivolgetevi ai pensieri e controllate il pensiero di offendere. Non pensate mai di offendere qualcuno. L’unico Sé dimora in tutti. Tutto è manifestazione dell’unico Dio. Insultando un altro non fate altro che insultare il vostro proprio Sé. Servendo un altro servite il vostro proprio Sé. Amate tutti. Servite tutti. Non odiate nessuno. Non insultate nessuno. Non insultate nessuno in pensieri, parole ed azioni. Cercate di osservare il vostro proprio Sé in tutti gli essere. Questo promuove Ahiṃsā.

Benefici della Pratica di Ahiṃsā: Se vi siete stabiliti in Ahiṃsā, avete conquistato tutte le virtù. Ahiṃsā è il perno; tutte le virtù̀ ruotano intorno ad Ahiṃsā. ….Ahiṃsā è forza dell’anima. L’odio si scioglie in presenza dell’amore e si dissolve in presenza di Ahiṃsā. Non c’è potere più̀ grande di Ahiṃsā. La pratica di Ahiṃsā sviluppa il potere della forza di volontà ad un grado molto elevato. La pratica di Ahiṃsā vi renderà coraggiosi. ……La legge di Ahiṃsā è esatta e precisa quanto la legge di gravità o di coesione. Dovreste conoscere il modo per applicarla con intelligenza e con un’accuratezza scientifica. Se siete capaci di applicarla con esattezza e precisione, potete operare meraviglie…

Il Potere di Ahiṃsā: Il potere di Ahiṃsā è più̀ grande del potere dell’intelletto. E’ facile sviluppare l’intelletto, ma è difficile sviluppare il cuore. La pratica di Ahiṃsā sviluppa il cuore in un modo meraviglioso. …. La pratica di Ahiṃsā alla fine culminerà nella realizzazione dell’unità e dell’unicità̀ della vita o della coscienza Advaitica.

Limiti alla Pratica di Ahiṃsā: L’ Ahiṃsā assoluta è impossibile. Non è possibile neppure per il più̀ coscienzioso dei sannyasi. …Un sannyasi non si dovrebbe difendere ed usare violenza anche quando la sua vita è in pericolo….Ahiṃsā non è mai una politica, è una sublime virtù̀. E’ la fondamentale qualità dei ricercatori della Verità̀. Senza Ahiṃsā non è possibile alcuna realizzazione del Sé. Solo tramite la pratica di Ahiṃsā potete conoscere e raggiungere il supremo Sé o Brahman. ….coloro che aderiscono strettamente al voto di Ahiṃsā come ad un sacro credo o ad un canone fondamentale dello Yoga, non potranno mai cadere nella violenza.

Un Voto Universale: Ahiṃsā è un Maha-Vratam (un grande voto universale);….Chiunque desidera realizzare la Verità̀, deve praticare Ahiṃsā. Potete incontrare grandi difficoltà; potreste subire grandi perdite; ma voi non dovete mai abbandonare la pratica di Ahiṃsā. Prove e difficoltà vengono sul vostro cammino per provare la vostra forza. Dovreste essere duri come il diamante; allora soltanto i vostri sforzi saranno coronati da un genuino successo….. Anche ora ci sono persone che non provocano il minimo dolore alle mosche o alle formiche. Essi portano zucchero e riso da distribuire alle formiche nei loro formicai. Non usano luci alla notte per paura di uccidere i piccoli insetti. Essi sono molto attenti mentre camminano per le strade, poiché non vogliono rischiare di schiacciare i piccoli insetti. Benedetti sono questi uomini. Essi vedranno presto Dio, perché hanno un tenero cuore.”

D’altrocanto che gli Yama e Niyama svolgano per Svami Sivananda un ruolo fondamentale nella Sādhanā lo conferma lo scritto che ad essa ha dedicato:[9]

“Praticate la non violenza (Ahiṃsā) con il pensiero, la parola e nell’azione”.

