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Alla scoperta degli Yogī nel mondo moderno!
Yogācārya Ananda Balayogi Bhavanani

Presentazione e premesse[1]

Un contributo illuminante sul significato profondo del termine Yogī, come punto di arrivo del percorso di purificazione e realizzazione costituito dalla Sādhana. Un messaggio positivo che indica la via del superamento delle differenze tra oriente ed occidente, fondendo ciò che di meglio ciascuna esprime. Il processo evolutivo, in ogni caso, deve mantenere saldo il legame con la Tradizione (Sanātana Dharma). Proseguendo la collaborazione con il Maestro, riportiamo qui di seguito la traduzione in italiano, seguita dal testo originale, ‘Discovering Yogīs in the ModernWorld!’, editoriale del numero di dicembre 2020 della rivista “Yogavani”(www.yogaiya.in), mensile dell’Associazione Yoga Indiana.

Riteniamo questo contributo di Yogacharya Ananda Balayogi Bhavanani particolarmente significativo per il tempo del Kaliyuga che stiamo vivendo, in quanto mette l’accento su un equivoco di fondo: la Via dello Yoga presuppone la ‘trasmutazione’ di colui che la percorre; trasmutazione che procede per gradi, fino all’Illuminazione. In assenza del processo di ‘trasmutazione’, non è lecito parlare di Yoga. Auto-definirsi ‘Yogī’ semplicemente perché sono state apprese a livello teorico alcune delle tecniche dello yoga è un’illusione verso sé stessi ed una mistificazione verso coloro ai quali ci presentiamo come tali. Certamente la diffusione planetaria di organizzazioni che rilasciano il diploma di ‘Insegnante Yoga’ non aiuta a fare chiarezza. Certificazioni sostanzialmente basate sulla verifica del solo apprendimento teorico di alcune tecniche, per quanto ineccepibili sotto il profilo ‘accademico’, hanno scarso se non nullo valore sostanziale sotto il profilo iniziatico. Tanto più quando l’apprendimento delle tecniche non viene impartito da uno Yogī qualificato, ovvero viene concesso senza preventiva verifica delle qualificazioni necessarie all’apprendista per poter intraprendere la Via.

Si tratta di un problema di fondo, comune a tutte le Vie iniziatiche tradizionali, che stanno subendo un processo di ‘profanazione’, ovvero di riduzione alla dimensione profana del loro originario, ed autentico Significato. È un problema che andrebbe affrontato con serietà, identificando, proponendo e mettendo in atto i meccanismi correttivi necessari. Intraprendere la Via dello Yoga senza assumersi la responsabilità di essere un Sādhaka lo riteniamo impossibile. Fregiarsi del titolo di ‘Insegnante Yoga’ senza essere un Sādhaka che sta compiendo la trasmutazione interiore oggi è possibile e di fatto avallato, ma non è detto che sia reale. La Via dello Yoga, come tutte le Vie conformi alla Tradizione, è fondata sul processo di purificazione, da perseguire con perseveranza, determinazione e distacco dalle passioni profane.

Eludere, come troppo spesso viene persino teorizzato e giustificato, il dovere della purificazione di per se vanifica tutto il percorso, porta invariabilmente fuori strada. Il paradosso, nel Kaliyuga, è assistere ad una proliferazione mai vista di ‘praticanti Yoga’, purtroppo associata ad una sempre maggiore penuria di SādhakaPresentazione e premesse[2],  JijñāsāPresentazione e premesse[3], di  Maestri-GuruPresentazione e premesse[4] realizzati, in grado di ricevere, salvaguardare e trasmettere l’insegnamento  tradizionale nella sua incontaminata purezza. Anche in questo caso facciamo riferimento alle fonti della Tradizione, di cui riportiamo una breve citazione, tratta da Livelli realizzativi e stati dell’essere nel percorso yogico.[5]

“Iniziamo con quelli formulati da Vyāsa nella Yoga-Bhāṣya (3.51):
“Ci sono, in realtà, quattro tipi di Yogīn: (1) Il prathama-kalpika; (2) Il mādhu-bhūmika; (3) Il prajñajyotiḥ; (4)  ’atikrānta-bhāvanīya.
Il primo [prathama-kalpika], è il neofita l’apprendista  allo stato iniziale della pratica, in cui la Luce inizia ad apparire.
Il secondo, [mādhu-bhūmika], è colui che possiede una conoscenza superiore, portatrice di Verità [che ha raggiunto la condizione di Rithamharā, portatore di verità].
Il terzo, prajñajyotiḥ, è colui che ha raggiunto il dominio sugli elementi e sui sensi, che preserva tutto ciò che è stato e deve essere conosciuto e posto in essere [la Luce della Sapienza].
Il quarto, atikrānta-bhāvanīya, è colui che trascendendo l’esistenza condizionata, oltre tutto ciò che deve essere compiuto, si proietta nella matrice primordiale, avendo come unico scopo portare la mente allo stato di latenza  nella Pradhāna [la causa prima della manifestazione] .”

