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Sīrṣāsana शीर्षासन terza parte

Posizione yoga śīrṣāsana
Śrī Svāmī Cidananda[1]
Come introduzione a questa terza ed ultima parte del contributo, riproponiamo l’immagine di Śrī Svāmī Cidananda, che ha incarnato l’essenza dello Yoga in ogni istante della sua manifestazione terrena, lasciandoci in eredità  un Insegnamento globale, senza confini o limiti, oltre il tempo e lo spazio. Il riferimento a Śrī Svāmī Cidananda ha anche lo scopo di rammentare che lo Yoga è solo una delle sei darśana दर्शन che costituiscono parte integrante della Śruti (श्रुति) e della Smṛti (स्मृति)[2], che nella loro complessità sono la base della Sādhana साधन[3] e del  Sanātanadharma (सनातनधर्म)[4]

Considerazioni preliminari

Ahiṃsā [5]

Base fondante di tutto lo Yoga è la virtù suprema: ahiṃsā, ovvero la non nocività verso tutti gli esseri viventi, senza eccezione. L’assenza di nocività è una regola aurea, da applicarsi sempre, anche alla pratica delle āsana; śīrṣāsana non fa eccezione. Quindi assicurarsi che la pratica non risulti nociva è un dovere primario.

Stira sukham[6]

In accordo all’insegnamento di Patañjali, l’āsana, per essere compiutamente tale, deve risultare comoda e confortevole (Yogasūtra II.46)[7]. Tali requisiti devono essere soddisfatti per tutte le posture meditative, tipicamente sedute, che devono mantenere tali caratteristiche per molto tempo, anche ore. Quindi śīrṣāsana dovrà essere appresa in modo progressivo, in modo tale che possa risultare comoda e confortevole; diversamente dalle posture meditative, però, non può essere però tenuta a lungo[8].

La Serie Rishikesh

Śīrṣāsana fa parte integrante della ‘Serie Rishikesh’[9],  ovvero della sequenza di āsana sviluppata da Śrī Svāmī Sivananda. Si tratta di una sequenza organica a completa, dove ogni posizione trova complemento ed equilibrio armonioso nella corrispondente contro-posizione. Per la nostra esperienza sia di apprendimento sia di pratica quotidiana, la consideriamo come la migliore sequenza possibile per coloro che hanno intrapreso la Via della Sādhana nella sua  totalità. La Serie Rishikesh, infatti, è un’ottima preparazione alla pratica del prāṇāyāma e preludio ai successivi passi nello Yoga, conformemente all’insegnamento di Patañjali. Nella ‘Serie Rishikesh’, śīrṣāsana è la nona posizione che segue ardha matsyendrāsana[10] ed è seguita da śavāsana[11].

Respirazione e prāṇāyāma

Una corretta respirazione è complemento fondamentale della pratica Yoga.  La respirazione completa, ovvero la ‘respirazione yogica’[12], è la premessa di ogni pratica, sin dall’inizio. Anche la pratica di śīrṣāsana, quindi, ha come requisito preliminare di essere effettuata in sincronia con la respirazione completa. Pertanto, prima di iniziarla, occorre impostare la respirazione completa, acquisendo consapevolezza del flusso profondo e sottile dell’inspiro e dell’espiro. Inspiro ed espiro che guideranno la corretta esecuzione dei movimenti, quasi come un metronomo. La pratica di śīrṣāsana, a sua volta, predisporrà al meglio (sui piani fisico, mentale ed energetico-spirituale) per il successivo prāṇāyāma[13].

Darśana Yoga o yoga terapia?

Nella nostra epoca, soprattutto ma non solo in occidente, la pratica dello Yoga viene spesso associata e frammista ad aspetti connessi ai benefici derivabili per molti squilibri psico-fisici e patologie. Sovente la descrizione tecnica delle āsana è accompagnata da benefici o controindicazioni per vari stati non ottimali di salute.

Riteniamo che in tal modo si generi una certa confusione, quando non addirittura ambiguità, rispetto alle tecniche di quella che è oramai diffusa con il nome di Yoga-terapia.