A questo punto, chiedersi se abbiamo compreso il giusto approccio allo yoga diventa doveroso, tenendo presente che:[10]

“IL FONDAMENTO DELLO YOGA. Sviluppate virtù quali: la generosità, il perdono, ecc. I Kriyas (esercizi di purificazione yogica) da soli non vi aiuteranno molto. Fate ogni giorno la vostra analisi personale e sradicate i vostri difetti e le cattive abitudini di cui siete schiavi….. Soltanto allora otterrete Chitta Shuddhi o la purezza del cuore….Molti di coloro che aspirano alla vita spirituale trascurano questi preliminari e, per curiosità, si lanciano nei Kriyas Yogici per ottenere dei siddhis (poteri). E’ un grave errore. Faranno una caduta irrimediabile. Dunque, fate attenzione. I Kriyas da soli non vi possono portare tutti i risultati desiderati. La purificazione del cuore è di una importanza capitale……Questo è più difficile che padroneggiare il respiro, praticare Nauli (contrazioni addominali) o unificare prāna ed apāna (soffi vitali di assorbimento e di espulsione). ….E’ con una fede solida, una pratica concreta, perseveranza, una cura attenta ai più piccoli dettagli e coraggio davanti alle prove, che vi dovete mettere in marcia e proseguire sul cammino della Sādhanā”.

Con una sintesi magistrale, Svāmī ci pone di fronte a Yama e Niyama, esaltati quali strumenti fondamentali per superare l’egoismo e consentirci di progredire:

“L’egoismo è un attributo negativo della mente inferiore. E’ una modificazione del desiderio che sorge in una mente piena di passione. E’ il primo figlio dell’ignoranza o non discriminazione. E’ il più grande ostacolo per la pratica dello Yoga……Come sradicare questo egoismo? La risposta è abbastanza semplice. Il servizio altruistico, in una forma o nell’altra, la coltivazione di virtuose qualità opposte quali la nobiltà, la magnanimità, il disinteresse, l’integrità, la generosità, la natura caritatevole, misericordiosa e l’amore universale – tutte queste vi aiuteranno grandemente nello sradicare questa terribile malattia, il nemico mortale della pace e dello Yoga.  Il positivo supera sempre il negativo; questa è l’infallibile legge dello Yoga. Per riassumere i fondamentali requisiti per la pratica dello Yoga: dovreste avere assoluta assenza di paura, riguardo per ogni creatura che respira, rispetto per la verità, continenza, assenza di cupidigia, una vita di contentamento, austerità, assenza di ira e di ipocrisia. L’eccellenza morale non è l’obbiettivo finale della vita, ma è solo il mezzo per arrivare a questo.”[11]

L ’insegnamento che  Sivananda ci ha lasciato in eredità è chiaramente espresso come raccomandazione conclusiva per la Sādhanā:

Questa è l’essenza di tutte le Sādhanā Spirituali…Tutte queste Niyama o Regole Spirituali devono essere rigidamente osservate.[12]

divisore fantasia geometrica

Śrī Svāmī Chidananda 

Svami Chidananda sorridente

Svāmī Chidananda, proseguendo l’opera di Svami Sivananda, ha arricchito i contributi sullo yoga in generale e su Yama e Niyama in particolare, ribadendo così l’importanza dell’eredità del messaggio di Patañjali, anche se non citato esplicitamente.

Se Svami Sivananda ci aveva rammentato “Il fondamento dello yoga”, Sw. Chidananda ci ha donato con “La verità dello Yoga- Conosci te stesso[13] una testimonianza memorabile su Svādhyāya. Colpisce l’attenzione il fatto che il testo inizi con il fare chiarezza su ciò che lo yoga non è, evidentemente considerato distinguo necessario, sicuramente in Occidente, dove “mentre nella scienza e nella tecnologia sono stati fatti incredibili progressi, nell’indagine della conoscenza di se stesso l’uomo ha fatto pochissimi avanzamenti[14], mentre al contempo le distorsioni più o meno strumentali dello Yoga classico hanno notevole ed apparentemente inarrestabile diffusione:
“Quello che lo Yoga non E’: per primo e prima di tutto, lo Yoga non è semplice acrobazia. Ci sono alcune peculiari nozioni sullo Yoga, come se esso fosse principalmente implicato con la manipolazione del corpo in varie strane posizioni: stare in piedi sulla testa, torcere la spina dorsale, o assumere le bizzarre posizioni dimostrate nei testi illustrati sullo Yoga. Queste tecniche sono impiegate per un solo tipo di pratica dello Yoga, ma non formano parte integrale del tipo molto più importante. ….Al meglio, le posizioni servono come un aiuto ausiliario o minore, per lo Yoga propriamente detto. Per secondo, lo Yoga non è l’esecuzione di imprese magiche ….ci sono in Occidente molti equivoci dovuti a certe pretese fatte da alcuni falsi Yogī o pseudo Yogī dell’Oriente. Io non mi vergogno di ammettere che questo è un fatto. Durante gli ultimi cinquant’anni, molti grandi Svāmī e Yogī sono venuti in Occidente, ma sono venuti anche alcuni ciarlatani ed imbroglioni…… Lo Yoga non è magia, né è l’esecuzione di una qualche straordinaria o inusuale azione….. Lo Yoga non è un cerimoniale magico od un rito particolare…Lo Yoga non è né occultismo, né commercio di misteri….Per ultimo, lo Yoga non è un culto religioso….Questo non ha nulla a che fare con lo Yoga, ed i veri Yogī non hanno nulla a che fare con tutto questo. Nulla di tutto questo è Yoga.“[15]