Anche nella Bhagavadgītā, secondo l’interpretazione di FeuersteinPresentazione e premesse[6] da cui prendiamo spunto, troviamo descritti quattro stati dell’essere:
6.3. Per un saggio che desidera raggiungere lo Yoga, l’azione è detta essere il mezzo; per lo stesso saggio che ha raggiunto lo Yoga, l’inazione (la quiete) è detta essere il mezzo.
6.4. Quando un uomo non è attaccato agli oggetti dei sensi o alle azioni, avendo rinunciato a tutti i pensieri, allora si dice che egli ha raggiunto lo Yoga.
6.18. Quando la mente perfettamente controllata dimora nel Sé soltanto, libera dalla brama per gli oggetti del desiderio, allora si dice: “Egli è unito”.
2.56. Colui la cui mente non è scossa dalle avversità, che non ha bramosie per i piaceri e che è libero da attaccamento, paura ed ira, è chiamato un saggio dalla stabile saggezza.

Ulteriore descrizione, questa volta basata su tre livelli, è quella di Vijñānabhikṣu:
“Candidates for Meditation. Meditation is divided into three classes: the low, the medium, and the high.
(1) Ārurukṣu (one attempting to climb or rise to the steps of Meditation),
(2) Yuñjāna (one who is engaged in the practice),
(3) Yogārūḍha (one who has already risen to high Meditation).”Presentazione e premesse[7]

Con l’Auspicio che l’insegnamento di Yogacharya Ananda BalaYogī Bhavanani possa essere fruttuoso, stimolando una profonda riflessione e , soprattutto, renda consapevoli di qual è la Via per un effettivo e realizzativo percorso di ‘trasmutazione’ Yogīca.

Alla scoperta degli Yogī nel mondo moderno!
di Yogacharya Ananda Balayogi Bhavanani

“Il solo acquisto di un tappetino Yoga non ti rende uno Yogī” dice il mio alter ego “Gangsta Yogī” in un recente video di Youtube, in risposta alla tendenza moderna che si trova ovunque al giorno d’oggi.
La parola “Yogī” significa “Uno“, cioè colui che ha raggiunto lo “Stato di Yoga“, uno stato di unità. “Tasmad Yogī bhavarjuna” esalta Yōgēśvara Presentazione e premesse[8] Sri Kṛṣṇa nella Bhagavadgītā affermando che lo Yogī è più grande dell’asceta (tapasvī), più grande dell’empirista (jñānī) e più grande di colui che compie l’azione fruttifera (karmi). Uno “stato dell’Essere” elevato, quello in cui manifestiamo consapevolmente Samatvam e Stithaprajña in ogni momento della nostra vita.

Tuttavia, quando ci guardiamo intorno, sembra che chiunque si iscriva a un corso di Yoga possa definirsi uno Yogī.
C’era anche un articolo recente che diceva che “Coloro che praticano Yoga sono conosciuti come Yogī“. Rabbrividisco quando in così tante conferenze vedo gli oratori salire sul palco e intonare in modo molto spirituale, “Miei compagni Yogī e Yogīni!”.
Al massimo possiamo essere “Yogī in divenire” o “Aspiranti Yogī”. In tutta umiltà dobbiamo renderci conto che siamo sempre allo stato grezzo e di trasformazione e non ancora il prodotto finito. Secondo la Tradizione, tali aspiranti erano conosciuti come “Sādhaka“. Un Sādhaka è colui che sta percorrendo consapevolmente il sentiero dello Yoga attraverso una Sadhana dedicata e disciplinata, ovvero uno sforzo mirato e focalizzato sul sentiero verso la Realtà.