In accordo all’insegnamento della Tradizione, è quindi opportuno rammentare che la Darśana Yoga, così come descritta nei testi classici, è una Via, un metodo che presuppone uno stato di salute complessivo (fisico, mentale e spirituale) per lo meno buono. Ad occuparsi di ristabilire un normale (ovvero buono) stato di salute in presenza di squilibri di vario ordine, secondo la Tradizione è l’Ayurveda[15].

Altro paradosso è rappresentato dal fatto che, nella Yoga-terapia, ovvero nella pratica yoga adattata e mirata a ristabilire specifiche disfunzioni, raramente le āsana sono eseguite secondo la tecnica Yoga di base; al contrario vengono adattate in vari modi per rispettare il principio di ahiṃsā, che, ancor più nella Yoga-terapia,  implica ‘primum non nocere’. Per questo, in Yoga-terapia, alcune āsana, tra le quali śīrṣāsana, sono escluse[16].

Da parte nostra, non volendo contribuire ad alimentare l’attuale situazione di ambigua frammistione, preferiamo esplicitare in modo chiaro che alla tecnica di śīrṣāsana ci si può avvicinare solo ed esclusivamente se si è in uno stato di buona salute complessiva. Viceversa, qualora siano applicabili uno o più controindicazioni,  non si tratta più di Yoga classico, bensì di Yoga-terapia; quest’ultima naturalmente associata e sotto la supervisione medica.

Controindicazioni

Quello che segue è un elenco dei principali casi nei quali la pratica di  śīrṣāsana  NON dovrebbe essere fatta[1]:
Controindicazioni temporanee:

  • mal di schiena,
  • mal di testa, emicrania
  • congiuntivite e affezioni infiammatorie della vista
  • otiti e affezioni infiammatorie dell’orecchio
  • costipazione
  • mestruazioni
  • stati mentali negativi

Controindicazioni assolute:

  • patologie dei dischi vertebrali, in particolare alle vertebre cervicali e/o lombo-sacrali
  • pressione alta o bassa (ipertensione o ipotensione)
  • affezioni cardiache
  • affezioni croniche dell’apparato respiratorio
  • patologie ai reni
  • spondilosi
  • arteriosclerosi
  • angiosclerosi
  • trombosi cerebrale o coronarica
  • aneurisma
  • persone minacciate da distacco della retina
  • glaucoma
  • disturbi mentali e neurologici

Pre-condizioni

Sulla base delle considerazioni preliminari, sono da tener presenti due precondizioni:

  • Buono stato di salute psico-fisica in generale.
  • Consolidamento della pratica yoga ad un livello sufficientemente avanzato, sotto la guida di un Maestro qualificato.

In assenza di una o entrambe le precondizioni, ovvero nel caso siano applicabili in modo anche transitorio una o più contro-indicazioni, la pratica di śīrṣāsana non dovrebbe in alcun caso essere affrontata.

Per questo, riteniamo sia da escludere l’utilizzo del muro come supporto; la presenza e soprattutto la guida del Maestro sono una ‘conditio sine qua non’ per la pratica di śīrṣāsana. Come adepti dello Yoga conforme alla Tradizione non ammettiamo deroghe a tale principio[17].

La pratica

Premesse

In questa sezione abbiamo utilizzato immagini di riferimento reali; si potrà comunque fare riferimento anche alle figure già pubblicate nelle precedenti parti, avendo sempre presente che lo Yoga della Tradizione è UNO, ma  deve essere adattato alle condizioni specifiche (di tempo, luogo, fisiche e mentali) della singola persona. Sarà compito del Maestro percepire i modi ed i tempi giusti per ogni singolo allievo.

La pratica di śīrṣāsana può essere iniziata, (da coloro che hanno già acquisito una buona elasticità della colonna vertebrale  e  delle articolazioni, associata ad un tono muscolare – del collo, delle spalle e dei muscoli a sostegno della colonna vertebrale  e della cintura addominale – significativi):

  • All’interno della serie Rishikesh, dopo ardha matsyendrāsana (अर्ध मत्स्येन्द्रासन)[18]. In tal caso il corpo sarà già stato preparato in modo adeguato ed equilibrato dalle āsana
  • Come pratica a sé stante. In questo caso dovrà essere preceduta da una serie adeguata di scioglimenti preparatori[19].