Ma quali sono i requisiti per poter affrontare la Sādhanā yogica? Su questo Svāmī ci fornisce indicazioni puntuali e precise:

Purezza – La Base Fondamentale. Tutte le tecniche dello Yoga richiedono una perfetta purezza etica e morale. La purezza è il fondamento della vita yogica. Non si può essere cattivi e poi cercare di praticare lo Yoga. Non si può permettere a se stessi di essere impuri, insinceri, falsi, ingannevoli e dannosi verso gli altri e, allo stesso tempo, cercare di praticare lo Yoga. Non ci può essere alcuna realizzazione spirituale quando gli aspetti interiori sono imperfetti. Non ci può essere alcuna pratica religiosa o vera vita interiore quando la bontà morale non è profondamente impiantata nell’essere. Si deve essere radicati in bontà, purezza, sincerità ed altruismo. Metà del processo dello Yoga è infatti essere perfettamente stabiliti in una condotta morale ideale. Quando queste basi sono state così stabilite, allora l’applicazione delle tecniche di Yoga è come strofinare un fiammifero asciutto sopra la scatola – immediatamente si sprigiona la fiamma. Senza quelle basi è come cercare di dar fuoco ad un fiammifero bagnato strofinandolo su un pezzo di sapone – non succede nulla. Se uno non è preparato a cambiare la propria natura da passione a purezza, da falsità a sincerità, da durezza e rudezza a gentilezza, allora l’idea di un sentiero di vita yogico è ancora molto, molto lontana da raggiungere. Questo non significa che finché non si è assolutamente perfetti in tutti gli aspetti etici e morali non si possa entrare nella pratica dello Yoga. L’uomo è nato per praticare lo Yoga…Quindi, sia che la propria condotta etica sia perfetta o no, uno deve iniziare a cercare di vivere per questo scopo. Nell’inizio della propria vita spirituale, bisogna mettere ogni sforzo sull’importantissimo compito di raggiungere una perfetta bontà morale ed una purezza etica. Tutti gli altri aspetti dello Yoga hanno all’inizio solo un posto secondario..”[16]

A questo punto, chiarito l’impegno che viene richiesto “ab initio”, viene indicato sia il problema principale che abbiamo di fronte, sia gli strumenti per progredire in modo evolutivo: il richiamo – per la Tradizione nella sua visione occidentale – al lavoro ancora non compiuto rispetto al “nosce te ipsum”, ovvero Svādhyāya, Niyama di fondamentale importanza in entrambe i suoi aspetti (studio delle Scritture e lavoro a specchio su se stessi):