Decenni fa, Pujya Swamiji Gitananda Giri Guru Maharaj e Ammaji Yogacharini Meenakshi Devi Bhavanani stavano ritornando da un lungo viaggio attraverso il mondo e decisero di fare un elenco delle dieci personalità yogiche che avevano incontrato in quel lungo giro.
Alla fine dell’intero esercizio, è stato molto sorprendente scoprire che nemmeno uno dei primi dieci erano “Yogī praticanti” ! Viaggiare in tutto il mondo negli ultimi anni mi ha dato il privilegio di sperimentare sia le somiglianze che le dissomiglianze tra l’Oriente e l’Occidente. Sono cresciuto nella Modern Yoga Gurukula di Ananda Āśram a Pondicherry, in India ( www.rishiculture.in ) ed essendo stato in contatto con  studenti appartenenti a una moltitudine di nazionalità pensavo di sapere tutto su di loro.

Tuttavia, ora ho capito, è necessario sperimentare un delfino nell’acqua e non sulla terraferma se si vuole conoscerlo veramente.
Ho anche preso consapevolezza che abbondano anche molti squali! Ho anche avuto la possibilità di essere “aggiornato” su tutte le notizie sullo Yoga moderno grazie alle numerose riviste di Yoga che ci giungono da ogni parte del globo in cambio di Yoga Life, il meraviglioso diario mensile del nostro Āśram, ora nel suo 51° anno di pubblicazione sotto l’eccellente direzione di Ammaji.
L’impressione generale che si ricava dalla maggior parte delle riviste di Yoga è che l’Occidente sia interessato solo agli aspetti fisici dello Yoga o che lo consideri una fantasia che dura non troppo a lungo.

Tuttavia, le mie esperienze in Occidente sono state molto diverse! Ho scoperto che ci sono molti ricercatori sinceri che desiderano la “cosa reale” e alcuni che hanno assorbito lo Yoga nella loro stessa essenza.
In generale, gli indiani sembrano avere lo Yoga incorporato nei loro geni, che ne siano o  meno consapevoli. ‘Gratta’ qualsiasi indiano e dentro troverai uno Yogī nascosto. Tuttavia, diamo per scontato il nostro patrimonio culturale e non apprezziamo “ciò” che è proprio di fronte a noi. Ci manca il senso della disciplina e ricadiamo facilmente sulla stampella di “è il mio karma“. D’altra parte, trovo gli studenti occidentali di Yoga più disciplinati e capaci di una maggiore comprensione analitica intellettuale.

Tuttavia, sono ostacolati dalla mancanza di una tipica comprensione indiana della connettività universale e non hanno il vantaggio di concetti culturali che esistono [in India] da migliaia di anni.
In definitiva, un bravo studente trascende ogni barriera e ogni limitazione, e oggi ho studenti e membri della mia famiglia Gitananda Yoga meravigliosi da ogni angolo del globo. Alcuni anni fa sono stato invitato a presentare alla Conferenza Internazionale di Yoga Therapy negli Stati Uniti e ho avuto la possibilità di interagire con grandi insegnanti di Yoga americani come Larry Payne, Rama Jyothi Vernon e il preminente ricercatore Dr Sat Bir Singh Khalsa.
È stato anche un piacere incontrare le famose personalità dello Yoga come Mukunda Stiles e Amy Weintraub che sono straordinari esseri umani. Ho avuto una di quelle esperienze sorprendenti e molto speciali durante la prima presentazione del pannello quando Larry Payne, che doveva parlare, si è alzato e mi ha invitato a prendere il suo posto e condividere le mie opinioni.
Sono rimasto sbalordito da quel gesto magnanimo che non mi sarei mai aspettato in nessun posto al mondo, e stava accadendo proprio negli Stati Uniti! Larry ha posto le basi per una conferenza di successo con quel gesto sincero di cui farò tesoro per tutta la mia vita. Spero di poter fare lo stesso del mio meglio, in tutti i modi possibili.

Tutto sommato, posso descrivere la mia esperienza americana come un’esperienza magica che mi ha permesso di vedere che ci sono persone sincere sul percorso Yoga desiderose di vedere la grandezza dello Yoga.
Sono stato anche invitato come presentatore principale alla “Reunion in Yoga” – IYTA World Yoga Convention tenutasi a Sydney, in Australia nel 2010 e per il loro Giubileo d’Oro nel 2016, con centinaia di delegati che hanno partecipato da tutto il mondo.
Mi è anche piaciuto presentare il Keynote al SYTAR dello IAYT alcuni anni fa a Reston, Virginia, USA con colleghi fantastici tra cui il mio carissimo “Yoga Dada” Dr Dilip Sarkar, un membro a vita di IYA Queste sono state esperienze davvero adorabili – nelle quali incontrare e interagire così tante anime amorevoli che erano motivate dalla “cosa reale”. Ho incontrato tante persone meravigliose e l’amore, il rispetto e l’attenzione di tutti i partecipanti entusiasti ci hanno commosso.