In ogni caso, occorre sempre avere la consapevolezza che la pratica di śīrṣāsana, sia da sola che in una sequenza, non è fine a sé stessa, bensì una tecnica preparatoria che trova il suo scopo nei passi successivi: il prāṇāyāma[20], strumento fondamentale per completare lo Yoga esterno (bahir-yoga) e proiettarsi nell’interiorità del pratyāhāra[21], porta di accesso agli stati yogici superiori del saṃyama[22] (antar-yoga). Passi successivi nei quali è indispensabile assumere una postura stabile e confortevole da tenere per lungo tempo, postura che non può essere altro che un’āsana idonea alla meditazione[23]; rispetto ad esse śīrṣāsana è uno strumento propedeutico, nulla più.

Dove praticare

Il luogo ideale in cui praticare lo Yoga è presso un Ashram o presso la dimora di un Maestro (Guru[24]) in possesso delle necessarie qualificazioni. Ovviamente ciò è oltremodo difficile, a meno che non abbia tempo (tanto)  e denaro (quanto basta), per recarsi in tali luoghi. Dovendo adattare la pratica alla situazione reale, occorre fare dei compromessi, che comunque non si discostino dalla situazione ottimale. Quindi il luogo ove praticare dovrà essere, per quanto possibile, dedicato esclusivamente alla pratica, privo di mobili ed ostacoli nell’area dove si posizionerà il tappetino, illuminato da una luce soffusa. Prima di iniziare la pratica è consigliabile areare bene il luogo, meglio se contemporaneamente si accende un bastoncino d’incenso. Il tappetino dovrebbe, comunque, essere orientato in modo tale che il volto guardi verso Oriente. La prativa in luoghi aperti è suggestiva, ma i requisiti (assenza d’inquinamento, luogo isolato, terreno perfettamente pianeggiante) in questo caso sono difficili da soddisfare.

Quando praticare

Il momento migliore per la pratica Yoga è prima dell’alba, al Brāhmamuhūrta[25] il mattino presto, prima dell’alba; si tratta di un momento speciale, dove le nostre funzioni mentali sono ottimali e l’energia pura è abbondante. Avere la possibilità di praticare a quest’ora con la guida del Maestro è difficilmente realizzabile, quindi si praticherà nell’orario realisticamente possibile. In ogni caso lontano dai pasti. Per coloro che sono in uno stato avanzato della pratica Yoga, sarà il Maestro ad indicare quando è giunto il momento di poter praticare da soli, quindi nella propria abitazione, durante il Brāhmamuhūrta.

Prima parte

Si suggerisce di partire dalla posizione di vajrāsana[26] (Fig. a) per qualche minuto di concentrazione e consapevolezza della respirazione completa[27] che sarà poi mantenuta durante tutte fasi della pratica di śīrṣāsana.

Suggeriamo di utilizzare un doppio tappetino, a contatto con il terreno un primo tappetino di gomma (attenzione a scegliere gomma naturale o comunque certificata senza sostanze chimiche tossiche) sul quale poi posare un secondo tappetino di cotone (anche qui scegliere tappetini certificati, con trama idonea per la pratica Yoga). È inoltre possibile utilizzare una coperta piegata in quattro parti, da posizionare nella zona dove poi si poggeranno testa e braccia.

Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. a vajrāsana

  • Da vajrāsana , sollevare i glutei e scivolare in avanti con le braccia, portando la parte superiore delle gambe in verticale, a squadra con la parte inferiore delle stesse.
  • Posizionare quindi le braccia a squadra, poggiando gli avambracci e le mani con le dita incrociate, in modo tale da formare un triangolo equilatero (la distanza tra i due gomiti deve essere uguale alla distanza tra ciascun gomito e il palmo della mano; comunque, la distanza tra i gomiti non deve essere maggiore della larghezza delle spalle  in modo tale da garantire una base  stabile che supporti il corpo in tutte le direzioni).
  • Controllare con attenzione la corretta posizione, aprendo le spalle ed avvicinando le scapole tra di loro (fig. b. e b.1), le mani formano una specie di ‘coppa’.
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. b Mani con dita incrociate