“Al momento, c’è una totale oscurità nella conoscenza della propria natura dell’uomo. Con questa inadeguatezza nell’umana conoscenza, una basica degenerazione dell’umana natura ne è il naturale risultato….Questa è l’immagine della precaria situazione mondiale. Mentre grandi avanzamenti sono stati fatti in tutti i campi della natura esteriore, la natura propria dell’uomo è stata trascurata. “Il più grande studio del genere umano è l’uomo.” L’essere umano deve riuscire a comprendere se stesso, deve comprendere la sua propria natura. E’ nella conoscenza di Sé stesso che le leggi che governano la vita vengono scoperte e che i fattori che determinano il comportamento umano sono rivelati…… Se questa essenziale conoscenza non è fatta oggetto di uno studio serio e di una appropriata ricerca, se la conoscenza di base di Sé stessi è trascurata, allora nessuna di tutte le conoscenze delle cose esteriori – non importa quanto vaste o importanti queste ultime possano essere – può portare ad un reale progresso nel mondo dell’uomo”[17]
Chidananda ha inoltre chiarito il significato dello Yama probabilmente più frainteso, Brahmacaryanon solo come requisito etico, ma anche come strumento funzionale per il progresso nella Sādhanā lungo tutti i “piedi” dello yoga:[18]
“Nel suo senso più ristretto Brahmacarya significa un completo celibato, nel suo senso più ampio, come quando può essere applicato ad un uomo di famiglia, significa autocontrollo, non abuso della funzione sessuale e stretta fedeltà al proprio partner. Se uno sa che il processo spirituale, la vita spirituale, è l’eliminazione della parte animale, il raffinamento e la direzione verso l’alto della parte umana, il risveglio e lo sviluppo di quella Divina, allora tutte le pratiche spirituali, incluso il ruolo del Brahmacarya, trovano il loro proprio posto.”[19] “Una delle ragioni per la sua importanza è che abbiamo ricevuto dalla nostra eredità spirituale l’opinione che il celibato è una necessità di base, un prerequisito per la vita spirituale il concetto di Brahmacarya ed il fatto di avere un ruolo importante nella vita spirituale è rimasto inalterato. Ha superato la prova del tempo, è stato onorato dal tempo… Brahmacarya o celibato, è un processo razionale di preservazione e conservazione di preziosa energia, così che essa possa essere utilizzata in altre molto essenziali ed indispensabili funzioni.. Questa forza cosmica si manifesta nel nostro sistema come prāna (energia vitale, forza vitale). Il prāna è la preziosa riserva del ricercatore. Ogni attività dei sensi o esperienza dei sensi, consuma una quantità di prāna. E l’attività che consuma la più grande quantità di prāna è l’atto sessuale. Il più alto di tutti gli obiettivi della vita umana, la conquista spirituale, richiede la massima disponibile energia pranica su tutti i livelli: mentale, intellettuale ed emozionale. Il prāna è richiesto per la riflessione spirituale e la discriminazione. …Voi potete essere una persona molto intellettuale, e potete immediatamente afferrare il significato di qualcosa che il Guru vi sta dicendo, ma se il Guru sta parlando di un soggetto astruso al di fuori della vostra normale ordinaria umana esperienza, voi avete bisogno di un tipo speciale di comprensione. E quella comprensione si sviluppa attraverso il Brahmacarya. Così come ho detto, tutte queste diverse pratiche richiedono l’uso del prāna, e il celibato assicura che un’abbondante riserva di prāna sia disponibile al ricercatore.“[20]

Svāmī interpreta e chiarisce anche gli ambiti di applicazione del Brahmacaryarispondendo alla domanda:
Ci sono stadi particolari nella vita spirituale quando il celibato diventa particolarmente importante e anche essenziale?”:

“Si e no. Da un punto di vista, il celibato forma la vera fondazione. E’ realmente il primo stadio, l’A,B,C. Così possiamo dire che non è che diventa importante o indispensabile ad un certo stadio, ma che è essenziale proprio a livello iniziale. Se la vostra aspirazione è autentica e genuina, e se questa aspirazione prende la forma di un impegno totale verso l’esperienza spirituale ed è uno sforzo completo di muoversi verso quella direzione, allora voi dovete muovervi solo in quella direzione. Non potete correre dietro a due cose. Perché poi questo vi porterà a fare un passo avanti ed uno indietro e non progredirete mai veramente…… Il sentiero della devozione sembra essere in India, una dimensione della vita spirituale dove il totale celibato, nel suo senso di assoluta astinenza, non è richiesto espressamente. Non è guardato con disapprovazione, ma non è richiesto assolutamente. Ma a causa del fatto che l’atto sessuale consuma una grande quantità di energia pranica, naturalmente l’autocontrollo è anche importante. La promiscuità sessuale non è stata mai approvata, mai considerata con favore. Così un certo tipo di freno, nella forma di autocontrollo e fedeltà nella vostra relazione sessuale con il vostro partner legalmente riconosciuto, può anche essere considerato come una forma di Brahmacarya. Così questa è la parte “si” della risposta. A questo stadio la sessualità sembra che non sia in alcun modo proibita o incompatibile con la vita spirituale.”[21]

E ancora, chiarisce aspetti che hanno spesso rilevanza, non solo mediatica, in occidente.