È stata una gioia condividere con tali esseri umani e “Fai del tuo meglio e lascia [perdere] il resto” è diventata una parola familiare per tutti noi. Quello che ho capito da tutte queste esperienze è che ci sono Yogī e Yoga Sadhaka sinceri ovunque nel mondo, e che non dobbiamo etichettare l’Oriente o l’Occidente come buoni o cattivi. Invece dobbiamo lavorare per assorbire il meglio dell’Oriente e il meglio dell’Occidente in un vero equilibrio e integrazione yogica.

An illuminating contribution on the profound meaning of the term Yogī, as the point of arrival of the path of purification and realization constituted by the Sadhana. A positive message that indicates the way to overcome the differences between East and West, merging what each expresses best. The evolutionary process, in any case, must maintain a strong bond with the Tradition (Sanātana Dharma).

Articolo originale

An illuminating contribution on the profound meaning of the term Yogī, as the point of arrival of the path of purification and realization constituted by the Sadhana. A positive message that indicates the way to overcome the differences between East and West, merging what each expresses best. The evolutionary process, in any case, must maintain a strong bond with the Tradition (Sanātana Dharma).

Discovering Yogīs in the ModernWorld!

Editorial in the December 2020 issue of “Yogavani”  (www.yogaiya.in), the monthly of Indian Yoga Association.

Dr Ananda BalaYogī Bhavanani (Editor-in-Chief)

ritratto di ananda balayogi bhavanani

Just buying a Yoga mat does not make you a Yogī” says my alter ego “Gangsta Yogī” in a recent YouTube video in response to the modern trend found everywhere nowadays.
The word “Yogī” means “One” i.e. one who has attained to the “State of Yoga”, a Unitive State of Oneness. “Tasmad Yogī bhavarjuna” extols Yogeshwar Sri Krishna in the Bhagavadgītā stating that the Yogī is greater than the ascetic (tapasvī), greater than the empiricist (jnani) and greater than the fruitive worker (karmi). What an exalted, elevated “state of being”, one where we consciously manifest Samatvam and Stithaprajna in every living moment of our lives.
Yet, when we look around us, it seems like anyone who just signs up for a Yoga class can call themselves a Yogī. There was even a recent article that said matter of fact, “Those who practice Yoga are known as Yogīs”.

I cringe when at so many conferences I see speakers get up on stage and intone all so very spiritually, ‘My fellow Yogīs and Yogīnis!”. At the most we can be “Yogīns in the making” or ‘Aspiring Yogīns”. In all humility we need to realize that we are always a work in progress and not yet the finished product.
Traditionally, such aspirants were known as “sadhakas”. A Sādhaka is one who is mindfully walking the path of Yoga through dedicated and disciplined sadhana, or a purposeful, focused effort on the path to reality. Decades ago, Pujya Swamiji Gitananda Giri Guru Maharaj and Ammaji Yogacharini Meenakshi Devi Bhavanani were returning after a long world tour and decided to make a list of the ten-top Yogīc personalities they had met on that long tour.
At the end of the whole exercise, it was most surprising to find that not even one of the top ten were “practising Yogīs”!! Traveling all over the globe in recent years has given me the privilege of experiencing both the similarities and dissimilarities between the East and the West.

I grew up in the Modern Yoga Gurukula of Ananda Ashram at Pondicherry, India (www.rishiculture.in) and having been exposed to students belonging to a multitude of nationalities I thought I knew all about them.
Yet, I have now realized, one needs to experience a dolphin in the water and not on the dry ground if one is to know it truly.
I have also come to know that many sharks abound too! I have also had the chance to be “up to date” on all modern Yoga news thanks to the numerous Yoga journals that come to us from every part of the globe in exchange for Yoga Life, the wonderful monthly journal of our ashram that is now in its 51st year of publication under the excellent editorship of Ammaji.

