Introduzione e premesse
Normalmente utilizziamo la parola āsana[1] per identificare indistintamente qualsiasi posizione Yoga. In realtà dobbiamo fare una distinzione di fondo tra le āsana vere e proprie, (legate al controllo del respiro – prāṇāyāma, al ritiro dei sensi – pratyāhāra e al processo meditativo –saṁyama, ovvero l’insieme di dhāraṇā, dhyāna e samādhi) e quelle, per così dire, preparatorie.
Come abbiamo già avuto modo di vedere (asana) la parola āsana identifica la postura seduta, da tenere a lungo, che risponda ai requisiti di stabilità e comodità (स्थिरसुखमासनम् sthirasukhamāsanam).
In questo contributo ci occuperemo delle principali āsana meditative, ovvero:
sukhāsana सुखासन
svastikāsana स्वस्तिकास
padmāsana पद्मासन
siddhāsana सिद्धासन
Note:
1 – Da tenere presente che nella letteratura, anche antica, le stesse posizioni hanno spesso nomi di āsana differenti; ovvero la stessa posizione può essere chiamata in vario modo.
2 – Pur non essendo normalmente annoverata tra le posizioni ‘meditative’, savāsana risulta comunque particolarmente utile ed efficace per i neofiti, soprattutto se utilizzata per le tecniche di ritiro dei sensi – pratyāhāra . Sulla base dell’esperienza acquisita negli anni, savāsana soddisfa i requisiti di base della stabilità e comodità; inoltre, essendo una posizione facile da assumere, non presenta controindicazioni.
Per un approfondimento, cfr. Savāsana.
Preparazione
- stabilità: la posizione deve essere mantenuta nella corretta postura e nell’assoluta immobilità;
- comodità: la posizione deve risultare confortevole, ovvero non deve generare fastidi o dolori di sorta; solo se la posizione è confortevole il sistema scheletrico, muscolare, nervoso e circolatorio possono trovarsi in una condizione di riposo e assenza di sforzo.
- durata: essendo funzionali a pratiche che si protraggono nel tempo (da diversi minuti a molte ore).
- scioglimento preventivo, utilizzando tecniche ed āsana appropriate[4].
- Incremento graduale e progressivo del tempo di mantenimento della posizione, iniziando da quelle più semplici (sukhāsana e vajrāsana) prima di affrontare quelle più complesse e impegnative (svastikāsana padmāsana e siddhāsana).
- La distribuzione equilibrata del peso corporeo a terra, da raggiungere mediante la consapevolezza delle parti del corpo interessate in ciascuna posizione.
- La verticalità della colonna vertebrale, ottenuta iniziando dalla corretta posizione del bacino (mediante movimenti di aggiustamento di antero e retroversione), dalla distensione della zona sacro-lombare (attraverso una leggera contrazione dei muscoli della cintura addominale[5]), della ziona dorsale (mediante allargamento delle spalle ed avvicinamento delle scapole) e cervicale (mediante arretramento del collo verso la zona posteriore).
- Il corretto posizionamento delle mani sulle cosce, verso le ginocchia, mantenendo le braccia rilassate, associato o meno a dei mudrā[6]
- La respirazione yogica[7] (respiro profondo, sottile e armonioso).
[1]आसन āsana n.: essere seduto, sedersi, postura rituale dello Yoga, dal verbo आस ās ‘sedere’, da cui al presente आस्ते āste, ‘sedersi’; da cui il verbo आसद् āsad , far sedere, sedersi vicino.
[2]Fonte di tutte le immagini di Śrī Svāmī Cidananda : sivanandaonline.org
[3]Citate ma non descritte (cap. V, 15-16).
[4]Si veda ,ad esempio: sequenza di base
[6]Vedi: mudra e bandha