“Così Brahmacarya non è né reprimere la sessualità, né evitare la sessualità. E’ solo by-passare la sessualità, facendo uso di quel potenziale sessuale per qualcosa dieci volte, cento volte più grande. Quindi la questione della repressione o della soppressione è una definizione poco appropriata. Ed è dovuta alla mancanza di una esatta comprensione di quello che è la reale ricerca spirituale. Se questa è ben compresa, allora questi termini non verranno usati.”[22]

Svāmī conclude la sua analisi fornendo un’indicazione operativa che ci porta all’essenza del percorso:

“Ma la chiave finale per riuscire in Brahmacarya è il processo Vedantico di spostare la vostra coscienza – rigettando la coscienza corporea – diventando stabiliti nella consapevolezza del vostro vero Sé, come qualcosa dove non c’è né maschio, né femmina, né corpo, né sesso, né personalità.”[23]

Non poteva mancare, sul tema, una riflessione sulla via che professa l’opposto del Brahmacarya, il Tantra molto popolare oggi in Occidente:

“Pensa che questi insegnamenti [Tantra] offrano un autentico sentiero spirituale?
No, non penso che questi insegnamenti offrano un sentiero spirituale autentico. Perché? A causa dell’umana fragilità, dell’umana debolezza. La mente umana è fatta così, prende sempre la via di minore resistenza. Vuole sempre la via più facile. Il Tantra è un approccio a Dio attraverso ogni tipo di godimento dei sensi….  I sostenitori del Tantra dicono che questa è una possibilità quando l’esperienza è portata alla sua perfezione…. Così essi sostengono che il corpo umano è uno strumento che, se usato appropriatamente, può portare al superamento della coscienza corporea. Per un individuo su un milione ciò può accadere. Il conseguimento del piacere è parte dello stile di vita Occidentale, non la sua negazione. Un insegnante su dieci può essere un autentico maestro che offre genuinamente qualcosa di adatto al temperamento Occidentale. Ma nove di essi sono persone molto scaltre. Essi sanno che c’è un mercato per questo, e sono attenti ad esso…. Fate attenzione, questo era un vero sentiero spirituale che molto tempo fa esisteva. Ed anche ora esiste. Ma si è corrotto in maniera grossolana….. Dicono che stanno praticando il Tantra, ma è soltanto mangiare, bere e piaceri sessuali. Così, la gente illuminata di quel tempo gli conferì il nome di “sentiero pervertito”. Due sentieri vennero allora in esistenza: il sentiero autentico che venne chiamato “il sentiero della mano destra” ed il sentiero depravato che era soltanto per il godimento e fu chiamato “il sentiero della mano sinistra”..”
[24]…. Così si può dire che la scienza come tale esiste, ma che ci sono pochissimi autentici Gurus, e questo sentiero deve essere seguito rigidamente sotto la personale supervisione di un vero Guru.

Una piccola notazione, valida sia per Śrī Svami Sivananda che per Śrī Svami Chidananda: Īśvara praṇidhāna, la devozione verso il Signore, la conclusione di Yama e Niyama, è una costante di tutte le loro opere, un vero “filo d’oro” attorno al quale ruota, come in una spirale, il loro insegnamento. Riportiamo alcuni passi significativi:

 “Anche Maharshi Patañjali, un grande esponente del Raja Yoga, dà molta importanza alla fede. Egli dice in uno dei suoi Yoga Sūtra: “Ad altri (questo Samādhi) viene attraverso la fede, l’energia, la memoria, la concentrazione e la discriminazione”. Egli ha messo Śraddhā (la fede) proprio all’inizio di questo aforisma, per dare così grande prominenza ad essa.”[25]
Concetto ulteriormente sviluppato in relazione alla “supercoscienza”:

Trattando questo stato di supercoscienza, che è lo scopo ultimo, l’obiettivo finale del Raja Yoga, in un verso, il grande Patañjali Maharshi dice che quello stato può essere conquistato o raggiunto tramite vari mezzi; nell’indicarli, il saggio menziona l’Īśvara praṇidhāna come uno di questi.
E’ possibile raggiungere la supercoscienza attraverso una perfetta Īśvara praṇidhāna. Se questo abbandono è fatto con tutta l’anima ed è al cento per cento completo e perfetto, allora, Īśvara praṇidhāna ha in se il potere di concedere l’esperienza della supercoscienza ciò vuol dire che questo quinto dei cinque passi di Niyama
 è di enorme aiuto nell’effettivo processo dello Yoga.[26]

“……questo quinto Niyama di Īśvara praṇidhāna, è evidentemente così importante ed è di un tale così grande aiuto e significato anche per la propria Sādhanā interiore che Patañjali è andato avanti nel dire che il raggiungimento della supercoscienza è possibile anche attraverso l’Īśvara praṇidhāna.” [27]