The general impression one gets from most Yoga magazines is that the West is only interested in the physical aspects of Yoga or takes to it as a fancy that lasts not too long. I have however found that my experiences in the West have been quite different! I have found that there are many sincere seekers who desire the ‘real thing’, and some who have imbibed Yoga into their very essence.
Generally, Indians seem to have Yoga built into their genes whether they know of it or not. Scratch any Indian and you will find a Yogī hidden inside. However, we take our cultural heritage for granted and do not appreciate ‘that’ which is right in front of us. We lack a sense of discipline and easily fall back on the crutch of ‘it’s my karma’.
On the other hand, I find western Yoga students more disciplined and capable of greater intellectual analytical understanding.

Yet, they are handicapped by the lack of a typical Indian understanding of universal connective-ness, and don’t have the benefit of cultural concepts that have been around for thousands of years. Ultimately a good student transcends every barrier and every limitation, and I have wonderful students and members of my Gitananda Yoga family from every corner of the globe today.
A few years ago I was invited to present at the International Yoga Therapy Conference in the USA and had the chance to interact with great American Yoga teachers such as Larry Payne, Rama Jyothi Vernon and the pre-eminent researcher Dr Sat Bir Singh Khalsa.
It was also a pleasure to meet the famous personalities of Yoga such as Mukunda Stiles, and Amy Weintraub who are amazing human beings.

I had one of those very special astonishing experiences during the first panel presentation when Larry Payne, who was to speak, got up from the panel and invited me to come and take his place and share my views instead.
I was blown off my feet with that magnanimous gesture that I would have never expected anywhere in the world, and it was happening right here in the USA! Larry set the stage for a successful conference with that heartfelt gesture that I will treasure for my whole life.
I hope that I will be able to do the same my best in all ways possible. All in all, I can only describe my American experience as a magical one that enabled me to see that there are sincere people on the Yoga path willing to see the grandness of Yoga.

I was also invited to be major presenter at the “Reunion in Yoga”- IYTA World Yoga Convention held at Sydney, Australia in 2010 and for their Golden Jubilee in 2016 with hundreds of delegates attending from all over the world. I also enjoyed presenting the Keynote at SYTAR of the IAYT few years ago at Reston, Virginia, USA with amazing colleagues including my dearest “Yoga Dada” Dr Dilip Sarkar, a Life Member of IYA These were truly lovely experiences- to meet and interact with so many loving souls who were motivated by the ‘real thing’.

I met so many wonderful people and the love, respect and attentiveness of all the enthusiastic participants moved us greatly. It was a joy to share with such human beings and, ‘Do your best and leave the rest” became a household word for us all. What I have understood from all these experiences is that there are sincere Yogīs and Yoga Sadhakas everywhere in the world, and that we must not label the East or West either as good or bad. Instead we need to work on imbibing the best of the East and the best of the West in true yogic balance and integration.

divisore fantasia geometrica

[1]N.d.T. : per la corretta lettura dei termini in sanscrito, riportati secondo la codifica di traslitterazione IAST, fare riferimento a: il sanscrito lingua sacra traslitterazione e pronuncia

[2]Sādhaka साधक:—Colui che segue la disciplina spirituale, iniziato alla via della realizzazione: la sādhana.

[3]Jijñāsā जिज्ञासा: desiderio di conoscere, di acquisire la Sapienza, ricerca ( Rāmāyaṇa 1, 50, 23. 2. , Mahābhārata 2, 1158.)

[4]Guru गुरु: Maestro, precettore, guida spirituale, venerabile; ‘colui che disperde l’oscurità’, che toglie il velo che oscura la Luce.

[5]Tratto da: Yogasutra di Patañjali. Le fondamenta: Yama e Niyama, YCP. 2020, pg.448

[6]The Yoga Tradition,  pgg.7-8

[7]The Yogasārasaṁgraha of Vijñānabhikṣu, translated by Gangānātha Jhā, Theosophical publication fund, Bombay, 1894Yogasārasamgraha, Section II, The means of meditation, pg.32 (“Candidati alla la meditazione. La meditazione è suddivisa in tre livelli: basso, medio, alto.
(1) Ārurukṣu ( [आरुरुक्षु] colui che tenta di arrampicarsi, salire i gradini della meditazione),
(2) Yuñjāna (colui che è impegnato nella pratica),
(3) Yogārūḍha (colui che ha già raggiunto gli stati elevate della meditazione).” ).

[8]Yōgēśvara योगेश्वर:titolo dell’Essere Supremo, a

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