A questo punto, inclinando il busto in avanti, poggiare la testa terra di fronte alla ‘coppa’ delle mani giunte, quindi (fig. c):
  • avvolgere la parte posteriore della testa con le mani, regolando con cura il contatto che deve risultare saldo e stabile;
  • l’area della testa che poggerà a terra dovrebbe essere quella della corona (o nella zona compresa tra la corona e la fronte)[28];
  • rimanere nella posizione per qualche respiro, prendendo consapevolezza della posizione del corpo e focalizzando l’attenzione sul contatto con il terreno di braccia, mani e testa.
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. c

Raddrizzare le gambe in modo che il corpo sia sostenuto sulla testa, sulle due braccia e sulle dita dei piedi di entrambi i piedi (fig. d).

Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. d

  • Mantenendo le gambe possibilmente dritte, avvicinare lentamente, con piccoli passi, le dita dei piedi al viso, sincronizzando i movimenti con il respiro (fig. e).
  • Percepire come, con il movimento, la schiena si sposta in modo progressivo verso la posizione verticale.
  • Portare l’attenzione e la consapevolezza sulla variazione della posizione del corpo e della schiena in particolare.
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. e

  • Procedere sempre lentamente, fino a quando non è più possibile  avvicinare ulteriormente i piedi al viso mantenendo  le gambe dritte, senza spingere e sbilanciare il tronco all’indietro (fig. f).
  • Rimanere nella posizione per qualche respiro, portando tutta l’attenzione sull’equilibrio raggiunto, percependo come, a questo punto, gran parte del peso del corpo grava sulla testa.
  • Prendere confidenza con la posizione, in modo da renderla stabile e confortevole; in caso contrario ritornare indietro con movimenti opposti, riposizionarsi in vajrāsana ed ascoltare i messaggi del corpo, poi ripetere.
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. f

Per la prima parte, la cui durata dipende dalle condizioni specifiche di ogni persona, non è possibile indicare il tempo necessario per acquisire la perfetta padronanza che consenta di procedere oltre. Il Maestro avrà cura di accertarsi che l’allievo abbia acquisito confidenza nella tecnica, specificatamente del ‘punto di equilibrio’ finale, dove si percepisce che ‘il procedere oltre’ sarà possibile senza particolare sforzo; nel punto di equilibrio occorrerà anche verificare la corretta tenuta della ‘cintura addominale’[29], che svolgerà un ruolo importante sia nella fase di salita (a protezione della zona lombare) sia nelle posizioni statiche successive dove, stabilizzando la colonna vertebrale, contribuirà a mantenere il punto di equilibro ed infine la corretta verticalità.

Seconda parte

A questo punto dovrà risultare semplice sollevare lentamente i piedi da terra, piegare le ginocchia avvicinandole al corpo (fig. g), restando fermi nella nuova posizione per qualche respiro. Anche qui è opportuno procedere per gradi, prestando sempre attenzione a mantenere una posizione stabile e comoda. Si potrà iniziare sollevando i piedi di pochi centimetri, incrementando ogni volta lo spostamento per poi restare immobili per alcuni respiri

Quando si sarà consolidata la capacità di sollevare lentamente i piedi e portare le ginocchia verso il corpo, restando nella posizione (nota come ākuñcanāsana[30]) per sette respiri completi in perfetto equilibrio e senza sforzo, in assenza di qualsivoglia fastidio, sarà stata realizzata la fase più importante per un avvicinamento sicuro a śīrṣāsana. Prima di passare alla terza fase, occorre però apprendere la tecnica della caduta  e della concentrazione.