Chiarendo così lo scopo di Niyama:

Il secondo ānga (passo), cioè Niyama, fu proposto da Patañjali specialmente con lo scopo di dare una nuova svolta alla vostra coscienza, una nuova direzione verso l’alto, di dare alla vostra vita una direzione verso Dio. Una direzione alla vostra vita ed al vostro stile di vita verso la verità. Le osservanze di Niyama vi portano attraverso una serie di processi ad avere questa nuova svolta e il passo più importante in questa direzione è Īśvara praṇidhāna.[28]

A questo punto emerge lo stretto legame tra Īśvara praṇidhāna e Svādhyāya:

Si dice: “Come un uomo pensa, così diventa”. Quindi, la costante immissione d’idee sublimi, trasformatrici, penetranti, ispiranti, il metterle costantemente dentro, porta gradualmente anche ad una completa trasformazione nella struttura dell’Antaḥkaraṇa[29] (essere interiore). Ecco perché il grande e scientifico saggio Maharshi Patañjali, incluse svādhyāya (studio spirituale) come un elemento specifico nella sua graduata e sistematicamente organizzata scienza dello Yoga. Similmente, l’ausilio dell’ ininterrotto ricordo di Dio è stato sempre ritenuto valido ovunque, in tutte le Scritture.

Fabio Milioni

divisore fantasia geometrica

[1]Avvertenza: Questa sezione raccoglie alcuni dei contributi più rilevanti sull’essenza degli Yama e Niyama. La sequenza degli stessi è una scelta legata alla loro influenza sulla Sādhanā personale.

[2]Svāmī  Sivananda, “Etica, la via della vita”, trad da: “Ethics the Gateway of Life”, ed Porpora, Assisi, 2012, pg 5

[3]Ibidem pg. 6

[4]Svāmī Sivananda, “Disciplina e ostacoli nello yoga”, trad. da ” Yogic Discipline & Obstacles in Yoga”, ed Porpora, Assisi, 2002, pg 5

[5]Tratto da Svāmī Sivananda, “Così parla Sivananda”, ed Porpora, Assisi 1992, pgg.11-12

[6]Ibidem pgg 12.13

[7]Ibidem pgg. 28-35

[8]Tratto da Svāmī Sivananda, “Ahimsa, creazione, morte, sogno”, ed Porpora, Assisi 2013 pgg. 5-13

[9]Svāmī  Sivananda, “Essenza della Sādhanā”, ed. Porpora, Assisi 1996, pg.15

[10]Svāmī Sivananda, “Così parla Sivananda”, ed Porpora, Assisi 1992, pgg.28-29

[11]Svāmī Sivananda, “Disciplina e ostacoli nello yoga”, op. cit pg. 14

[12]Svāmī Sivananda, “Così parla Sivananda”, ed Porpora, Assisi 1992, pg.46

[13]Tratto da: Svami Chidananda, “La verità sullo Yoga – Conosci te stesso”, trad. di “ The Truth About Yoga – Know Thyself” ed Porpora, Assisi 2002

[14]Ibidem, dall’introduzione dei traduttori, pg.3

[15]Ibidem pgg.6-7

[16]Ibidem pgg 14-15

[17]Ibidem pg. 18

[18]Svāmī Chidananda, “Brahmācharya”, ed. Porpora, Assisi, 1998, dai colloqui con Svāmī Atmaswarupananda e Svāmī Amritaswarupananda

[19]Ibidem pg. 6

[20]Ibidem pg. 7

[21]Ibidem pg. 10

[22]Ibidem pg.11

[23]Ibidem pg. 16

[24]Ibidem pg. 12

[25]Svāmī Chidananda, “Luce sullo Yoga” , ed. Porpora, Assisi, 2007, pg.15

[26]Svāmī Chidananda, “Preghiera e abbandono” , ed. Porpora, Assisi, 2011, pg.15

[27]Ibidem pg.16

[28]Ibidem pg.19

[29]Ndr. Secondo  il Vedānta, il termine antaḥkaraṇa si riferisce allo “strumento interno” costituito da quattro livelli di coscienza, che noi chiamiamo “mente”. Si compone di buddhi , manas, ahaṁkāra e città

[30]Svāmī Chidananda, “Due colonne della vera vita spirituale”, trad. di ” Two Foundations of the true and abiding Spiritual Life “, ed. Porpora, Assisi,1995, pg 8

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