Tecnica di caduta. Se si sarà progrediti in modo corretto, il rischio di caduta sarà sicuramente ridotto, ma mai escluso in modo assoluto. Per questo è importante conoscere e praticare in anticipo la relativa tecnica. La prima regola fondamentale è che, in caso di caduta, dobbiamo far si che siano sempre i piedi a toccare per primi il terreno. La seconda regola è che, nel caso di caduta in avanti (ribaltamento), la schiena NON deve mai essere la prima a toccare il terreno, mentre la testa deve poter ruotare liberamente con la nuca e la zona cervicale protette dai palmi delle mani. La terza regola è mantenere sempre il controllo dell’equilibrio, pronti a sbilanciarlo all’indietro, essendo questo tipo di caduta meno rischioso.

Concentrazione. Ritornati in śīrṣāsana, ad occhi socchiusi e continuando a praticare la respirazione completa, concentrarsi sui messaggi del corpo, prendere consapevolezza del percorso compiuto, di come il nostro sistema muscolo-scheletrico abbia acquisito scioltezza e tono, in particolare nella zona cervicale (che è chiamata ad un impegno inusuale, dovendo sostenere il peso del corpo). Immaginare quindi mentalmente di eseguire un’ultima volta i movimenti, come se li si stesse effettivamente praticando.

Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. g  ākuñcanāsana

Terza parte

In śīrṣāsana, ad occhi socchiusi:

  • immaginare di ripetere tutti i movimenti che oramai sono stati acquisiti;
  • bloccare l’immagine del corpo con le ginocchia vicino al petto e i piedi sollevati, percepire mentalmente il perfetto equilibrio raggiunto, lo stato di calma nella posizione, stabile e comoda;
  • spostare l’attenzione mentale sul baricentro del corpo, percependo come, con un leggero movimento possiamo sollevare lentamente i piedi, distendendo le gambe, fino a raggiungere la verticalità completa.

Quando l’immagine mentale è divenuta familiare:

  • ripetere tutti i movimenti della prima e seconda parte, per poi distendere le gambe e raggiungere la posizione verticale finale (fig. h).
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. h

  • restare nella posizione per tre respiri completi;
  • all’espiro seguente, lentamente, ripetere tutti i movimenti in senso contrario, fino a trovarsi nella posizione di partenza (fig. a);
  • sciogliere l’intreccio delle mani, chiudere i pollici tra le dita a pugno, sovrapporre i pugni uno sull’altro e poggiarvi la fronte, arretrare i glutei verso i talloni senza toccarli (fig. i);
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. i

  • restare per un respiro completo e consapevole nella posizione, poi tornare in śīrṣāsana;
  • restare in ascolto dei messaggi del corpo.

Ripetere la pratica quotidianamente, incrementando il tempo della posizione finale verticale di una respirazione completa alla volta ogni sette giorni, fino a tre, cinque, sette e più respiri.

Procedere sempre con cautela e consapevolezza: al minimo sintomo di disagio, sia pur lieve, uscire dalla posizione con calma.

Acquisita padronanza della pratica, durante il tempo in cui si resta nella posizione finale, concentrarsi di volta in volta prima sulle diverse percezioni dei sensi fisici, poi la percezione dei sensi sottili ed energetici (prāṇa).

Pratica di compensazione

Se praticata nell’ambito della serie Rishikesh, dove è seguita da śavāsana, non è richiesta una specifica pratica di compensazione. Quando praticata da sola, restare nella posizione di Fig. i per nove respirazioni profonde, seguite da cinque respirazioni per lato in ardha matsyendrāsana[31], terminando con un rilassamento finale in śavāsana[32].

Varianti

Di  śīrṣāsana esistono innumerevoli varianti, soprattutto nella tecnica utilizzata per raggiungere la posizione verticale; la più diffusa è quella che, partendo da ākuñcanāsana (fig. g)  e mantenendo le ginocchia piegate, attraverso la rotazione del bacino, porta i piedi dietro la testa per poi distenderli nella posizione finale; un’altra variante prevede di salire  direttamente in posizione verticale mantenendo le gambe distese ( partendo dalla posizione in fig. f.  Inoltre, quasi tutti i Maestri moderni hanno definito, utilizzando nomi differenti, pratiche di inversione sulla verticale che hanno in comune il poggiare il peso del corpo sulla testa. Ci limitiamo a ricordare Van Lysebeth che dedica ampio spazio a kapālāsana.

Benefici

Sistema scheletrico-Colonna vertebrale
  • le vertebre lombari si pongono in posizione corretta, e sostenendo solo il peso delle gambe e del bacino si ha effetto benefico su tutta la colonna vertebrale, e in modo particolare sull’articolazione della quinta vertebra lombare e del sacro.
Sistema muscolare
  • nella fase dinamica della pratica, rafforzamento dei muscoli addominali , della schiena, delle braccia e del collo.
Sistema respiratorio:
  • rafforza i polmoni;
  • svolge un’azione profilattica con la ventilazione della parte alta dei polmoni
  • facilita l’espirazione totale consente di eliminare di aria viziata residua e tossica con la pressione degli organi sul diaframma;
Sistema cardio-circolatorio La posizione verticale, contrastando la stasi venosa al di sotto del livello del cuore e accelerando la circolazione arteriosa nella parte al di sopra del cuore:
  • purifica l’organismo senza affaticare il cuore
  • riduce l’insorgenza di palpitazioni cardiache
  • aumenta il contenuto di emoglobina nel sangue
  • elimina la maggior parte delle emicranie e cefalee (il sangue arterioso affluisce in abbondanza nel cervello, restituendo l’elasticità ai capillari)
  • elimina le ipostasi venose delle gambe e degli organi addominali,
  • decongestiona il fegato, la milza, i visceri della parte bassa del ventre, la prostata e gli organi genitali;
  • porta sollievo al sistema digestivo e ai disturbi dell’evacuazione;
  • previene le varici e le emorroidi;
Sistema nervoso-cervello
  • rivitalizza i centri nervosi, regolando il metabolismo del sistema endocrino (ipofisi, ipotalamo /pituitaria, tiroide, pancreas)
  • favorisce e stimola le funzioni intellettive (memoria e la concentrazione) e la resistenza alla fatica;
Sensi
  • migliora la vista e l’udito;
Piano sottile Analogamente alle altre posizioni invertite, contribuisce ad aprire e modificare i percorsi pranici, intensificando l’espansione della capacità cerebrale di ricevere flussi intensi di energia e consapevolezza.

Aspetti anatomici

Il primo aspetto da evidenziare con chiarezza, ance allo scopo di evitare confusioni, concerne la colonna vertebrale. È sufficiente uno sguardo all’immagine (fig. l) per prendere atto di un’evidenza: le vertebre cervicali hanno dimensioni nettamente inferiori a quelle lombo-sacrali, nonché una conformazione diversa (rispetto alle vertebre sacrali hanno una mobilità maggiore, che nel caso di posizioni sulla testa rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Ne consegue che la loro capacità di sostenere il peso del corpo è drasticamente ridotta. In caso di sovraccarico, la lordosi cervicale corre la stessa tipologia di rischi della lordosi lombare, ma in modo più accentuato.
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. 1

Ne consegue che la pratica di śīrṣāsana, ad di là delle opinioni, è ad alto rischio se non sono messe in atto le dovute cautele e non è stata preceduta da un preventivo rafforzamento di tutta la muscolatura di sostegno, in particolare quella della testa e del collo (evidenziata in rosso in fig. m 1-2-3).

Posizione yoga śīrṣāsana
Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. m.1.2.3.

Posizione yoga śīrṣāsana

L’impegno muscolare, sia dei muscoli attivi che quelli di bilanciamento è particolarmente significativo, tenuto conto che si tratta di una postura opposta a quella normale.
Nella fase di sollevamento del corpo: sono attivi (agonisti) i muscoli splenio della testa e del collo, erettori della colonna vertebrale (lunghissimo, ileo costale e spinale), intertrasversari, interspinali e la cuffia dei rotatori (sovra spinato, sottoscapolare, sottospinato e piccolo rotondo).

Nella posizione statica finale: retto del capo anteriore e posteriori, lungo del capo e del collo (fondamentali per il bilanciamento delle articolazioni atlante-occipitale e atlante-assiale); ileopsoas, obliqui, retto addominale, diaframma pelvico, estensori del torace; serrato anteriore infraspinato;
sovraspinale, sottoscapolare; tricipiti delle braccia, grande adduttore, muscoli posteriori della coscia, vasti, gluteo massimo.

Posizione yoga śīrṣāsana

Fig. n

divisore fantasia geometrica

Considerazioni finali

In chiusura di questo lavoro, un illuminante pensiero di Svāmī Satyananda su śīrṣāsana offerto, insieme alla sua traduzione, come spunto di riflessione:

“It can give many benefits if it is done correctly. If it is done incorrectly, or by the wrong people, it can cause more harm than good. It is sometimes called the king or the best of all asanas. This is a slight overestimation for all asanas have their place. Śīrṣāsana alone is not sufficient to give perfect health. Although it will help very much it has to be supplemented by other asanas that have specific influences on other parts of the body. It is a combination of asanas and daily practice that brings overall good health; it is not one asana no matter how good it may be[33].”

“[Śīrṣāsana] porta molti benefici se praticata in modo corretto. Se praticata in modo scorretto o dalle persone sbagliate [non in possesso delle necessarie qualificazioni] può causare più danni che benefici. A volte è definita il re di tutte le āsana. Questa è una leggera sopravvalutazione, dal momento che tutte le āsana hanno una loro funzione. Da sola,  śīrṣāsana non è sufficiente a dare una salute perfetta. Anche se aiuterà molto, deve essere integrata da altre āsana che hanno influenze specifiche su altre parti del corpo. È la combinazione di śīrṣāsana con la pratica quotidiana che porta una buona salute generale; non una singola āsana, non importa quanto possa essere buona.”

Riferimenti bibliografici

Svātmārāma, Haṭhayoga Pradīpikā, Yoga publication trust, Bihar, 2013 pgg.363-368.
Gheraṇḍa, The Gheraṇḍa Saṃhitā, Bahadur Srisa Chandra Vasu, Delhi, 1986. Cap.3, 33-36 pg. 25
sadhana lo yoga come percorso di operativita integrale nellinsegnamento di sri svami sivananda
Il concetto di Qualificazione dell Apprendista nell’insegnamento Tradizionale
Dīkṣā दीक्षा Sampradāya सम्प्रदाय Paramparā परम्परा
Śrī Svāmī Sivananda, Practical lessons in Yoga, Eighth Edition: 1997
Śrī Svāmī Sivananda, Practice of yoga, DLS, Shivanandanagar, 2006
B.K.S. Iyengar, The path to holistic Health, DK, London, 2001. Pgg.138-43
B.K.S. Iyengar, Teoria e pratica dello Yoga, Mediterranee, Roma, 2003, pg. 53, 161-184
B.K.S. Iyengar, The illustrated Light on Yoga, Harper Colllins, New Delhi, 2005
Svāmī Satyananda Saraswati, Āsana, Prāṇāyāma, Mudra, Bandha, Yoga Pubblications Trust, Bihar, India, 2008.
Svāmī Satyananda Saraswati, Yoga and Kriya, Yoga publications Trust, Bhiar, 1981
A. Van Lysebeth, Imparo lo Yoga, Mursia, 2012
A. Van Lysebeth, I miei esercizi di Yoga, Mursia 1980.
A. Van Lysebeth, Perfeziono lo Yoga, Mursia, Milano, 1978
A. Van Lysebeth, J’apprends le Yoga, Parigi, 1968
A. Van Lysebeth, Yoga self taught, Allen-Unwin, New York, 1971
L. Kaminoff, Yoga Anatomy, Calzetti &Mariucci, 2010.
R. Long, The key poses of Hatha Yoga, OM ed., Bologna, 2013.

divisore fantasia geometrica

[1]fonte: http://www.dlshq.org/

[2]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/testi-della-tradizione/

[3]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/sadhana-lo-yoga-come-percorso-di-operativita-integrale-nellinsegnamento-di-sri-svami-sivananda/

[4]Per un approfondimento, vedasi : https://www.academia.edu/32682910/ALL_ABOUT_HINDUISM_By_SRI_SWAMI_SIVANANDA

[5]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/ahimsa-visto-contro-lo-sfondo-dello-spettacolo-del-mondo-di-oggi/

[6]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/

[7]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/wp-content/uploads/2019/02/5-पातञ्जलयोगसूत्राणि-Pātañjalayogasūtrani.pdf

[8]Tale affermazione, valida per la maggior parte dei praticanti, non ha valore assoluto: gli Yogi che hanno raggiunto uno stadio superiore della pratica sicuramente possono protrarre il tempo anche per ore, ma si tratta di casi rari.

[9]Serie Rishikesh: sarvangāsana सर्वाङ्गासन, halāsana हलासन, matsyāsana मत्स्यासन, paścimottānāsana पश्चिमोत्तानासन, bhujaṅgāsana भुजङ्गासन, śalabhāsana शलभासन, dhanurāsana धनुरासन, ardha matsyendrāsana अर्ध मत्स्येन्द्रासन, śīrṣāsana शीर्षासन, śavāsana शवासन.

[10]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/ardha-matsyendrasana/

[11]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/savasana/

[12]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/la-respirazione-yogica/

[13]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/pranayama/

[14]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/ayurveda-e-yoga-terapia/

[15]Nei testi di Yoga-terapia, naturalmente sono descritte pratiche con posizioni invertite utili per specifiche patologie, ma la tecnica in tal caso è sostanzialmente diversa, dovendo essere adattata alle condizioni specifiche della persona.

[16]L’elenco è indicativo e non esaustivo. In ogni caso sarà cura del Maestro, che avrà seguito l’allievo durante il suo percorso evolutivo, aver cura di accertarsi dell’assenza di controindicazioni e, se del caso, far richiedere un preventivo parere medico-specialistico.

[17]Ovviamente, nel caso di ginnasti o acrobati, assumere la posizione fisica sulla verticale è un fatto del tutto normale, ma si tratta appunto di ginnastica o acrobazia; lo Yoga è un’altra cosa.

[18]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/ardha-matsyendrasana/

[19]Ad esempio, quelli descritti nella pratica base, consultabile al link: https://loyogadellatradizione.com/sequenza-di-base/

[20]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/pranayama/

[21]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/pratyahara/

[22]Saṃyama संयम: “autocontrollo”,  i gradini superiori dello Yoga: dharāna, dhyāna e samādhi.

[23]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/asana-per-la-meditazione/

[24]Il Guru गुरु: “insegnante”. Fa parte dell’antico sistema di istruzione indiano, che mirava sia alla dimensione interiore che esteriore di una persona. Relazione insegnante-studente nella cultura indiana. L’insegnante, il Guru, l’ācārya [Maestro], era molto onorato ed era visto come la guida che aiutava gli studenti a sfuggire al buio dell’ignoranza e raggiungere la luce della conoscenza. La casa dell’insegnante era il centro dell’ācāryakula, il gurukula. Lo studente e l’insegnante hanno una relazione simbiotica e gli studenti sono stati trattati come membri della famiglia dell’insegnante. Fonte: Dharmashastra glossary.

[25]Brāhmamuhūrta ब्राह्ममुहूर्त. Il periodo di circa un’ora prima dell’alba.  In Agni Purāṇa, capitolo 155, viene chiesto di svegliarsi e praticare in questo momento speciale.

[26]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/asana-per-la-meditazione-vajrasana/

[27]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/la-respirazione-yogica/

[28]La posizione di appoggio, quindi del peso, verso la parte superiore della testa e quella maggiormente neutra rispetto alla colonna vertebrale; quindi con un’azione equilibrante tra la parte anteriore e quella posteriore del corpo. Alcuni autori suggeriscono come posizionamento ideale quello sul bregma (giuntura tra le suture coronali e sagittali, tra l’osso frontale le due ossa parietali) in questo caso però la posizione finale tende ad essere leggermente arcuata.

[29]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/diaframma/

[30]Da ākuñcana आकुञ्चन: piegare, curvare.

[31]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/ardha-matsyendrasana/

[32]Cfr: https://loyogadellatradizione.com/asana/savasana/

[33]Yoga and Kriya, op. cit., pg.607

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